27-11-2022

SiccitàEcco come il sistema può resistere all’emergenza

Dopo l’estate dell’allarme, con il Po e i laghi ai minimi storici, il focus sui cambiamenti climatici Gli esperti a confronto al convegno organizzato dall’Ordine degli Ingegneri: i nodi e le soluzioni

Fulvio Stumpo cremona Il 2022, per il nord d’Italia soprattutto, è stato un anno storico: per la siccità, per le temperature, per tutta una serie di accadimenti determinati dai cambiamenti climatici. Alcuni esempi: il Po ha battuto il record di magra con 8 metri e 48 centimetri sotto lo zero idrometrico; i laghi sono stati ai livelli più bassi della loro storia e quello di Idro, ad esempio, che vanta uno stoccaggio di 70 milioni di metri cubi, è arrivato a due milioni; le temperature estive hanno segnato 4-5 gradi in più rispetto alla media; le precipitazioni hanno registrato quasi il 60 per cento in meno; la stagione irrigua, in alcune zone, è iniziata con il 50% in meno di riserve, senza neve e pioggia. Inoltre, nonostante secondo direttive regionali tutti i Comuni cremonesi dovrebbero avere redatto un piano di rischio idraulico, su 113 uno solo lo ha fatto. Questi alcuni dati emersi durante il convegno «Tra siccità e bombe d’acqua», tenuto nella sede dell’Ordine degli ingegneri della provincia di Cremona. Un incontro che non ha solo messo in risalto le criticità, ma anche le contromisure. «I cambiamenti climatici sono in atto e hanno ripercussioni pesanti. Sembra una lotta impari e invece le capacità, le possibilità e le competenze per affrontarli ci sono, eccome» ha spiegato Andrea Guereschi, animatore e organizzatore dell’incontro assieme al presidente dell’Ordine Adriano Faciocchi, che ha ringraziato anche l’Ordine dei periti agrari per la collaborazione (in sala era presente Amedeo Ardigò). Moderatore del convegno è stato Marco Zanotto, uno dei maggiori esperti di acque, e non solo di Cremona, come i relatori del resto. Ha aperto i lavori Sergio Padovani, dirigente Arpa, esperto navigatore padano, che assieme a due amici, in barca a motore, hanno navigato il Po da Cremona all’Adriatico. «Lo abbiamo voluto fare nell’anno della magra record, proprio per osservare il fiume in condizioni che non erano usuali». Marco La Veglia, dirigente Aipo, ha spiegato come i cambiamenti climatici «nonostante i negazionisti, sono già in atto e ce ne accorgiamo tutti i giorni nel nostro lavoro. E proprio queste circostanze ci devono far capire che serve un nuovo approccio per affrontare i cambiamenti, non si può neppure contare sui vecchi sistemi statistici, tutti stravolti. Non si può neppure seguire il mantra delle manutenzioni o cercare sempre un responsabile per quello che è accaduto. Se continuiamo ad operare in questi termini e a non approcciarci in modo più scientifico al problema, non si faranno molti passi avanti». Problemi enormi infatti hanno dovuto affrontare i consorzi di irrigazione, come ha spiegato Luca Milanesi, direttore del Consorzio irrigazioni. «La stagione irrigua? È stato un evento estremo, il peggiore anno mai registrato. Si pensi che il maggiore volume d’acqua è stato il 29 maggio ed era già a meno 50% delle possibilità. Eppure ci siamo ingegnati e non abbiamo mai lasciato senza acqua i nostri utenti, nonostante le nostre derivazioni derivino dal lago di Como e da quello di Iseo, e che dunque non possiamo contare sugli impianti di sollevamento del Po». Il Grande Fiume ha garantito, nonostante tutto, acqua alla parte sud della provincia, anche se la magra record non ha consentito all’Aipo di portare a termine alcuni lavori di sicurezza e manutenzione, come ha spiegato Alessio Picarelli, dirigente dell’Agenzia. Anche se ha assicurato che l’attenzione alla sicurezza non è mai mancata. «Il Po così basso non permette una programmazione, ma non per questo Aipo è venuto meno alla sua funzione di controllo e di sicurezza, anzi, abbiamo fatto qualcosa in più per affrontare una stagione così dura, soprattutto nella prevenzione». E di prevenzione ha parlato anche Immacolata Tolone, dirigente regionale, che ha auspicato un maggiore coinvolgimento dei Comuni, non solo rivieraschi. La dirigente infatti ha spiegato che ogni paese dovrebbe avere un piano sul rischio idraulico, ma che nel Cremonese su 113 solo uno lo ha redatto (non ha svelato quale). Riguardo alla sicurezza idraulica, Paolo Micheletti, direttore del Dunas, ha spiegato che il suo ente si sta muovendo su tre interventi: uno sulla Quistra (tra Pozzaglio e Corte de’ Frati) con un nuovo impianto dedicato a Stefano Antonioli e Carlo Campana, due funzionari del Dunas (l’inaugurazione è prevista il 3 dicembre alle 10,30); il secondo intervento è sul Pozzolo a San Daniele e il terzo, che metterà al riparo Cremona e il territorio circostante dalle acque provenienti dal nord della provincia, che coinvolge i cavi Reale, Morta e Fregalino. «Sarà una barriera idraulica che circonderà Cremona mettendola in sicurezza dalle acque che arrivano da nord. E si badi bene: non da quelle che le cadono sopra come una bomba». Infine due professori universitari, Davide Persico e Riccardo Groppali, hanno messo in guardia su come i cambiamenti climatici influiscano sul sistema ambientale, di flora e fauna. Il primo ha spiegato che «i cambiamenti climatici ci sono sempre stati, ma per succedere ci impiegavano millenni, quello attuale invece sta avvenendo in tempi stretti, con un impennata negli ultimi 20 anni, una velocità che è imputabile all’emissione eccessiva di gas serra». Groppali infine ha analizzato cosa sta succedendo alla flora e alla fauna: specie che scompaiono, specie che si adattano, specie aliene che arrivano, perché trovano un habitat favorevole anche se non è il loro.