I cittadini europei chiedono la fine dell’allevamento in gabbia: audizione in parlamento

Chiesto alla Commissione europea di porre fine alla custodia degli animali d’allevamento in gabbie

Si è tenuta al Parlamento Europeo l’audizione pubblica organizzata congiuntamente dalla Commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale del Parlamento con la Commissione per le petizioni sull’iniziativa dei cittadini europei “End the Cage Age” con la quale si chiede alla Commissione europea di porre fine alla custodia degli animali d’allevamento in gabbie e di proporre una legislazione che cambi i sistemi di stabulazione e proibisca l’uso delle gabbie. Petizione che ha raccolto il sostegno di quasi 1,4 milioni di firmatari. Ora toccherà alla Commissione fornire un quadro legislativo adeguato per rispondere ai promotori.

Nell’ambito della discussione gli organizzatori dell’Iniziativa hanno presentato gli obiettivi, in particolare per porre fine all’uso delle gabbie per un certo numero di specie, tra cui galline ovaiole, conigli, polli, quaglie, anatre e oche, scrofe in stalla e nelle gabbie da parto e vitelli in gabbiette individuali. Invece di utilizzare le gabbie, si chiede all’UE di passare a sistemi alternativi, già esistenti, come stalle e sistemi biologici, free range o free farrowing, sottolineando inoltre che gli allevatori dovranno ricevere sostegno finanziario per passare ad un allevamento senza gabbie e che anche i prodotti importati da paesi non UE dovranno soddisfare gli standard dell’UE in materia di benessere degli animali.

Per valutare le alternative all’alloggiamento in gabbia, il Parlamento europeo ha commissionato uno studio agli esperti – biologi comportamentali e studiosi di animali – della Facoltà di medicina veterinaria dell’Università di Utrecht che hanno analizzato la letteratura scientifica disponibile e presentato un rapporto durante la discussione. I risultati evidenziano che certamente la fine dell’allevamento in gabbia ha effetti positivi sul comportamento e sul benessere degli animali, che in questo modo possono mostrare il loro comportamento naturale. Ad esempio polli e maiali sono onnivori e normalmente si nutrono, razzolano e beccano tutto il giorno: hanno bisogno di materiali in cui rovistare, come sabbia, paglia o trucioli di legno. Ma anche le nuove opzioni possono presentare nuovi rischi, come il propagarsi di malattie infettive e disordini fra i capi d’allevamento ad esempio la plumofagia, la tendenza dei volatili a beccarsi continuamente fra loro. Per questo, sottolineano i relatori, gli agricoltori dovranno ricevere adeguata formazione. I ricercatori hanno precisato che sono necessarie ulteriori ricerche nell’impatto ambientale, sociale ed economico tra l’allevamento in gabbia e le sue alternative. L’analisi presentata ha riguardato soprattutto scrofe e galline ovaiole. Infatti per alcune specie, come i vitelli, esistono poche alternative ai box individuali, si può solo migliorare la stabulazione con gabbie su piani diversi e ambienti più confortevoli. Per altre specie invece non ci sono alternative: per togliere dalle gabbie visoni, oche e anatre per la produzione del foie gras si può soltanto smettere di allevarli e vietarne l’importazione.

Ora serve una strategia condivisa, si dovrà trovare un punto di equilibrio tra le istanze delle associazioni animaliste e il mondo dell’agricoltura.

La Commissione europea promette una legislazione sul welfare animale entro il 2023. Il Commissario all’Agricoltura ha sottolineato che il benessere degli animali è al centro del Green Deal e della strategia Farm to Fork dell’UE, e che è stato chiesto che più soldi della politica agricola dell’UE vengano utilizzati per migliorare il benessere degli animali