Il taglio dei fitofarmaci incombe sull’agricoltura

Sono settimane decisive per il dibattito Ue sul regolamento sull’uso sostenibile dei fitofarmaci. Il confronto a livello tecnico in corso in questi giorni, con incontri tra esperti nazionali e Ue, è essenziale a formare una visione politica sul tema.

La proposta della Commissione, ricordiamo, trasforma in regolamento quello che prima era una direttiva, con il risultato di rendere più stringenti le nuove norme.

L ’Italia, secondo i calcoli della Commissione Ue, dovrebbe ridurre l’utilizzo di fitofarmaci del 62% entro il 2030. La proposta di regolamento è accompagnata da una valutazione di impatto che elude però alcune questioni centrali, come gli effetti sulla produttività dell’agricoltura europea. Che, secondo gran parte del mondo agricolo, sarebbero invece moto pesanti. Sarà possibile modificare queste norme che sembrano estremamente penalizzanti? Cambiare l’algoritmo proposto dalla Commissione, che dà all’Italia un target di riduzione del 62%, è una delle ipotesi sul tavolo, ma non è facile trovare equilibrio tra le diverse posizioni degli Stati a colpi di derivate.

Un’altra ipotesi è rivedere il target a livello Ue del 50%. Conoscendo il modo di ragionare della Commissione, è una strada impraticabile perché il target obbligatorio del 50% è diventato una bandiera per l’Esecutivo von Der Leyen.

Infine, terza strada, guadagnare tempo: spostare l’obiettivo oltre il 2030 facendo leva su cause come la guerra e le condizioni meteo sempre più difficili. Un accordo politico tra le istituzioni Ue sul regolamento sui fitofarmaci, che passerà dalla Commissione ambiente nell’Europarlamento e dai ministri dell’agricoltura in Consiglio Ue, deve essere finalizzato entro fine 2023, sotto presidenza spagnola. Dopo si entrerebbe in periodo elezioni europee, fase in cui – l’esperienza insegna – poco si muove e quel poco non ha le caratteristiche divisive che invece il dossier agrofarmaci ha.

Tratto dall’articolo pubblicato su L’Informatore Agrario n. 29/2022