Latte crudo: sale l’indice dei prezzi, ma i costi corrono ancora di più

L’articolo pubblicato da CRemona Agri-Food Technologies (CRAFT) sottolinea come, grazie alle elaborazioni dell’Osservatorio sul Mercato dei Prodotti Zootecnici (Ompz) dell’Università Cattolica di Cremona, con l’inizio del 2022 sia stato rilevato un ulteriore aumento dell’indice di valore del latte in Lombardia, ma con una riduzione del ritmo di crescita. A febbraio, l’indice medio guadagna il 2%, che deriva da una progressione più accentuata dello 0,4% della versione dell’indice che considera prodotti Dop rispetto a quello per produzioni generiche. È questo il risultato dei calcoli che da anni effettua l’Osservatorio sul Mercato dei Prodotti Zootecnici (Ompz) della Smea – l’Alta scuola di management ed economia agro-alimentare dell’Università Cattolica di Cremona – e che fa da riferimento per osservare la dinamica del prezzo del latte crudo al di là di fattori contingenti.

L’evoluzione tra l’andamento di gennaio 2022 e febbraio deriva da variazioni opposte dell’indice relativo al sotto-paniere nazionale, che dal campo negativo passa al positivo, e delle altre due componenti, entrambe positive, ma in frenata. Per quanto riguarda l’indice parziale relativo al mercato continentale (che, si ricorda, è basato sugli indicatori di prezzo ritardati di un mese), pesano soprattutto le riduzioni nei tassi di crescita del latte intero in polvere olandese e dell’Emmentaler polacco, che peraltro si mantengono sopra il 5%. La componente relativa ai costi per materie prime (che a differenza della precedente si riferisce a listini del mese corrente) vede un riavvicinamento tra i diversi indicatori, poiché da un lato rallentano quelli che in gennaio erano positivi, mentre si ridimensionano o si invertono le variazioni già negative di mais e soia. Sempre come indica la Newsletter Ompz la componente nazionale include, nella versione “generica” listini di formaggi riferiti al mese precedente, e del latte spot, che invece è preso per il mese corrente. In gennaio quest’ultimo indicatore aveva provocato una flessione del relativo indice parziale, mentre in febbraio al contrario il suo recupero spinge verso l’alto l’indice sintetico. Le proiezioni per marzo indicano una crescita del valore indicizzato compresa tra l’1,6% e il 2,2%.

Indici del costo di produzione del latte – marzo 2022

Dal lato dei costi di produzione, essenziali quanto i ricavi per comprendere la dinamica della redditività delle stalle, nel primo trimestre 2022 si nota una netta progressione. Secondo i dati dell’Ompz a marzo di quest’anno l’indice totale, calcolato in base 2015=100, è cresciuto del 5,1% rispetto a dicembre dell’anno scorso. L’incremento è dovuto a tutte le voci di costo: i prezzi dei mangimi acquistati sono saliti del 6,3%, quelli dei foraggi extra-aziendali dell’8,7%; il costo di produzione degli alimenti aziendali è aumentato dell’11,8%, mentre le spese varie di stalla del 14,2%. Poiché gli alimenti sono i principali componenti degli indici di costo, a marzo l’indice dei consumi intermedi è cresciuto dell’8,5% rispetto a dicembre e quello dei costi espliciti (uscite monetarie) del 6,1%. Nello stesso periodo le spese generali sono rimaste quasi invariate, mentre le quote sono incrementate del 3,9% e il costo del lavoro dello 0,3%.

Sempre come indica l’Ompz nella Newsletter relativa al mercato del latte, anche i tassi tendenziali, che misurano le variazioni delle diverse voci tra marzo 2021 e marzo 2022 e rappresentano l’indicazione principale sulla dinamica dei costi, sono ulteriormente incrementati: l’indice generale segna +10,6%, quello dei costi espliciti +12,6% e quello dei consumi intermedi +16,8%.

La variazione annua degli indici (media degli ultimi 12 mesi rispetto alla media dei 12 precedenti) è rilevante per tutte le categorie aggregate e dipende principalmente dall’aumento dei prezzi dei mangimi acquistati (+15,9%), mentre i costi degli altri fattori produttivi hanno subito aumenti più contenuti, ma comunque rilevanti.

Ricordando che l’indice viene calcolato in base alle quotazioni di due mesi prima e quindi non tiene ancora conto degli effetti della guerra in Ucraina, è ampiamente prevedibile un’ulteriore forte crescita dei costi, specialmente per gli alimenti e per i costi energetici.

Fonte: CRAFT