Libera e Anga a FierAgrumello, convegno sulla PAC 2023-27

A partire da sinistra: Paolo Faverzani, presidente AngaCr – Fabio Rolfi, assessore agricoltura Regione Lombardia – Andrea Massari, dirigente UO Programmazione Comunitaria e Sviluppo Rurale – Maria Vittoria Berselli, presidente FierAgrumello – Cesare Soldi, presidente AMI – Riccardo Crotti, presidente Libera e Confagricoltura Lombardia.

Dopo due anni di stop forzato mercoledì 20 aprile, finalmente, FierAgrumello – presidente Maria Vittoria Berselli— è tornata a coinvolgere un think-tank di imprenditori, protagonisti della politica, funzionari e conoscitori del mondo della terra per far fronte alle nuove sfide del settore agricolo, tra burocrazia e regolamentazione non sempre cristallina calata da Bruxelles ma anche, e soprattutto, alla luce delle crisi globali che si riflettono sul mercato e su chi lo traina. L’esperienza dei relatori ha permesso a tutti gli astanti di vederci finalmente chiaro. Grazie a Libera e Anga, promotrici del convegno d’apertura, in via Castello si è riacceso il dibattito sulle nuove frontiere dell’agricoltura con un focus particolare su prospettive e occasioni che potranno nascere dalla Riforma 2023 e dalla Pac. Il tavolo di lavoro è stato aperto coi saluti e l’introduzione dei presidenti di Libera Riccardo Crotti e di Anga Paolo Faverzani che hanno fatto gli onori di casa. A entrare nel dettaglio del complesso tema che tocca non solo aspetti politici e sociali, ma soprattutto le vite di 22 milioni di europei impiegati nella filiera di riferimento l’assessore regionale alle Politiche agricole, Fabio Rolfi e il funzionario del Pirellone per l’Unità organizzativa di programmazione comunitaria e programmazione rurale, Andrea Massari che con un excursus sugli aspetti tecnici, ma non solo, hanno reso chiara e immediatamente fruibile la riforma, sottolineando in particolare le novità per le imprese zootecniche. Cesare Soldi, presidente dell’Associazione maiscoltori italiani, ha messo sotto la lente la Pac, su cui sussistono da più parti perplessità e non mancano analisi critiche, affrontando l’evoluzione del contesto, anche geopolitico, che impatta inevitabilmente sulla produzione cerealicola.

Fonte: La Provincia