Il punto sulla nuova PAC

Dopo che il Parlamento Europeo e il Consiglio hanno concordato la loro posizione negoziale sul futuro della PAC, rispettivamente il 23 e 21 ottobre 2020, la Commissione Europea rende noto che è iniziato il primo trilogo sulla riforma della PAC. A rappresentare la commissione sono il Vicepresidente Esecutivo Frans Timmermans e il Commissario per l’Agricoltura Janusz Wojciechowski. I tre organi dell’Unione hanno quindi adesso l’opportunità di presentare le loro posizioni sugli elementi chiave di tutti e tre regolamenti: piani strategici, orizzontale e il regolamento di modifica relativo all’organizzazione comune dei mercati (ocm).

L’obiettivo è concordare una politica agricola comune che non solo risponda efficacemente alle maggiori aspettative della società in termini di azione per il clima, protezione della biodiversità, sostenibilità ambientale e reddito equo per gli agricoltori, ma anche al bisogno di maggiore competitività dell’intero settore, raggiungibile attraverso investimenti in tecnologia, ricerca e digitalizzazione.

Facciamo una breve digressione: nel giugno 2018 la Commissione ha presentato le sue proposte per una futura PAC, introducendo un approccio più flessibile, basato sulle prestazioni e sui risultati, che tiene conto delle condizioni e delle esigenze locali, aumentando al contempo le ambizioni a livello dell’UE in termini di sostenibilità. All’interno delle proposte sono state presentate le principali novità, che si possono riassumere in 4 punti:

  1. una nuova governance, necessaria a gestire la programmazione unitaria del I e del II pilastro, rispettivamente aiuti diretti e sviluppo rurale, che si realizza attraverso la predisposizione del Piano strategico della Pac;
  2. un nuovo approccio, che sposta l’attenzione dalla compliance, vale a dire dalla conformità dei singoli beneficiari a regole dettagliate, alla performance, cioè alla conformità ai risultati ottenuti da ciascuno Stato membro. Il nuovo approccio si concretizza attraverso la predisposizione di obiettivi, target intermedi e indicatori;
  3. una maggiore sussidiarietà, vale a dire il riequilibrio delle responsabilità tra UE e Stati membri per garantire una maggiore attenzione alle specificità locali: l’UE fissa i parametri di base che gli Stati membri dovranno adattare alle esigenze locali identificando i fabbisogni, fissando la strategia di intervento, curandosi dell’implementazione del Piano strategico e dell’efficacia della sua attuazione;
  4. la semplificazione, che mira a ridurre gli oneri amministrativi per tutti i soggetti coinvolti.

Ma ritorniamo al presente, quando, durante la Assemblea Plenaria del Parlamento Europeo, la posizione approvata, frutto dell’alleanza tra i tre principali gruppi di maggioranza, si allinea con quella del Consiglio, dando via ai negoziati a tre con la Commissione. Protagonista la fonte principale di aiuti del settore primario in Europa, la Nuova PAC, che entrerà in vigore dal 2023 dopo due anni di regolamentazione transitoria, dal momento che le attuali regole in vigore scadranno il 31 dicembre 2020. 

In breve i punti sui quali le posizioni del Consiglio e del Parlamento europeo si sono allineate.                        

Nell’ottica di un raggiungimento degli obiettivi climatici, il Parlamento vuole vincolare gli agricoltori europei a pratiche più rispettose del clima e dell’ambiente. Almeno il 30 % degli aiuti diretti (il primo pilastro della PAC) andrà destinato a regimi ecologici volontari. Su questo, il Parlamento si spinge più in là del Consiglio dell’UE che il 21 ottobre aveva fissato la percentuale da attribuire agli eco-schemi, tra cui si includono pratiche come agricoltura di precisione, agroforestale e agricoltura biologica, al 20%. Inoltre, i deputati intendono dedicare almeno il 35% del secondo pilastro della PAC (sviluppo rurale) a qualsiasi tipo di misura legata al clima o all’ambiente. Inoltre, almeno il 30% dei finanziamenti dell’UE dovrebbe sostenere gli agricoltori per la lotta al cambiamento climaticola gestione sostenibile delle risorse naturali e la tutela della biodiversità.

I governi nazionali dovranno redigere periodicamente dei Piani Strategici, da sottoporre alla lente della Commissione, in cui definiranno le modalità con cui intendono incontrare gli obiettivi dell’Ue in materia di sostenibilità. La Commissione, viene specificato, dovrà valutare i risultati raggiunti dagli Stati, e non soltanto la loro conformità alle norme dell’UE. 

La posizione adottata dal Parlamento riduce i pagamenti diretti annuali agli agricoltori al di sopra dei 60mila euro e ne fissa il massimale a 100mila. Nell’ottica di salvaguardare le piccole aziende, almeno il 6% dei pagamenti diretti nazionali dovrebbe servire a sostenere le aziende agricole di piccole e medie dimensioni, e gli Stati dovrebbero avere la possibilità di destinare almeno il 2% delle dotazioni per i pagamenti diretti a sostegno dei giovani agricoltori.

Il Parlamento ha chiesto inoltre maggiori tutele per gli agricoltori in casi di difficoltà e che la riserva per le crisi, prevista proprio per aiutare gli agricoltori in caso di instabilità dei prezzi o dei mercati, sia convertita in uno strumento ad hoc dotato di un proprio bilancio specifico. Infine, l’emiciclo ha chiesto rafforzare il regime sanzionatorio per chi non è in linea con gli obiettivi Ue, portando dal 5 al 10% sul totale dei pagamenti l’importo delle sanzioni previste nei confronti degli Stati membri che non rispettano i requisiti dell’Ue in materia di ambiente, benessere degli animali o qualità degli alimenti.

E il bilancio? la presidenza tedesca di turno del Consiglio ha confermato che è stato raggiunto l’accordo politico tra Parlamento europeo e Consiglio sul bilancio della Ue per il periodo 2021-2027. L’intesa, che dovrà essere formalizzata nelle prossime settimane, consentirà anche di spendere le risorse finanziarie del “Next Generation Eu” – che ammontano a 750 miliardi di euro – a partire dalla prossima primavera. Per quanto riguarda l’agricoltura, il bilancio 2021-2027 prevede nel complesso una dotazione di circa 258 miliardi di euro per i pagamenti diretti della Pac e per le misure di gestione dei mercati. Ai programmi per lo sviluppo rurale andranno 77 miliardi di euro, a cui vanno aggiunti ulteriori 7,5 miliardi previsti nel quadro del “Next Generation Eu”. Complessivamente 342,5 miliardi.