ISMEA – Lattiero caseario: Contrazione produzione di latte e prezzi ai massimi storici

Il mercato globale continua a essere caratterizzato da forti tensioni al rialzo a causa della ridotta disponibilità prodotti lattiero caseari. La produzione mondiale di latte è in contrazione in tutti i principali Paesi esportatori, a causa dell’aumento dei costi e di condizioni climatiche sfavorevoli che hanno impattato sulle scelte gestionali degli allevatori nonostante un prezzo del latte posizionato su livelli storicamente alti. È quanto rilevato da Ismea nel report di ottobre “Tendenze-Lattiero Caseario”.

Contesto generale

Durante l’inverno australe, in cui la produzione di latte è al minimo stagionale in Oceania, si sono verificate forti piogge e inondazioni che hanno contribuito a una forte contrazione dell’offerta (-5,4% in Nuova Zelanda nel periodo gennaio-agosto 2022 e -6,6% in Australia) e le previsioni di un’estate molto siccitosa non lasciano ben sperare per una ripresa nei prossimi mesi. Negli Stati Uniti la contrazione della produzione di latte si è attestata al -0,3% nel periodo gennaio-agosto del 2022, grazie a una leggera ripresa negli ultimi mesi dopo la siccità che ha gravemente colpito gli allevamenti della California

Nell’UE-27 la siccità e le elevate temperature estive hanno impattato negativamente sia sulla disponibilità di pascolo sia sulle rese del mais e gli allevatori si sono trovati a dover integrare le razioni delle bovine con quanto normalmente avrebbero immagazzinato per l’inverno. Nonostante la calura estiva, il calo della produzione di latte è stato più evidente nei mesi primaverili e, nel complesso nei primi sette mesi del 2022, le consegne UE di latte si sono ridotte dello 0,5% rispetto allo scorso anno. La flessione della produzione ha riguardato alcuni dei principali paesi produttori (-1,3% in Germania e in Francia, -1,9% in Spagna), mentre in altri casi, dopo l’accelerazione degli ultimi due anni, si è trattato di una battuta d’arresto (Italia -0,2%, Irlanda -0,8%). Fa eccezione la Polonia, dove complice anche la buona tenuta del pascolo, la produzione continua ad aumentare (+2,4% nel periodo gennaio-luglio 2022).

Di fronte alla contrazione dell’offerta e all’aumento dei costi di produzione si è registrato un altrettanto straordinario aumento del prezzo del latte, che continua a salire trainato anche dal rialzo delle quotazioni dei prodotti trasformati, soprattutto burro e polveri magre. Secondo le stime della Commissione il prezzo medio del latte UE continua a salire per le consegne del mese di settembre, fino a superare il livello record 53 euro/100 kg (+42% rispetto allo stesso mese del 2021). A trainare il valore del latte anche l’impennata dei prezzi di burro e polveri magre.

Per quanto riguarda il mercato delle principali commodity, dopo il picco primaverile, sembra essersi arrestata la corsa al rialzo dei prezzi come conseguenza di una minore pressione della domanda mondiale. In particolare, per il latte scremato in polvere i listini UE si sono lentamente stabilizzati sotto il livello di 500 euro/100 kg come conseguenza sia di una leggera ripresa della produzione sia di un importante rallentamento delle importazioni cinesi (-28% nel periodo gennaio-luglio 2022), complici le misure anti-Covid che hanno portato a nuove chiusure. Situazione analoga per il latte intero in polvere, con i listini scesi sotto il livello di 400 euro/100 kg negli ultimi mesi nei principali centri di scambio europei, anche in questo caso come conseguenza di una minore pressione da parte della domanda cinese (import -11% nel periodo gennaio-luglio 2022). Da considerare, comunque, che nel complesso i prezzi restano su livelli netta-mente superiori a quelli di un anno fa, rispettivamente +56% per le polveri magre e +54% per quelle grasse nei primi nove mesi del 2022). Stabilizzazione anche nel mercato del burro, con i prezzi assestati intorno a 720 euro/100 kg e variazioni rispetto allo scorso anno di oltre il 70%: a livello globale, infatti, la minore domanda cinese (-5% nel periodo gennaio-luglio 2022) è stata compensata dalle maggiori richieste provenienti dal Nord America (USA +14%, Canada +22%) e da altri Paesi del Sud-est asiatico (Indonesia e Sud Corea, +55%).

Situazione in Italia.

L’aumento dei costi e le difficoltà di approvvigionamento dei mangimi hanno indotto gli allevatori a frenare la produzione. Dopo due anni di forti aumenti (+4,5% nel 2020 e +3,3% nel 2021), nel periodo gennaio-luglio 2022 le consegne di latte hanno registrato una vera e propria battuta d’arresto (+0,1% rispetto alla stessa frazione dello scorso anno).

Andamento dei prezzi. Anche nel mercato nazionale la spinta inflazionistica non accenna ad arrestarsi, mostrando anzi un’ulteriore impennata nel mese di settembre (indice Ismea +25% nei primi nove mesi del 2022). La pressione al rialzo è stata generalizzata con variazioni a due cifre dei listini dei principali prodotti guida del mercato nazionale. La minore disponibilità di latte e il significativo incremento dei costi sia a livello nazionale che a livello UE ha fatto aumentare anche i prezzi alla stalla, che entro fine anno potrebbero arrivare a 60 euro/100 litri.

Commercio estero. Nei primi sette mesi del 2022 il saldo della bilancia commerciale, seppure in contrazione, è ancora positivo, come conseguenza di un aumento delle importazioni (+35% in valore) maggiore rispetto a quello registrato dalle esportazioni (+22%). In particolare, le esportazioni di formaggi e latticini italiani hanno continuato a crescere anche nelle quantità nel periodo gennaio-luglio del 2022 (+13% in volume e +22% in valore), coinvolgendo tutte le principali destinazioni, ad eccezione della Germania (-3,5% in volume). In aumento anche le importazioni di formaggi (+13% in volume e +36% in valore nei primi sette mesi del 2022).

Acquisti domestici. Nel corso del 2022 si inverte completamente la tendenza dei consumi osservata lo scorso anno e la spesa per i prodotti lattiero caseari risulta in aumento del 4,1% nei primi nove mesi, per effetto di un sostenuto aumento dei prezzi medi al dettaglio. La spinta inflazionistica sta riguardando tutte le principali referenze merceologiche nella misura del 6-10%, colpendo soprattutto alcuni prodotti di base come il latte e la mozzarella.

Prospettive. Inflazione, stretta monetaria, guerra in Ucraina e Covid continueranno a mantenere elevata la tensione sul mercato mondiale nei prossimi mesi. Per il settore lattiero caseario si prospettano ancora mesi difficili sotto il profilo dei costi di produzione e sul fronte della domanda finale.

Fonte: Ismea Mercati