Mais, trinciatura anticipata. Perdite fra il 30-40 per cento

L’analisi di Cesare Soldi: «La siccità non ha colpito tutti nello stesso modo ma una cosa è certa: le importazioni aumenteranno fino a oltre il 50% dopo essersi già quadruplicate dal 2000»

Trinciatura del mais anticipata. Non solo una necessità ma anche un cambiamento metodologico che si sta affermando in tempi recenti. La trincia in azione alla terza settimana di luglio, anziché a cavallo fra la prima e seconda d’agosto, è uno spettacolo inusuale a cui stanno assistendo tanti lombardi ma la spiegazione è più complessa di quanto possa sembrare. Cesare Soldi, presidente di AMI, fa il punto, analizzando cause e conseguenze. «Da una parte la doppia dinamica, l’anticipo generalizzato e la necessità dettata dalla siccità. Dall’altra un calo delle rese e in alcuni casi di qualità. Lo scenario prossimo? Quasi impossibile definirlo con tanto anticipo. Stime approssimative potrebbero attestarsi su cali produttivi del 30-40% e un sicuro aumento consistente dell’importazione di granella di mais». Sulle soluzioni, ovviamente, nessuno può sfoderare la bacchetta magica, nemmeno i più navigati agricoltori: «Che fare per l’anno a venire? Potenziamento e miglioramento dei bacini a livello degli invasi, varietà maggiormente resistenti allo stress idrico e soprattutto sperare che la siccità estrema, a differenza dell’aumento delle temperature, questo sì costante, sia un fenomeno isolato e non una tendenza». Nei campi di mais del Cremonese e non soltanto, che il prodotto sia maturo o meno, si comincia a raccogliere il trinciato. E, non sempre, perché lo si vorrebbe. C’è chi un po’ d’acqua l’ha avuta e porterà a casa un prodotto comunque similare se rapportato ad annate classiche e chi è rimasto all’asciutto in preda al sole cocente e, pur di non perdere tutto, salverà il salvabile. Per non parlare della situazione critica per i mais di secondo raccolto. In generale la situazione è per alcuni un disastro, anche per i più fortunati una annata complessa. «Ci sono due situazioni parallele – chiarisce Soldi –. La trinciatura o i pastoni fatti sui mais precoci e la trinciatura di un prodotto che era in una situazione tale da dover intervenire. Le conseguenze sono spesso una produzione compromessa in termini di qualità e produzione. E ne risentirà anche il mercato: mancando prodotto ci sarà, di conseguenza, necessità in alcuni casi di andare a richiedere trinciato sul mercato sottraendolo spazio alla granella». Ma la diversificazione ambientale della Pianura Padana porta ovviamente anche a una diversificazione delle singole situazioni, pure diametralmente opposte in alcuni casi: «Ci sono isole felici che hanno potuto beneficiare dell’acqua – continua Soldi – con un comunque relativo calo di resa ma con un prodotto che c’è. Dall’altro lato abbiamo anche perdite totali. Il calo, sommando, è comunque generalizzato». Presto per fare un bilancio preciso, ma qualche idea dello scenario prossimo c’è già: «Definire quanto questa congiunzione di situazioni critiche sia stata impattante oggi è molto difficile. Potremo parlarne con assoluta certezza statistica solo quando avremo dati su tutto il trinciato, che comunque vanno poi verificati e confermati. Ora come ora, sulla base delle informazioni sommarie che abbiamo potuto raccogliere, le perdite di produzione comunque rischieranno di attestarsi tra il 30 e il 40%. L’importazione per il mercato nazionale della granella quindi, già quadruplicata dal 2000 a oggi con un 47% supererà molto probabilmente quota 50%».

Fonte La Provincia