Le attività di pesca nel Mediterraneo e nel Mar Nero a un giro di boa rispetto al sovrasfruttamento

Un nuovo rapporto FAO rivela che, nonostante la maggior parte degli stock ittici sia ancora sovrasfruttata, il numero di popolazioni interessate da una pesca eccessiva è diminuito per la prima volta nell’arco di decenni

Secondo il rapporto SoMFI sullo Stato della pesca nel Mediterraneo e nel Mar Nero,  pubblicato con cadenza biennale dal Consiglio generale per la pesca nel Mediterraneo (GFCM), un organo statutario della FAO, emerge che il 75 percento degli stock ittici continua a essere interessato da una pesca eccessiva, ma tra il 2014 e il 2018 questa percentuale è diminuita di oltre il 10 percento. Una contrazione analoga si è registrata anche per i tassi di sfruttamento. Se si tiene conto delle popolazioni valutate di recente, il numero di stock ittici con elevati livelli di biomassa relativa è raddoppiato rispetto alla precedente edizione della pubblicazione, uscita nel 2018.

Per la prima volta nell’arco di decenni il GFCM, grazie alla collaborazione con esperti di punta, è riuscito a registrare una tendenza positiva, nonostante il perdurare di uno sfruttamento eccessivo delle popolazioni ittiche della regione.

Tra gli esempi di miglioramento particolarmente rilevanti tra gli stock prioritari si annoverano i casi del nasello, che nel Mediterraneo mostra segni di recupero, e del rombo chiodato del Mar Nero, di cui si è osservata una diminuzione del tasso di sfruttamento via via che la biomassa riproduttiva andava ricostituendosi negli ultimi quattro anni.

Secondo Islem Ben Ayed, Presidente dell’Associazione tunisina per lo sviluppo della pesca artigianale, “Una gestione sostenibile non giova soltanto agli stock ittici. La creazione di un settore della pesca sostenibile nel Mediterraneo e nel Mar Nero consentirebbe di sorreggere l’occupazione, garantire un’alimentazione sana e salvaguardare il patrimonio culturale delle nostre comunità costiere per le prossime generazioni.”
Gli impatti socioeconomici del settore della pesca nella regione

Il rapporto menziona anche l’enorme contributo che il settore alieutico del Mediterraneo e del Mar Nero offre alle economie regionali, generando ricavi diretti, trainando una spesa a più ampio raggio e creando posti di lavoro cruciali. Si calcola che nella regione il settore abbia un valore economico annuo complessivo pari a 9,4 miliardi di USD.

Nel Mediterraneo e nel Mar Nero le attività di pesca creano 225 000 posti di lavoro a bordo e contribuiscono alla sussistenza di un totale stimato di 785 000 persone. In alcune zone di paesi quali la Tunisia, la Croazia e il Marocco, si conta quasi un pescatore ogni 100 persone residenti nelle aree costiere.

La pesca su piccola scala, pur rappresentando il principale tipo di pesca nella regione, con una stragrande maggioranza di pescherecci (83 percento) e di posti di lavoro correlati (57 percento), concorre soltanto per il 15 percento al totale delle catture.

I pescatori artigianali generano meno del 30 percento dei redditi complessivi derivanti dalla pesca, conducono un’esistenza segnata dall’incertezza e sono più vulnerabili ai problemi o alle crisi impreviste come la pandemia COVID-19. Secondo il rapporto, essi necessitano di maggiori aiuti statali e di uno schema di protezione sociale più efficace, che preveda anche l’accesso a un’assicurazione di disoccupazione.   

Il rapporto fornisce altresì elementi utili a comprendere lo stato della forza lavoro attuale nel settore alieutico della regione, un settore che è interessato da un fenomeno di rapido invecchiamento: quasi la metà dei lavoratori ha più di 40 anni e soltanto il 17 percento ha meno di 25 anni. Si tratta di una situazione che richiede misure proattive per garantire l’esistenza di una forza lavoro qualificata in futuro.