Innovazione agroalimentare: boom di startup agrifood sostenibili

Secondo i dati raccolti dalla ricerca dell’Osservatorio Food Sustainability della School of Management del Politecnico di Milano, presentata online durante il convegno dal titolo “Dai semi dell’innovazione, ai frutti della sostenibilità!”, nell’anno dell’emergenza sanitaria si è verificato un vero e proprio boom di nuove imprese che propongono soluzioni di economia circolare e perseguono uno o più degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG) fissati dall’Agenda 2030 dell’ONU. Le startup agrifood sostenibili nate a livello internazionale fra il 2016 e il 2020, sono il 56% in più rispetto allo scorso anno e il 25% del totale delle startup nel settore dell’agroalimentare.

Nella classifica dei paesi con la più alta percentuale di nuove imprese agrifood che perseguono obiettivi di sostenibilità, l’Italia si colloca solo al dodicesimo posto, con 22 startup sostenibili sulle 76 nuove imprese agrifood censite (29%), ma presenta un mercato in evidente crescita rispetto allo scorso anno.

Fra le imprese del comparto della trasformazione si diffondono pratiche di economia circolare volte a prevenire gli sprechi alimentari e migliorare la gestione delle eccedenze generate. Crescono l’interesse e gli investimenti nel packaging sostenibile e si riscopre il ruolo delle filiere corte sostenibili per accorciare le distanze fra produttori e consumatori e ridurre le diseguaglianze di redditi fra piccoli produttori e grande distribuzione.

I modelli di economia circolare per ridurre gli sprechi

Le imprese stanno adottando iniziative per recuperare e valorizzare le eccedenze generate con una logica di economia circolare, definendo priorità strategiche e criteri di gestione. Secondo un sondaggio condotto dall’Osservatorio su 109 centri di trasformazione (stabilimenti produttivi e depositi di distribuzione), l’attenzione del comparto della trasformazione alimentare si concentra sulla prevenzione attraverso la programmazione flessibile della capacità produttiva, il miglioramento della previsione della domanda e l’adozione di soluzioni di packaging innovativo e tecnologie per migliorare la conservabilità dei prodotti. La priorità di gestione delle eccedenze generate ricade, invece, sulla ridistribuzione per consumo umano, preferibilmente attraverso la donazione a organizzazioni non-profit. Il riutilizzo per consumo animale è praticato dove possibile, mentre il riciclo in altri prodotti e il recupero energetico sono ancora poco esplorati per le difficoltà e i costi di implementazione.

La sostenibilità del food packaging

L’attenzione e gli investimenti verso nuove soluzioni di packaging innovativo, capaci di migliorare la conservabilità dei prodotti e di estenderne la “shelf life” sono in forte crescita. Il packaging ricopre un ruolo sempre di maggiore importanza nella prevenzione e riduzione delle eccedenze alimentari e la sua progettazione incide in tutte le fasi del ciclo di vita del prodotto alimentare. Un packaging può definirsi sostenibile quando promuove comportamenti virtuosi da parte del consumatore grazie per esempio alla sua facilità di uso, risigillabilità, porzionamento etc.

La filiera corta sostenibile

Lo stadio della produzione agricola è un anello fondamentale della filiera, ma spesso le dimensioni ridotte e lo scarso potere contrattuale di queste realtà alimentano diseguaglianze nella distribuzione dei redditi lungo la filiera e il problema della povertà rurale.

L’Osservatorio ha identificato tre iniziative in grado di accorciare la distanza fra produttori e consumatori lungo la filiera: la formazione dei produttori, che implica interazioni dirette fra le imprese di trasformazione e i produttori, in particolare per lavorare sullo sviluppo del fornitore a lungo termine; la condivisione dei benefici e dei rischi a monte e a valle della filiera, che diminuirebbe gli svantaggi percepiti dai produttori; la determinazione congiunta di un prezzo equo attraverso accordi specifici, che ridurrebbe il divario esistente fra piccoli produttori e grande distribuzione e migliorerebbe condizioni e prestazioni dei primi.

Oltre che sulla prossimità relazionale, le filiere corte sostenibili si basano anche su quella informativa. La tracciabilità delle informazioni aumenta la consapevolezza sulla sostenibilità, incentiva l’adozione di pratiche aziendali virtuose e la condivisione delle informazioni. È legata alla tipologia e alla quantità di informazioni condivise fra gli attori e ai sistemi utilizzati per raccoglierle e gestirle.

Fonte: Osservatorio Food Sustainability della School of Management del Politecnico di Milano