Il Dunas: rilasciare subito l’acqua dagli invasi alpini!

CREMONA La condizione di grave crisi idrica non accenna al miglioramento nonostante gli eventi meteorici degli ultimi giorni. Infatti, le precipitazioni hanno interessato il nostro territorio solo in modo parziale e isolato e non si sono concentrate in modo significativo sui bacini di alimentazione dei grandi laghi prealpini di Como e d’Iseo. Nonostante un lieve rallentamento dello svuotamento, la prospettiva ancora oggi realistica consiste in una disponibilità di risorse per circa 10-15 giorni. Attualmente le derivazioni dai laghi si attestano circa all’80% mentre le erogazioni alle utenze dei nostri Consorzi raggiungono valori inferiori poiché risentono ancora in modo significativo della condizione iniziale di estrema aridità degli alvei di canali e rogge, da cui deriva la riduzione delle consegne. Dopo una settimana di stabilità, i laghi di Como e Iseo sono destinati a calare di circa 5 cm al giorno. Con gli attuali livelli pari, rispettivamente, a 42 cm e 41 cm, si prevede che lo zero venga raggiunto nei prossimi 10 giorni con conseguenti ulteriore riduzione delle disponibilità e inevitabile avvicinamento delle soglie critiche di totale esaurimento delle scorte idriche. Una situazione senza precedenti per la nostra storia recente, bruciati tutti i minimi storici, nemmeno le siccità del 1976 e del 2003 sono state così drammatiche. Siccità perdurante da mesi cui i consorzi hanno preso l’unica misura possibile per contrastarne gli effetti, ovvero ritardare il più possibile l’immissione primaverile delle acque nei canali per conservarla nei laghi, azione supportata anche da Regione Lombardia che grazie all’utilizzo di una prima deroga alle norme sul deflusso minimo vitale (la quantità di acqua che deve obbligatoriamente essere lasciata nei fiumi) ha consentito di portare i laghi a una percentuale di riempimento del 70%. Questo ci ha permesso di poter distribuire l’acqua per la prima fondamentale irrigazione a gran parte del territorio, anche se con evidenti situazioni difficili legate all’estrema aridità dei canali. Ad oggi sono ancora molte le zone che soffrono di un forte deficit idrico a causa della lunghezza della rete irrigua o perché alimentate da fontanili e coli che sono ancora privi d’acqua. Nella seduta del 9 giugno scorso Regione Lombardia ha approvato una nuova deroga al DMV (deflusso minimo vitale). In realtà, malgrado i buoni propositi, questa deroga è, ad oggi, sostanzialmente inapplicabile per i fiumi regolati quali l’Adda e l’Oglio. Purtroppo questa tipologia di deroga con tutti i vincoli connessi, impedisce di ottenere lo stesso risultato che è stato raggiunto dalla deroga del mese scorso: e questo semplicemente perché in quella occasione gli interessi di tutti coincidevano e cioè l’obiettivo era tenere acqua nel lago. Nella deroga appena approvata l’obiettivo è quello di derogare solo in caso di ulteriore riduzione di derivazione cosa che in stato di criticità attuale vuol dire esercitare la deroga quando sarà troppo tardi! È evidente la mano di chi vuol soddisfare altri interessi rispetto alla situazione di criticità del mondo agricolo.

Inoltre, affinché possa essere concessa la deroga, devono essere soddisfatte delle condizioni che contrastano con le logiche idrauliche dei due fiumi. È di fatto sconcertante come in una situazione di eccezionalità non vengano adottate misure di pari rilievo, ma si debba tenere conto ancora delle solite logiche amministrative e di sistema che ad oggi non si sono rivelate particolarmente utili. Sarebbe sufficiente una norma semplice che stabilisca un automatismo immediato e soprattutto tempestivo per introdurre le necessarie misure di mitigazione agli effetti della siccità, anziché aspettare un provvedimento specifico con un dedalo di articoli di 15 pagine e due allegati di regole inapplicabili e dunque, pertanto inutili. La tempestività è l’elemento che è mancato in questi mesi: avremmo dovuto cominciare a derogare ai primi sospetti di siccità, una volta stabilito il livello estremamente ridotto delle riserve di neve, da allora si doveva già agire per riempire il piu possibile i laghi, probabilmente oggi avremmo la quantità necessaria per chiudere la campagna irrigua: questo è quanto dobbiamo imparare per non trovarci i prossimi anni nella medesima situazione visto che l’andamento climatico sembra oramai volgere a periodi caratterizzati da scarse precipitazioni di acqua e di neve. A questo si aggiungano le affermazioni del massimo esponente dell’Autorità di Bacino Distrettuale del fiume Po, Meuccio Berselli, che in un recente intervento ha paventato l’intervento della Protezione Civile affinchè i territori a monte del fiume Po (tra i quali ci siamo noi!) rilascino acqua a favore di quelli che stanno a valle (emiliani e veneti). Un principio di solidarietà, sussidiarietà che non rinneghiamo e sui cui si basa l’agire di tutti i consorzi irrigui e di bonifica. Però, ci si domanda perché tutti gli anni venga riproposto lo stesso ragionamento: togliere acqua ai nostri territori che già ne hanno poca, ma che possiedono diritti da centinaia di anni, e grazie ai quali i nostri padri hanno costruito una rete irrigua senza pari in Europa: il canale Vacchelli, ne è uno stupendo esempio! E invece non si pensa a fare un grande progetto di ristrutturazione dell’asta del Po, partendo dal semplice ammodernare gli impianti di sollevamento, abbassandone la quota di prelievo per arrivare a un serio piano di bacinizzazione del Po che probabilmente risolverebbe gran parte dei problemi legati alla ripartizione dell’acqua lungo tutto il fiume: nonostante questa sia la crisi idrica peggiore degli ultimi 70 anni si fa ancora fatica ad utilizzare la parola bacinizzazione e questo riguarda tutti gli attori del mondo della bonifica e della gestione della risorsa acqua. Concludo con l’unica cosa che serve in questo momento e che ci consentirebbe di avere maggiori speranze di continuare la campagna irrigua: immediato rilascio dell’acqua stoccata negli invasi alpini. Vi è una interlocuzione tra Regione Lombardia e Terna affinché venga rilasciata l’acqua, equivalente a 20 centimetri di lago, attualmente stoccata negli invasi alpini. Ricordo che tale azione non sarebbe una gentile concessione delle ditte idroelettriche al mondo agricolo, ma altresì dovrebbe essere un obbligo previsto da una legge che prevede che dopo l’uso umano, quello agricolo è prioritario su qualsivoglia altro uso dell’acqua. Ma le regole di un sistema, nato in abbondanza di acqua, oggi impediscono tale approccio ed è dunque necessaria una interlocuzione politico-istituzionale che spero si risolva celermente e soprattutto positivamente per il mondo agricolo.

Nell’immagine: Alessandro Bettoni, Presidente del Consorzio di Bonifica Dugali Naviglio Adda-Serio