LA POSIZIONE DEL GLM SULLA PROPOSTA DI ABBASSAMENTO AI LIMITI DELLA CONTAMINAZIONE DA MICOTOSSINE PER I CEREALI E I RELATIVI SOTTOPRODOTTI: INSOSTENIBILE

La Direzione generale della commissione sulla salute e la sicurezza alimentare (DG Sante) ha organizzato un Forum l’1 ottobre 2020 al fine di consentire agli stakeholder di presentare la loro posizione riguardante una possibile revisione dei tenori massimi del deossinivalenolo (DON) e delle tossine T-2 e HT-2 nei prodotti alimentari, raccogliendo in tale contesto i documenti di posizione delle principali organizzazioni coinvolte nelle filiere cerealicole europee. La posizione Gruppo di lavoro italiano sulle micotossine (Glm) – di cui fa parte oltre anche l’Associazione maiscoltori italiani – è riportata nel n.35/2020 dell’Informatore Agrario nell’articolo “Micotossine: abbassare i limiti è insostenibile per i cereali”. La proposta della DG Sante prevede, per il DON, un abbassamento dei limiti del 20% per i cereali grezzi (tra cui orzo e frumento) del 29% per mais e grano duro e del 33% per i prodotti lavorati destinati al consumo umano. Limiti unificati e non più riferiti alla granulometria dei prodotti. Il limite unificato non permetterebbe di considerare la reale distribuzione delle micotossine in funzione della granulometria del prodotto di molitura. In questo scenario un abbassamento dei limiti sulle materie prime comporterebbe una maggiore difficoltà a ottenere dei prodotti conformi alle esigenze dei trasformatori, oltre ad un ulteriore aggravio economico.

Il DON è la principale micotossina nei cereali autunno-vernini e seconda per rilevanza commerciale alle aflatossine nel mais. Le tossine T-2 e HT-2 risultano invece poco frequenti e presenti a concentrazioni contenute. Pertanto, le considerazioni presentate si riferiscono esclusivamente al DON, di cui per ridurre il rischio di elevate contaminazioni sono già adottate misure preventive che riguardano tutti i soggetti della filiera: dalle pratiche colturali ai processi molitori, ai controlli ripetuti sui lotti ad ogni processo di lavorazione, fin dall’applicazione del regolamento CE n. 1881/2006, aggiornato per il mais dal regolamento 1126/2007. Pertanto, con riferimento alla produzione di Fusarium-tossine, la capacità di contenere e di gestire le emergenze da parte delle filiere cerealicole è cresciuta ed è attualmente molto più alta rispetto a quella precedente l’introduzione del regolamento. Ma le produzioni cerealicole sono tuttora altamente esposte a elevate contaminazioni da micotossine e in particolare da DON, in quanto il fattore meteorologico rimane determinante per lo sviluppo delle micotossine.

Per valutare le ripercussioni della proposta avanzata, nell’articolo sono riassunti i dati raccolti nell’ultimo decennio dal monitoraggio della qualità sanitaria della produzione nazionale condotte da CREA. Le considerazioni finali mettono in evidenza che nonostante gli interventi posti in atto, la frequenza con cui si incontrano situazioni di criticità rimane molto elevata sia per il frumento, sia per il mais.

Criticità dovuta principalmente ad andamenti meteorologici avversi che favoriscono il proliferare della fusariosi della spiga sia del frumento (Fusarium head blight), sia del mais (maize ear rot);

All’indisponibilità di varietà di frumento e di ibridi di mais con elevata resistenza a Fusarium graminearum e F. culmorum, nonostante la sensibile maggiore tolleranza delle varietà di frumento tenero introdotte sul mercato di recente – l’impiego di tecniche di ingegneria genetica (new breeding techniques) consentirebbero di rendere più efficace e veloce l’introduzione, nelle nuove varietà, di geni che inducono una maggiore resistenza alle malattie;

Alla copresenza nel mais delle aflatossine, delle fumonisine, dello zearalenone e del deossinivalenolo, prodotti da funghi con ecologia molto differente, che comporta l’adozione di mezzi di difesa integrata, i quali non permettono di operare un controllo completo;

Ai limiti di efficacia dei trattamenti fungicidi e delle diverse pratiche preventive, a tal proposito la situazione sarebbe aggravata dalla prospettiva di una riduzione dei prodotti fitosanitari («From farm to fork» con riduzione del 50% entro 2030) visto che, soprattutto nei cereali vernini, i fungicidi sono attualmente un mezzo assai efficace per ridurre tali contaminazioni;

Ai costi degli impianti di pulitura, sia di costruzione, sia per gli elevati scarti di prodotto generati;

Ai margini economici sempre più ridotti per tutti i soggetti delle filiere cerealicole, che rendono sempre meno sostenibili l’impiego di mezzi e gli interventi di controllo delle micotossine.

Inoltre, l’introduzione dei regolamenti citati ha comportato di fatto l’introduzione nei contratti di fornitura di valori di contaminazione da DON in genere compresi tra il 50 e il 70% dei limiti massimi. Un’ulteriore riduzione avrebbe conseguenze analoghe, con il rischio di porre fuori dall’impiego alimentare una frazione più elevata di lotti, generando rischi economici molto rilevanti

In base a tali considerazioni, il Glm durante il Forum del 1° ottobre 2020 ha sottolineato, nonostante la consapevolezza della necessità, in prospettiva, di ridurre ulteriormente il contenuto di contaminanti per una migliore qualità sanitaria dei prodotti alimentari, la convinzione che nella granella (cereali non sottoposti a processamento), nei cereali destinati al consumo umano diretto nonché nei prodotti di molitura, un’ulteriore riduzione dei tenori massimi per il DON non sia attualmente sostenibile né da un punto di vista tecnico, né del mercato.

Pertanto, è stato richiesto di rivalutare l’introduzione dei nuovi limiti lasciando agli operatori della filiera, alle organizzazioni di settore e alla ricerca il tempo necessario per studiare nuovi interventi e strumenti per valutare l’impatto dei tenori massimi proposti dalla DG Sante.