Il bilancio europeo 2021-2027, il Next Generation EU e le risorse per la PAC

Rete rurale nazionale ha pubblicato il rapporto “Il bilancio europeo 2021-2027, il Next Generation EU e le risorse per la PAC”. Di seguito i principali riscontri.

Il QFP 21-27 ed il Next Generation EU

Il quadro finanziario pluriennale (QFP) dell’UE valido per il settennio 2021-2027, con un deficit di finanziamento rispetto al periodo precedente del 12% a causa della Brexit, definisce gli importi massimi annuali (i cosiddetti “massimali”) di cui l’Ue può disporre in settori diversi (le cosiddette “rubriche”) per un determinato periodo di tempo.

La pandemia da Covid-19 e la conseguente situazione di crisi venutasi a creare in tutta Europa, hanno spinto la Commissione a proporre un nuovo strumento temporaneo per riparare ai danni economici e sociali immediati: il Fondo per la ripresa economica (Next Generation EU, NextGEU), uno strumento per “creare un’Europa post COVID-19 più verde, digitale, resiliente e adeguata alle sfide presenti e future” con una dotazione pari a 750 miliardi di euro, (a prezzi 2018), di cui 500 miliardi da erogare sotto forma di sovvenzioni e 250 miliardi come prestiti.

Le risorse del Next Generation EU sono andate a sommarsi ad un Quadro Finanziario Pluriennale che prevede un impegno di 1.074,3 miliardi di euro (a prezzi costanti 2018) per il finanziamento di tutte le politiche europee nel settennio (risorse cosiddette ordinarie). Un totale di risorse, per il settennio 21-27, pari a 1.824 miliardi di euro (a prezzi 2018) e che rappresenta il più grande pacchetto finanziario messo in atto attraverso il bilancio dell’UE.

Le risorse PAC 2021-2027 e la transizione del biennio 2021-22

Il Quadro Finanziario europeo rappresenta il quadro di riferimento per il finanziamento dei programmi settoriali di tutte le politiche dell’Unione. Per il settennio 2021-2027, il Qfp destina alla Politica Agricola Comune un totale di risorse di 343,5 miliardi di euro (a prezzi 2018), dei quali circa 336,5 miliardi sono risorse cosiddette “ordinarie” suddivise, come visto, tra i cosiddetti primo e secondo pilastro e 7,5 sono risorse messe a disposizione (per il solo Sviluppo Rurale) dallo strumento NextGEU. Come noto le proposte legislative del 2018 per la riforma della PAC post 2020, prevedevano la sua adozione entro dicembre 2020 e l’entrata in vigore al 1 gennaio 2021. Queste scadenze non sono state rispettate (da parte delle istituzioni europee – triloghi); i negoziati in corso dovrebbero portare ad un accordo decisivo entro l’estate 2021 così da poter confermare la definitiva entrata in vigore della PAC post 2020 al 1° gennaio 2023.

Lo scorso 1° gennaio è entrato in vigore il regolamento (UE) 2020/2220 del 23 dicembre 2020, cosiddetto regolamento transitorio, attraverso il quale vengono stabilite alcune “disposizioni transitorie” della PAC per gli anni 2021 e 2022. Il regolamento ufficializza il sostanziale “prolungamento” dell’attuale periodo di programmazione 14-20, in attesa dell’avvio della nuova Pac, che riguarderà il periodo 1° gennaio 2023 – 31 dicembre 2027.Il periodo di transizione è funzionale alla conclusione dell’iter di approvazione del quadro normativo della futura Pac, ancora in fase di negoziato tra il Parlamento europeo ed il Consiglio, e quindi all’elaborazione dei Piani Strategici Nazionali (PSN), e serve a garantire il sostegno agli agricoltori e agli altri beneficiari, utilizzando fondi della nuova programmazione ma attraverso l’applicazione delle norme dell’attuale quadro normativo (programmazione 2014-2020).Il regolamento (UE) 2020/2220 stabilisce, come detto, alcune disposizioni transitorie relative al sostegno della Pac (I e II Pilastro) modificando i relativi regolamenti del 2013. Per quanto attiene allo Sviluppo Rurale ha modificato il regolamento (UE) n. 1305/2013, prorogando il periodo di durata dei programmi (PSR) fino al 31 dicembre 2022 dando agli Stati membri la possibilità di finanziare i loro programmi attingendo alla corrispondente dotazione di bilancio per gli anni 2021 e 2022. Per l’Italia si tratta di un ammontare di risorse di circa 3 miliardi di euro (che considerando il cofinanziamento nazionale arriverebbero a circa 6 miliardi di spesa pubblica totale) a cui vanno a sommarsi gli oltre 900 milioni provenienti dallo strumento “Next Generation EU”, che l’Italia non cofinanzierà con risorse nazionali. Si tratta quindi di un totale di circa 4 miliardi di euro di risorse FEASR a disposizione dei PSR, da impegnare in questi due anni e da “spendere” pertanto entro il 31-12-2025 (regola N + 3).

Ripartizione delle risorse

La ripartizione di queste risorse a livello dei singoli Programmi regionali/provinciali è tuttora oggetto di discussione in sede di Conferenza Stato-Regioni, nell’ambito della quale sono emerse posizioni divergenti in merito ai criteri di ripartizione da adottare e ciò sta rallentando la loro designazione. Tema abbastanza delicato, il riparto dei fondi, vede, da un lato, un gruppo di Regioni che sostiene una ripartizione dei fondi basata sulla storicità della spesa, cosiddetto “criterio storico” adottato per la ripartizione dei fondi FEASR ad inizio programmazione 2014-2020 (Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sicilia e Umbria); dall’altro, un gruppo Regioni, comprese le due Province Autonome, che vorrebbero adottare il nuovo “criterio oggettivo” basato sulla ponderazione di cinque elementi oggettivi: la SAU, la superficie forestale, il numero di aziende agricole, la produzione lorda vendibile e la popolazione delle aree rurali classificate come area C e D. Giungere al più presto ad una intesa per il riparto delle risorse del periodo “transitorio 21-22” è altresì urgente poiché, per poter essere utilizzate, le Autorità di Gestione devono presentare alla Commissione Europea una richiesta di modifica dei programmi di sviluppo rurale che, salvo eventuali deroghe, deve avvenire entro il primo maggio prossimo. Nel modificare i Programmi dovrà essere rispettato il “principio di non regressione”, in base al quale le AdG dovranno destinare alle misure particolarmente benefiche per l’ambiente e il clima una quota di risorse aggiuntive almeno pari a quella prevista nei PSR attualmente in vigore.

Per quanto attiene alle Misure con impegni pluriennali (agro-ambiente-clima: M10; agricoltura biologica: M11; benessere animale: M14), a partire dal 2021 potranno essere assunti nuovi impegni con una durata che può andare da 1 a massimo 3 anni. Tuttavia, in base alla natura degli impegni e agli specifici obiettivi climatico-ambientali perseguiti, ovvero in caso di obiettivi ambientali rilevanti, è prevista la possibilità di derogare tale durata prevedendo un periodo di impegno anche superiore ai 3 anni. Mentre, dal 2022 per gli impegni già in essere dopo la fine del periodo iniziale può essere concessa una proroga che non può andare oltre un anno. Per quanto attiene alle risorse NextGEU, almeno il 37% di queste deve essere destinato a misure particolarmente benefiche per l’ambiente e il clima, al benessere degli animali (misure che contribuiscono alla “transizione ecologica”), e al Leader:

 a) agricoltura biologica;

b) mitigazione dei cambiamenti climatici e adattamento ad essi, compresa la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra prodotte dall’agricoltura;

c) conservazione del suolo, compreso l’aumento della fertilità del suolo mediante sequestro del carbonio;

d) miglioramento dell’uso e della gestione delle risorse idriche, incluso il risparmio di acqua;

e) creazione, conservazione e ripristino di habitat favorevoli alla biodiversità;

f) riduzione dei rischi e degli impatti dell’uso di pesticidi e antimicrobici;

g) benessere degli animali;

h) attività di cooperazione Leader.

Almeno il 55% delle risorse deve essere attribuito a misure che promuovono l’innovazione e la transizione digitale, ed a misure dirette allo sviluppo economico e sociale nelle zone rurali, vale a dire: investimenti in immobilizzazioni materiali, sviluppo delle aziende agricole e delle imprese, sostegno a servizi di base e al rinnovamento dei villaggi nelle zone rurali, cooperazione:

a) filiere corte e mercati locali;

b) efficienza delle risorse, compresi l’agricoltura di precisione e intelligente, l’innovazione, la digitalizzazione e l’ammodernamento dei macchinari e delle attrezzature di produzione;

c) condizioni di sicurezza sul lavoro;

d) energie rinnovabili, economia circolare e bioeconomia;

e) accesso a tecnologie dell’informazione e della comunicazione di elevata qualità nelle zone rurali.

Fonte: reterurale

In sostanza le risorse aggiuntive derivanti dallo strumento NextGEU dovranno essere indirizzate verso interventi che contribuiscono ad una ripresa economica resiliente, sostenibile e digitale in linea con il GreenDeal europeo. La restante parte, l’8% del totale, è evidentemente destinata ad incrementare le risorse finanziarie disponibili sulle attuali Misure previste nei PSR.

Fonte: Rete Nazionale Rurale