Il cibo al tempo del Covid-19

Gli effetti della pandemia sono trasversali a tutti gli aspetti della vita quotidiana. A darne conto è il nuovo studio che l’Engage Minds HUB, il centro di ricerca dell’Università Cattolica, sta portando avanti con un’azione sul campo che per tematiche e argomenti sta cercando di mappare l’impatto del Covid sulle abitudini e sui consumi in senso lato degli italiani.

Si tratta di un lavoro diretto dalla docente Guendalina Graffigna, ordinario di Psicologia dei consumi e della salute impegnata a studiare i comportamenti della popolazione in tempi di pandemia, gli strascichi e i cambiamenti indotti dall’emergenza sanitaria di questo anno e mezzo. «Il Covid-19 ha impattato anche sulle nostre abitudini alimentari: quasi tre quarti dei consumatori, il 74% per la precisione, afferma di aver mutato la propria routine a tavola nel corso di questo anno e mezzo di pandemia — spiega Guendalina Graffigna—. E questo a cominciare dai pasti in casa, visto che negli ultimi mesi, secondo le elaborazioni del nostro centro, il 63% della popolazione italiana ha incrementato il consumo di cibi cucinati tra le mura domestiche».

In una fase di vita così colma di rischi e di incertezze, il cibo sembra diventare fonte di rassicurazione, tanto che – come emerge dall’analisi della Cattolica – il 53%degli italiani dice di aver incrementato il consumo di prodotti ‘sani’ e il 40% di aver intrapreso una dieta più variegata. «Tra i cibi che forniscono al consumatore un senso di maggior sicurezza spiccano quelli a base di prodotti biologici – sottolinea la professoressa Graffigna—. Proprio su questi prodotti il nostro centro di ricerca ha realizzato recentemente un focus nell’ambito del progetto Omic-Eng dell’Università Cattolica. Dall’analisi dei nostri dati c’è la conferma di una tendenza di questi ultimi anni secondo la quale il consumo biologico è ormai ampiamente uscito dalla fase di nicchia, tanto che l’82% dei cittadini dichiara consumi alti o medi di alimenti ‘bio’, e solo il 18% rivela di acquistarli raramente».

Ma lo studio dell’Engage Minds HUB va più a fondo. E se da un lato svela che il 72% dei cittadini italiani conosce almeno una delle certificazioni vigenti in Italia nel campo degli alimenti biologici, di particolare interesse risulta l’analisi delle motivazioni che spingono i consumatori a scelte ‘bio’. «Sono un senso di sicurezza e di fiducia che muove il 68% degli italiani ad acquistare questi prodotti, ma una quota quasi altrettanto elevata, il 64%, coglie negli alimenti biologici una maggiore qualità», prosegue la docente della Cattolica. Non mancano aspetti più sociali, visto che sempre il 64% degli intervistati attribuisce alle produzioni biologiche un minore patto ambientale, e il 62% le ritiene più etiche. «È evidente a tutti come la pandemia abbia cambiato le nostre abitudini e come ciò sia accaduto in diversi ambiti del nostro vivere quotidiano – commenta —. Va tuttavia sottolineato che i comportamenti alimentari sono particolarmente importanti, perché legati ai nostri stili di vita e al nostro benessere; saperli gestire è dunque essenziale. Per questo, sin dal marzo 2020, il nostro centro di ricerca ha attivato un monitor continuativo sull’impatto di Covid-19 sulle nostre vite proprio per fornire da un lato chiavi di interpretazione scientificamente fondate su ciò che ci stava e ci sta accadendo e, dall’altro, per garantire suggerimenti finalizzati a riorientare quei comportamenti che dovessero risultarci sfavorevoli».

Fonte: articolo di Nicola Arrigoni sul quotidiano La Provincia di Cremona del 10/10/21