Mais, allarme rosso per disponibilità e prezzi

Riportiamo l’articolo “Mais: ora è allarme rosso per disponibilità e prezzi” pubblicato il 4 marzo sul quotidiano La Provincia di Cremona.

“È seriamente preoccupante, in termini di disponibilità e quotazioni, la prospettiva degli impatti sul commercio e gli approvvigionamenti di materie prime a fronte dei nuovi scenari che si delineano dal fronte ucraino. Lo ha sottolineato il presidente di Grain Services, Andrea Cagnolati, durante il talk ‘Nuova Pac: sarà addio al mais? Quali le colture alternative?’ tenuto mercoledì presso lo stand Uncai di Fieragricola ed al quale ha partecipato anche Cesare Soldi, presidente dell’Associazione Maiscoltori Italiani. Sono poi state illustrate le possibili ricadute in campo della nuova Pac in termini di competitività e sostenibilità delle diverse produzioni, proprio a partire dal mais, prima coltura nazionale in termini sia di produzioni che di rese (con una media di 10 tonnellate all’ettaro).

«Grazie a queste caratteristiche – ha spiegato Soldi – il mais ha assunto una funzione strategica chiave nelle principali filiere nazionali dei prodotti zootecnici e bio-industriali; pertanto, allo stato attuale non trova alcuna significativa alternativa. Non sarà addio al mais, perché confidiamo – prima di tutto – che vengano accolte entro giugno le nostre richieste; in particolare quella che sollecita la modifica dell’ecoschema 4, prevedendo nell’avvicendamento una progressiva riduzione (anziché il divieto) dell’utilizzo di diserbi chimici e di altri prodotti fitosanitari, oltre alle proposte di modifica che riguardano la norma di condizionalità». «Così – ha proseguito Soldi – si riuscirà a sostenere gli aiuti Pac, così importanti per tutti gli agricoltori. Il rilancio della coltura dovrà poi passare necessariamente anche dal rafforzamento della promozione dei contratti di filiera e della loro premialità, dalla ricerca e in particolare dal nuovo miglioramento genetico rappresentato dalle New breeding techniques, oltre che dalle potenzialità dei futuri crediti di carbonio».

Quanto agli impatti della nuova Pac come attualmente formulata a livello nazionale, «per un’azienda a seminativi i pagamenti diretti risulteranno purtroppo dimezzati. Oggi mediamente valgono 360 euro per ettaro (base + greening), nel 2023 diventeranno esattamente la metà, per poi ulteriormente diminuire a 173 euro per ettaro nel 2026. Il tutto a fronte di maggiori impegni, che rientrano nella cosiddetta condizionalità rafforzata. Con la nuova programmazione viene di fatto negato l’accesso al pagamento accoppiato, al pagamento ridistributivo ed ai nuovi ecoschemi, in particolare all’ecoschema 4. Restiamo fiduciosi che la richiesta di piccola modifica presentata dalle associazioni della filiera cerealicola possa essere accolta. La possibilità di prevedere nell’avvicendamento colturale dell’ecoschema 4 un limitato utilizzo anziché il divieto di prodotti fitosanitari ridarebbe respiro alla prossima Pac, con l’accesso al pagamento di 110 euro per ettaro. Ne beneficerebbero assieme al mais anche il frumento tenero, l’orzo e i seminativi in generale. Vi sono poi anche altri aspetti che preoccupano molto gli imprenditori agricoli; in particolare quelli relativi alle norme di condizionalità, e nello specifico a quella che stabilisce di prevedere una rotazione che consista in un cambio di coltura almeno una volta all’anno a livello di parcella, fatte salve alcune eccezioni. Una rotazione così accentuata anche per le colture secondarie metterebbe in seria difficoltà il sistema agricolo e zootecnico della pianura padana, dove la coltivazione del mais – in monosuccesione o in secondo raccolto – è come l’erba medica nell’areale del Parmigiano Reggiano, perno insostituibile di un sistema integrato di filiera. Andrebbe poi riconsiderata la necessità di prevedere anche la possibilità di diversificazione in deroga, opzionabile per la riforma della Pac».”

Fonte: La Provincia di Cremona