Latte, leggere i dati per sfidare il futuro

Nello studio European Dairy Farmer, Rota propone alle aziende di guardarsi allo specchio (e oltre i confini nazionali) per migliorare bilanci e qualità della vita

«I più bravi allevatori in Italia sono eccellenze in Europa. Il modo per crescere, per rafforzarsi sui mercati, per ottenere credito, è leggere bene i propri dati, guardarsi allo specchio, ma anche osservare quel che avviene nella propria azienda, nel mercato nazionale e oltre frontiera». È un messaggio chiaro, netto, che punta a un obiettivo preciso – dare futuro alle aziende del comparto latte – quello lanciato da Cristian Rota, agronomo, consulente privato, autore di un report di assoluto rilievo per conto della sezione italiana di European Dairy Farmer (Edf). Si tratta di un quadro di sintesi del costo di produzione e margine di profitto degli allevamenti degli associati, per fornire agli stessi allevatori membri, e ai sostenitori di Edf Italia, una migliore comprensione di quanto emerge dall’elaborazione per l’anno 2020. Una massa di dati e di numeri che fotografano uno scenario complesso, in movimento, con non poche sorprese positive, malgrado le conseguenze della pandemia. «C’è una tendenza sempre più forte, da assecondare, a cercare di capire cosa accade dentro e fuori dall’Italia. E di pari passo serve un cambio di marcia nella comprensione dei dati che connotano un azienda, e non solo dal punto di vista del bilancio. I costi di produzione sono rilevanti – spiega Rota – ma lo sono anche l’esigenza di dare un futuro all’azienda e quella di garantire qualità della vita a chi quell’azienda la porta avanti (basti pensare ad aspetti quali gli orari o le vacanze). Non bisogna avere paura di guardarsi in faccia». Le comparazioni sono uno dei tratti salienti del report. E a questo proposito c’è un aspetto metodologico da rimarcare. Secondo Rota, l’analisi dei dati va vista non guardando solo la media ma anche al dato della variabilità espresso nel report dalla Deviazione Standard (ovvero quanto i dati in media sono distanti dalla media stessa). Ciò permette una lettura ancora più calzante degli aspetti dinamici sui quali ogni azienda deve puntare per crescere. «All’inizio c’è resistenza. Come in tutti gli ambienti, si tende a percorrere le strade già battute. Ma non appena si fanno scelte che determinano passi in avanti, frutto dello studio puntuale dei dati, dei dati della propria azienda, allora si cambia visione. Si tende a programmare di più e sotto una nuova luce. Tutto questo – conclude Rota – permette anche analizzare lo stile di gestione, che va oltre i meri dati economici». La dimensione media della mandria (vacche in latte e asciutte) del gruppo Edf Italia è di 386 animali con una produzione media per vacca come latte corretto per l’Energia (Ecm) pari a 11.131 kg con una SD di 857 kg e una SD% dell’8,7%. Mediamente le aziende del gruppo Edf Italia hanno una superficie coltivata di 143 ettari (SD di 88) con una percentuale di terra in affitto del 42 % (SD di 24). La densità di animali per ettaro è mediamente di 3,5 vacche (SD di 1) e di 5,1 Unità Bovine Adulte (SD di 2) considerando anche la mandria di rimonta. Il numero di manze è mediamente di 9,3 capi ogni 10 vacche (SD pari a 1). Le unità lavorative familiari sono mediamente 2,6 (SD pari a 1) mentre quelle dipendenti sono 6,7 (SD pari a 5). Per quel che concerne la qualità del latte, nel 2020 essa è stata mediamente di un contenuto di grasso del 3,97% e del 3,43 % di proteina con una conta delle cellule somatiche pari a 198.000. Poi c’è il comparto riproduzione: l’età al primo parto delle manze è stato per il 2020 mediamente di 24,2 mesi (SD di 1) mentre l’interparto è stato pari a 396 giorni (SD di 21). Il totale dei ricavi nel 2020 per il gruppo di allevamenti italiano membri Edf è stato mediamente di 48,6 euro ogni 100 chili (minimo 41,3; massimo 82,2; SD 9; SD% 19%). Il prezzo medio del latte nel 2020 per gruppo di allevamenti italiani Edf è stato di 41,5 euro ogni 100 chili ma con una notevole differenza tra allevamenti in relazione alla destinazione del latte (minimo 36,1; massimo 67,4; SD 6,7; SD% 16%). I ricavi da vendita di animali sono stati mediamente di 2,4 euro ogni 100 chili ma anche in questo caso con una notevole variabilità (minimo 1, massimo 4,6, SD 1, SD% 41%).

Articolo di Giacomo Guglielmone – La Provincia di Cremona del 26/09/2021