Merito e innovazione. Così il futuro è rosa

La ‘rivoluzione gentile’ di Annamaria Barrile, nuovo dg di Confagricoltura
«Coltiviamo i talenti e lavoriamo per obiettivi, come fanno le aziende»

ROMA – Traghettare l’organizzazione verso una cultura del lavoro impostata per obiettivi, sempre più vicina a quella delle imprese; svilupparne il progetto di digitalizzazione legato ad HubFarm, piattaforma tecnologica e digitale per l’agricoltura; valorizzarne i talenti con un lavoro di capillare individuazione delle potenzialità di ciascuno e con percorsi di formazione anche individuali: per essere all’altezza di un mondo che va sempre più veloce, delle necessità delle imprese associate, e per costruire la nuova classe dirigente dell’organizzazione di Palazzo della Valle.

Sono le tre linee strategiche indicate da Annamaria Barrile, dal 1° giugno nuovo direttore generale di Confagricoltura, dopo essere stata – dall’ottobre 2019 – inizialmente responsabile delle relazioni istituzionali e poi vicedirettore generale al fianco del suo predecessore Francesco Postorino. Prima donna al timone nella storia ultracentenaria dell’organizzazione, 47 anni, siciliana, sposata e con due figli piccoli, Annamaria Barrile era ‘sbarcata’ a Palazzo della Valle forte di una solida esperienza nell’ambito delle relazioni istituzionali a livello nazionale e internazionale.

«La cifra distintiva della nostra governance è da sempre quella dell’autorevolezza», sottolinea Barrile. «In continuità con il lavoro straordinario svolto dal mio predecessore, cercherò quindi di declinare questa autorevolezza al femminile; con lo stile proprio delle donne che non intendono ‘trasformarsi’ in uomini. Una leadership gentile, inclusiva, votata all’ascolto ed al confronto. Ma – certo – non un ‘semaforo verde’per l’anarchia. Ascolto tutti però alla fine decido io. Come è giusto che sia e come il mio incarico richiede».

Verso obiettivi già ben delineati. «Dobbiamo innovare la nostra cultura ed il nostro sistema di lavoro – ribadisce – per avvicinarli sempre di più a quelli che caratterizzano le imprese. Il mondo corre e cambia, dunque siamo chiamati a farlo anche noi. Lavorare per obiettivi e non per incarichi significa guadagnare in efficienza, essere più motivati e responsabilizzati, e anche liberare tempo».

«Valorizzare, formare e professionalizzare il personale in ragione degli obiettivi ed a partire dai talenti di ciascuno – non di rado nascosti, inespressi o non utilizzati – , vuol dire porre davvero al centro il merito, e non l’anzianità o la posizione; dicendosi una volta per tutte che ‘uno non vale uno’, e che chi non riconosce il merito lo butta via. Per questo ho già annunciato un progetto che si chiamerà proprio ‘Coltiviamo i talenti’».

«E ancora, prendere pieno controllo della rivoluzione digitale significa anche essere in grado di trasferirla alle imprese, con
un approccio che deve essere di consulenza lungo la strada obbligata dell’innovazione» .

«Sono profondamente convinta che queste tre linee d’azione rappresentino anche il terreno sul quale si gioca il futuro dell’agricoltura italiana. Oggi più che mai in balìa della ‘tempesta perfetta’, scosse da difficoltà da cogliere come sprone a fare un
passo avanti. Del resto, i grandi progressi sono sempre nati così. E il traguardo che tutti dobbiamo porci non è la sopravvivenza, ma il successo: nel lavoro e sui mercati. In questa sfida – conclude – si potrà sempre con tare su di noi».

Andrea Gandolfi