Mais: Ue produzione ai minimi storici, aumenta l’importazione

Secondo l’Usda, il dipartimento americano dell’Agricoltura, che ha aggiornato nei giorni scorsi le stime nel Grains report di ottobre, la produzione nell’Ue scenderà ai minimi da quindici anni.

Come riporta Agrisole l’aspetto più preoccupante è che il drammatico vuoto d’offerta interno costringerà i Peasi dell’UE a ricorrere massicciamente alle importazioni, senza certezze peraltro sulle possibilità di copertura dei fabbisogni interni e sulle condizioni di acquisto soprattutto per quanto attiene al fattore prezzo, oggi molto volatile.

Queste prerogative fanno sì che l’Unione europea quest’anno sia il primo importatore di mais, con la previsione di un quantitativo di 20 milioni di tonnellate nel 2022/23, sorpassando la Cina per la quale è previsto un import di 18 milioni di tonnellate.

Le stime dell’USDA vedono la produzione dell’Ue di poco superiore a 56 milioni di tonnellate, un volume inferiore del 21% alla scorsa campagna. Anche le proiezioni dell’export sono previste in forte calo, a 2,7 milioni di tonnellate contro i 6 milioni dell’ultima annata, principalmente a causa della pesante flessione del raccolto di mais in Romania.

Su scala mondiale il dipartimento Usa dell’Agricoltura stima un raccolto di mais di poco meno di 1,17 miliardi di tonnellate, in calo del 4% su base annua. Nell’attesa di un rendimento inferiore alle precedenti valutazioni, per le condizioni di deficit idrico persistenti, l’Usda ha ridotto di oltre un milione di tonnellate la stima sul raccolto statunitense, confermando invece le previsioni di settembre sia in Cina che in Brasile.

Anche per la produzione di orzo e frumento, a livello europeo, è stimata in calo anche se con riduzioni meno drastiche rispetto al mais. Sulla base di questi elementi, anche l’uso del mais nel settore zootecnico subirà una contrazione, data la convenienza sul piano dei costi, a favore di altri cereali nelle razioni alimentari.

In aggiunta alle difficoltà di reperimento dei cereali, l’Unione europea sta affrontando una grave epidemia di influenza aviaria ad alta patogenicità (HPAI), che ha già portato all’abbattimento di circa 50 milioni di avicoli e altri volatili. Viene evidenziato dagli esperti del Dipartimento american che prevedono inoltre che negli allevamenti Ue di bovini e suini la produzione subisca nei prossimi mesi una contrazione, in risposta alle maggiori restrizioni ambientali e all’aumento dei costi dei mangimi e dell’energia, che hanno ridotto, e in molti casi già azzerato, i margini aziendali.

Fonte: Agrisole