Impossible foods: “Elimineremo l’industria della carne e del pesce entro il 2035”

“Liberiamoci delle mucche”. Ecco come ha esordito Patrick Brown, fondatore e amministratore delegato della società Impossibile Foods (Cibi impossibili), in un’intervista al Guardian. “Intendo mettere fuori servizio l’industria dell’allevamento degli animali. Non perché ce l’abbia con le persone che vi lavorano, ma perché è l’industria più distruttiva sulla faccia della Terra”.

Patrick Brown CEO Impossible foods

L’obiettivo dell’Impossible Foods

L’obiettivo è ambizioso: eliminare l’industria della carne e del pesce entro il 2035. Ma come? Al posto degli allevamenti di bovini, ovini, suini, polli, pesci e di ogni altra specie animale, gli scienziati e i tecnici della sua compagnia vogliono creare sostituti basati su piante in ogni regione del mondo.

L’ex-docente di biochimica alla Stanford University, ha fondato la sua azienda nel lontano 2011, attirando 1 miliardo e 300 milioni di dollari di investimenti, fra cui spiccano importanti nomi del mondo dello spettacolo come Il rapper Jay Z, la cantante Katy Perry e la campionessa di tennis Serena Williams. Il prodotto più venduto della compagnia, Impossibile Burger, è venduto (e mangiato) in migliaia di ristoranti negli Stati Uniti, a Hong Kong e a Singapore, tra cui 7 mila Burger King, oltre che in numerosi supermarket.

I principali ostacoli

Ci sono però tre ostacoli che Brown deve ancora superare. Il primo riguarda i costi, infatti, due chilogrammi dei suoi hamburger costano circa 60 dollari. Questo fattore potrebbe già essere in via di risoluzione, in quanto questa settimana è stato annunciato un taglio del 15% del prezzo e nuove tecniche, insieme a un progressivo allargamento del mercato, promettono di ridurlo ulteriormente.

Il secondo ostacolo è convincere le varie agenzie preposte sulla qualità e sulla non nocività dei propri prodotti. Molte agenzie per gli standard alimentari, come per esempio quella britannica, non ne hanno autorizzato il commercio richiedendo ulteriori studi sul suo processo di lavorazione. Anche un’organizzazione ambientalista come Friends of the Earth ha espresso timori che il procedimento per produrre leghemoglobina di soia, ribattezzata “sangue vegetale”, non sia stato sperimentato a sufficienza.

Il terzo problema è legato all’opinione pubblica e alla tradizione culinaria. Infatti, come riporta un sondaggio dell’anno scorso di YouGov negli Usa, due terzi degli adulti americani si identificano ancora come “mangiatori di carne”, e che gli hamburger di bovino vincano su quelli artificiali nei test per il gusto migliore.

Sostanziali differenze fra la carne e i suoi succedanei

Da un punto di vista nutrizionale, questi succedanei sono una miscela di ingredienti vegetali scelti per simulare la consistenza e il sapore della carne ma le proteine in essi contenute, in quantità più o meno simile, e che derivano da piselli, soia o altri vegetali, non hanno la stessa composizione amminoacidica della carne, e quindi lo stesso valore nutrizionale e funzione. Questo vuol dire che se anche i succedanei della carne e la carne hanno valori simili nella tabella nutrizionale, ben diversa è la realtà biologica e quindi nutrizionale, infatti tutti gli alimenti di origine animale, diversamente dagli alimenti di origine vegetale, hanno proprietà nutrizionali insostituibili per l’accrescimento dei tessuti, per riparare e o sostituire le cellule usurate e per costruire sostanze regolatrici-protettive (enzimi, ormoni, anticorpi ecc.).

Per saperne di più leggi: L’abito non fa il monaco, ma aiuta: la denominazione forviante dei succedanei della carne