La battaglia sul prezzo del latte: «L’accordo fermo da mesi: é uno stallo inaccettabile»

Sono affidate al nuovo incontro convocato per martedì pomeriggio al Ministero per le politiche agricole le speranze di sbloccare la fase di stallo – ormai incomprensibile e per certi aspetti surreale – che da due mesi impedisce la concreta applicazione del «protocollo di intesa della filiera lattiero casearia per la salvaguardia degli allevamenti italiani», al quale è legata anche la previsione di incremento del prezzo del latte alla stalla nel periodo di validità dell’intesa (9 novembre 2021/31 marzo 2022). La riunione di mercoledì scorso si è infatti conclusa con un sostanziale nulla di fatto, soprattutto a causa dei persistenti contrasti tecnici tra il settore della trasformazione e quello della grande distribuzione organizzata. Uno scenario al quale Confagricoltura guarda con grande preoccupazione, visto anche il continuo incremento dei prezzi delle materie prime che già ora rischia di mettere fuori mercato l’ipotizzato aumento a 41 centesimi della remunerazione alla stalla. «Siamo preoccupati per il ritardo che il tavolo tecnico sta riscontrando rispetto alle attese del mondo produttivo», conferma il presidente nazionale Massimiliano Giansanti. «Oramai da troppo tempo gli allevatori stanno sostenendo costi che li pongono fuori dal mercato. Ora ci aspettiamo un atto di responsabilità sia da parte del mondo industriale che dalla grande distribuzione, per arrivare a dar seguito ad un accordo che – lo ricordo – abbiamo accettato e sottoscritto tutti ormai due mesi fa. È dunque incomprensibile il ritardo nell’applicazione di linee tecniche che permettano il giusto riconoscimento del prezzo del latte alla stalla». Timori pienamente condivisi da Matteo Lasagna, vicepresidente dell’organizzazione di Palazzo della Valle. «A fronte di un accordo sottoscritto a suo tempo con convinzione da tutte le parti interessate, non si capisce perché l’industria e la Gdo ancora non tengano fede agli impegni assunti», sottolinea. «Comunque noi vogliamo dare una risposta concreta ai nostri soci e non rimaniamo certo a guardare, seppur attoniti davanti a certi comportamenti. Continuiamo la nostra attività di interlocuzione e pressing sul piano tecnico e politico. L’amarezza c’è, ma bisogna guardare avanti». «Avevamo salutato con grande favore la firma di un’intesa per molti aspetti storica al tavolo ministeriale ed il successivo parere non sfavorevole dell’Antitrust – ricorda Riccardo Crotti, presidente di Confagricoltura Lombardia e della Libera Associazione Agricoltori Cremonesi- ma dopo due mesi non si é ancora concluso nulla. Rimangono distanze significative tra le parti, e per quanto riguarda l’adeguamento del prezzo ribadiamo che deve decorrere da novembre. Questa fase di stallo è inaccettabile. Faccio nuovamente appello al senso di responsabilità dell’industria e della Gdo, ma -a questo punto – soprattutto alla politica. Oggi i 41 centesimi non bastano più neppure a coprire i costi di produzione degli allevatori. Il ministero deve intervenire». «Rammarico» anche da parte di Maurizio Roldi, presidente della Federazione di prodotto di Confagricoltura Lombardia e della Op Mondo Latte. «Si era imboccata una strada che sembrava in grado di garantire un risultato, ma le cose sono andate diversamente», commenta. «Personalmente, avevo sempre nutrito più di un dubbio sulla concreta efficacia di quell’intesa, ma rimango comunque stupito per questa situazione, che penalizza fortemente gli allevatori proprio in una fase nella quale crescono i prezzi dei prodotti trasformati – con incrementi di due cifre percentuali per la maggior parte di loro – ed anche i 41 centesimi sembrerebbero una remunerazione inadeguata. Invece non c’è stata alcuna ricaduta sul prezzo alla stalla. Mentre sembra che un’eventuale applicazione dell’intesa non possa comunque avere effetto retroattivo, limitandone gli effetti a soli tre mesi…».

Fonte: La Provincia 09/01/22 – Articolo di Andrea Gandoli