Interrogazione sugli effetti del Covid-19 sulla filiera del cibo locale italiano e caporalato

Interrogazione a risposta immediata in Commissione 4-05080 presentata da Cunial Sara sugli effetti del Covid-19 sulla filiera del cibo locale italiano e caporalato

Giovedì 2 aprile 2020, seduta n. 323

CUNIAL. – Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:

la pandemia Covid-19 sta già colpendo i sistemi alimentari direttamente attraverso gli impatti sull’offerta e sulla domanda di cibo e indirettamente attraverso la diminuzione del potere d’acquisto e della capacità di produrre e distribuire cibo, che avrà un impatto differenziato e colpirà più fortemente i poveri ed i vulnerabili;

in queste settimane le condizioni di favore per il settore dell’agroindustria nelle politiche del Governo hanno danneggiato la filiera del cibo locale italiano che non è composta solamente di agroindustria. Rara eccezione è stata la riapertura della vendita al dettaglio nel settore vivaistico;

da indagine Istat 2019 il 25% della produzione agricola nazionale è realizzato da circa 1.016.244 aziende agricole considerate «dedite all’autoconsumo», ma che in realtà sono quelle che riforniscono i mercati territoriali, che praticano la vendita diretta e la trasformazione aziendale;

inoltre, anche le 260.615 «imprese agricole attive» che hanno fino a un solo addetto sono riconducibili alla categoria precedente per un totale di 1.276.859 aziende che non possono essere confuse con quelle di 5.878 imprese agricole con più di 10 addetti, per un totale di occupati di poco superiori a 108.000 addetti su un totale di circa 805.000 addetti totali (rapporto Istat 2019);

le interruzioni delle catene di approvvigionamento e dei mercati agroalimentari possono rendere meno sicuri anche i mezzi di sussistenza di queste aziende territoriali;

il Governo è responsabile nel sostenere le catene di approvvigionamento alimentare per garantire che funzionino senza problemi. Il Governo dovrebbe incoraggiare le comunità locali ad aumentare la produzione alimentare locale, a ridurre al minimo gli sprechi alimentari e ad astenersi dall’acquistare in preda al panico. I Governi dovrebbero fornire misure specifiche per gli operatori del settore alimentare coinvolti nella produzione, manipolazione e lavorazione degli alimenti per evitare la contaminazione e la diffusione di Covid-19;

è possibile permettere la vendita semplificata, su base territoriale e in via eccezionale, ai canali della grande distribuzione, in deroga alle certificazioni volontarie (ad esempio, Iso En 9001) generalmente richieste da supermercati e industrie. A tal proposito, si ricorda che il regolamento (CE) 852/2004 su igiene e sicurezza alimentare non si applica «alla fornitura diretta di piccoli quantitativi di prodotti primari dal produttore al consumatore finale o a dettaglianti locali che forniscono direttamente il consumatore finale. (Art. 1, par. 2, lettera C)»;

secondo i dati relativi al 2017 il 74% dei lavoratori agricoli sono stranieri. Alcune misure sono immediatamente possibili: la residenza virtuale presso i comuni per tutti i lavoratori che vivono in insediamenti informali; l’accesso alle case agevolato dal ruolo di garanzia di soggetti pubblici; il rispetto dei contratti provinciali sull’obbligo di ospitalità da parte dei datori di lavoro, laddove le condizioni lo permettono (grandi produttori che garantiscono medi-lunghi periodi di lavoro); la regolarizzazione di migliaia di invisibili, che continuano a crescere per effetto dei decreti sicurezza;

necessaria è la riorganizzazione degli spazi mercatali, anche attraverso il contributo e la collaborazione dei produttori con le autorità locali, al fine organizzare le piazze secondo una metodologia consona alle decisioni del governo ed alle disposizioni sanitarie sulla scorta di quanto avviene già in altri Paesi dell’Unione europea –:

quali iniziative si intendano adottare per garantire la raccolta dei prodotti agroalimentari nei prossimi mesi e se vi sia l’intenzione di adottare iniziative per prevedere le misure elencate in premessa per i lavoratori stranieri;

se si intendano adottare iniziative per spostare una parte delle risorse finanziarie impiegate verso le aziende di piccola e media dimensione (circa 1.276.000 aziende) identificabili in base all’ammontare di titoli Pac aziendali non superiori a 50.000 euro;

in che modo si intenda sostenere la riorganizzazione dei mercati contadini locali all’aperto e/o le iniziative che si vanno sviluppando in tutto il Paese per consentire alle produzioni locali di essere messe a disposizione dei cittadini.

Testo della risposta – Giuseppe L’Abbate, Sottosegretario di Stato per le politiche agricole alimentari e forestali

Giuseppe L’Abbate, Sottosegretario di Stato per le politiche agricole alimentari e forestali

Giovedì 14 gennaio 2021 Con riferimento all’interrogazione in esame rilevo in premessa che il Governo, proprio per sopperire al netto calo di manodopera straniera abitualmente impiegata nelle aziende agricole italiane, determinata dall’emergenza Covid, per dare dignità alle persone e far emergere dall’invisibilità chi lavora anche nel settore agricolo, ha provveduto a regolarizzare oltre 30 mila lavoratori in agricoltura con il provvedimento di emersione contenuto nel «decreto rilancio».

Ricordo poi che il primo piano triennale di contrasto allo sfruttamento lavorativo in agricoltura ed al caporalato (2020-2022), nato dal lavoro portato avanti dal tavolo interministeriale che ha riunito oltre alle istituzioni impegnate a livello centrale, regionale e locale contro lo sfruttamento ed il caporalato anche i principali soggetti interessati – come associazioni di categoria, sindacati e Terzo settore – è stato approvato nel febbraio 2020.

Partendo da una mappatura dei territori e dei fabbisogni di manodopera agricola, il piano affianca interventi emergenziali e interventi di sistema o di lungo periodo, seguendo 4 obiettivi strategici: prevenzione, vigilanza e contrasto, protezione e assistenza, reintegrazione socio-lavorativa.

In tale direzione, sono state individuate 10 azioni prioritarie su cui concentrare lo sviluppo del piano. Tra queste, segnalo il rafforzamento della Rete del lavoro agricolo di qualità (mirato all’espansione del numero delle imprese aderenti e all’introduzione di misure per la certificazione dei prodotti che migliorano la trasparenza e le condizioni di lavoro del mercato del lavoro agricolo; la pianificazione dei flussi di manodopera e il miglioramento dell’efficacia e della gamma dei servizi per l’incontro tra la domanda e l’offerta (CPI) di lavoro agricolo (che prevengono il ricorso al caporalato e ad altre forme d’intermediazione illecita); la pianificazione e l’attuazione di soluzioni alloggiative dignitose per i lavoratori del settore agricolo, in alternativa a insediamenti spontanei e altri alloggi degradanti; la pianificazione e l’attuazione di soluzioni di trasporto per migliorare l’offerta di servizi adeguati ai bisogni dei lavoratori agricoli.

Mi preme, inoltre rilevare l’avvenuta pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del 12 ottobre 2020 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 7 luglio 2020, concernente la programmazione transitoria dei flussi d’ingresso dei lavoratori non comunitari per lavoro stagionale e non stagionale nel territorio dello Stato per l’anno 2020 che garantisce, da un lato, la conversione dei contratti stagionali già in essere e, dall’altro, l’utilizzo delle 18 mila quote di ingressi stagionali riservate ad agricoltura e turismo. Per la prima volta, sono state coinvolte le organizzazioni agricole che hanno dato il proprio contributo in termini di valutazione delle quote relative ai lavoratori destinati all’agricoltura.

Sempre nell’ambito del cosiddetto «decreto Flussi» è stata costituita anche la piattaforma di iscrizione dei potenziali lavoratori agricoli sul sito del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali. Le liste sono condivise con altre realtà coinvolte come regioni, centri per l’impiego e organizzazioni agricole al fine di potenziare il collocamento agricolo di emergenza.

Occorre poi tener presente che, attraverso il decreto-legge «Cura Italia», è stata estesa la validità dei permessi di soggiorno per lavoro stagionale fino al 31 dicembre prossimo e, per agevolare le imprese che utilizzano manodopera saltuaria, è stata garantita l’operatività in campagna anche per i parenti dell’imprenditore. Segnalo inoltre che la visita medica per i lavoratori stagionali è stata portata a un anno, rendendo la vita più semplice a lavoratori e imprese per l’intero anno.

Ciò posto, rilevo che la tutela delle piccole imprese agricole è una priorità assoluta del Ministero. A tale proposito va ricordato che anche a vantaggio di questa categoria di imprese è indirizzato il contributo a fondo perduto di cui all’articolo 25 del «decreto rilancio», con un’erogazione di oltre 400 milioni di euro a più di 120 mila imprese agricole. Allo stesso tempo sono stati previsti aiuti specifici con fondi di emergenza, come quello per la zootecnia con 90 milioni di euro di dotazione.

Vorrei infine ricordare che il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali si è sempre fatto parte attiva nella tutela dell’intera filiera agroalimentare anche durante le necessarie misure di contenimento del Covid-19. Quella che la Ministra Bellanova ha chiamato «filiera della vita» non si è mai fermata e l’Amministrazione ha contribuito a tutelare anche i mercati di vendita diretta, oggi aperti salvo ordinanze locali, proprio grazie alle scelte operate dal Governo.

Anche nell’attuazione dell’importante Fondo ristorazione, una particolare attenzione è stata riservata alla valorizzazione della vendita diretta e al prodotto di territorio. Grazie alla dotazione di 600 milioni di euro, il Fondo consente di richiedere contributi a fondo perduto, da un minimo di mille fino ad un massimo di 10.000 euro, per l’acquisto di prodotti 100% Made in Italy, così garantendo un sostegno immediato al mondo dell’ho.re.ca. ed alla filiera agroalimentare.

Su questo argomento: L’IMPATTO DI COVID-19 SULLE CONDIZIONI DI VITA E LA SALUTE DELLE PERSONE

Fonte: Camera dei Deputati