L’agricoltura italiana conta 2020

L’agricoltura italiana conta, giunta alla XXXIII edizione, fornisce un quadro delle relazioni tra le diverse componenti che definiscono il ruolo del settore primario in una economia avanzata.

Giunta alla XXXIII edizione, “L’agricoltura italiana conta”, curata dal CREA Centro Politiche e Bio-economia, fornisce un quadro delle relazioni tra le diverse componenti che definiscono il ruolo del settore primario in una economia avanzata, mettendo a frutto le conoscenze specialistiche di un nutrito gruppo di ricercatori.

I dati statistici analizzati in questa edizione sono prevalentemente riferiti al 2019 ma, laddove è stato possibile, sono state integrate con le stime e gli andamenti del 2020 a cui la pandemia del Covid-19 ha impresso uno shock epocale e i cui esiti sono ancora tutti da definire nella loro gravità. Il sistema agroalimentare italiano, pur colpito duramente dalle misure messe in atto per controllare l’andamento dell’epidemia, ha comunque assicurato l’approvvigionamento e la sicurezza alimentare a tutta la popolazione, grazie allo sforzo degli operatori e all’intervento delle istituzioni.

L’emergenza anzi ha esaltato la funzione essenziale e strategica del comparto agricolo, mettendo in evidenza la tenace resilienza del sistema e riportando al centro del dibattito una riflessione a tutto tondo per mitigarne le fragilità e le debolezze.

I dati del 2019 mostrano un settore agricolo nazionale complessivamente in buona salute e in controtendenza rispetto al contesto economico recessivo. Il valore della produzione dell’insieme di agricoltura, silvicoltura e pesca, pari a 61,6 miliardi di euro correnti, aumenta lievemente grazie al buon andamento dei prezzi dei prodotti venduti (+1,1%), a fronte però di un modesto calo del volume (-0,7%), avvenuto per effetto della componente vegetale, legnose e foraggere, il cui risultato produttivo è stato fortemente influenzato da un andamento climatico instabile che ha favorito la diffusione di alcuni agenti parassitari. Il cambiamento climatico in atto, con temperature superiori alla media ed eventi meteorici estremi e intensi, preoccupa sempre più tutti gli operatori coinvolti e rende il nostro sistema agricolo particolarmente vulnerabile.

L’industria alimentare ha evidenziato un andamento tra i più dinamici dell’economia complessiva, segnando un aumento del valore aggiunto del 2,7%, con un valore assoluto pari a 30.035 milioni di euro. Ciò ha consentito al complesso del comparto agroalimentare (agricoltura più industria alimentare) di segnare un aumento del valore aggiunto dell’1%, elevando a quota 4,1% il suo contributo all’interno dell’economia nazionale.

Gli occupati in agricoltura sono aumentati lievemente (+0,2%) ma è diminuita la quantità di lavoro in termini di unità standard, per un minor apporto della componente autonoma (-0,3%) che continua il suo lento ridimensionamento. Le stime relative alla prima metà del 2020 mettono in evidenza come le azioni stabilite dal governo al fine di contenere la diffusione del Covid-19 abbiano avuto un effetto più attenuato sul settore: la riduzione degli occupati agricoli si è attestata sul 2,4%, contro il -3,6% dell’economia nel suo complesso.

È proseguito anche nel 2019 il buon andamento dell’export agroalimentare, con 43,8 miliardi di euro (+4,4%), e migliorato il deficit della bilancia agroalimentare, sceso per la prima volta sotto il miliardo di euro (-708 milioni). La componente del made in Italy rappresenta il 73,6% dell’export agroalimentare del nostro paese.

Sul fronte della sostenibilità ambientale, gli ultimi dati mostrano come il settore agricolo contribuisca sempre più al raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni dei gas ad effetto serra, non solo in modo diretto, riducendo le emissioni dannose, ma anche attraverso l’assorbimento di CO2 atmosferica. A questo risultato si giunge non solo grazie al contributo delle foreste ma anche per i cambiamenti di uso del suolo e per la maggiore diffusione di pratiche colturali più sostenibili come il biologico e l’agricoltura conservativa.

Si conferma ancora una volta vivace la dinamica della componente non strettamente agricola delle attività aziendali, che viene definita come “diversificazione”: il valore congiunto della produzione delle attività di supporto e secondarie ha ormai consolidato l’incidenza del 20% sulla produzione agricola totale. Le aziende agricole, di fronte ai rischi derivanti dalle pressioni esterne e dai cambiamenti del contesto socioeconomico, rafforzano sempre di più i servizi e le attività non strettamente agricole, come la lavorazione dei prodotti e l’agriturismo.

L’opuscolo è il frutto di un complesso lavoro di raccolta e di sistemazione dei dati relativi al settore agroalimentare effettuato dai ricercatori del CREA, in gran parte afferenti al Centro di politiche e Bio-economia.

Potete trovare l’opuscolo qui.