Mancanza di manodopera nell’agroalimentare

Confagricoltura sottolinea la preoccupazione per la mancanza di manodopera stagionale, soprattutto extracomunitaria, nel settore dell’agroalimentare. Viste le crescenti segnalazioni di tale problema da parte di aziende agricole in tutta Italia, il presidente Giansanti, ha richiesto l’emanazione di un nuovo decreto flussi per poter far entrare in Italia nuovi lavoratori stranieri, e l’ulteriore proroga, oltre il 31 luglio, dei permessi di soggiorno scaduti per consentire ai lavoratori stranieri, che sono già in Italia, di rimanere e lavorare. La pandemia ha acuito le difficoltà e per questo è da ritenersi necessaria l’individuazione di adeguate soluzioni che non siano dettate solo dall’urgenza e dall’emergenza.

Confagricoltura ha ricordato come più volte, negli ultimi anni, si siano ipotizzati progetti e proposte per fare fronte alla situazione, prevedendo l’impiego di disoccupati e di percettori di ammortizzatori sociali del nostro Paese. Nessuna proposta però è riuscita e garantire un numero adeguato di lavoratori. Importante sottolineare anche la necessità di porre in essere un’attività di adeguata formazione sia per i connazionali, sia per gli stranieri.

Sulla base dei dati del Rapporto dell’Osservatorio Nazionale sul lavoro agricolo dell’ente bilaterale Eban e di Nomisma, è posto in evidenza come l’agricoltura vanti una quota rilevante di manodopera straniera, con oltre 340 mila lavoratori stranieri; complessivamente rappresentano il 32% del totale degli operai agricoli in Italia.

Anche in Lombardia sale la preoccupazione per la mancanza di lavoratori agricoli. A denunciare il problema è l’assessore all’Agricoltura della Regione Lombardia, Fabio Rolfi, che interviene con una serie di puntualizzazioni sull’effetto nel settore agricolo dell’attuale modalità di percezione del reddito di cittadinanza. I percettori del reddito rifiutano, di fatto, i contratti e le imprese agricole sono in difficoltà.

Secondo l’assessore Rolfi, è necessaria un’azione politica forte e una revisione profonda della misura, perché rischia a lungo termine di bloccare la crescita di un settore che rappresenta l’eccellenza dell’Italia nel mondo.

Fonti: Confagricoltura – Regione Lombardia