Cerca

Ultime notizie

Agrisolare, il clic che cambia i tetti: alle 12 si apre la finestra per i progetti del nuovo bando PNRR

Dalle ore 12 di oggi scatta la corsa: procedure a sportello fino alle ore 12 del 9 aprile, contributi fino all’80% per fotovoltaico sui fabbricati agricoli, con rimozione dell’amianto, sistemi di accumulo e ricarica elettrica tra gli interventi finanziabili

Agrisolare, il clic che cambia i tetti: alle 12 si apre la finestra per i progetti del nuovo bando PNRR

Un tetto di lamiera scaldato dal sole di mezzogiorno. In stalla, i ventilatori girano lenti, le bollette corrono veloci. Oggi, alle ore 12:00 del 10 marzo 2026, quel tetto può cominciare a produrre energia e risparmio: si apre, sul portale del GSE, la finestra del nuovo bando PNRR “Facility Parco Agrisolare”. C’è un mese esatto — fino alle ore 12:00 del 9 aprile 2026 — per presentare progetti e attingere a una dote di 789 milioni di euro, con contributi a fondo perduto fino all’80% per chi installa pannelli fotovoltaici su fabbricati ad uso produttivo nei settori agricolo, zootecnico e agroindustriale. Il quadro è definito dal Decreto del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste (MASAF) del 17 dicembre 2025 (in Gazzetta Ufficiale il 5 febbraio 2026) e dal Regolamento operativo allegato all’Avviso. La procedura è a sportello: conta l’anteriorità dell’invio, ma pesano anche precisi criteri di priorità.

Che cos’è “Facility Parco Agrisolare” e perché è rilevante ora

La misura M2C1–Investimento 4 del PNRR rifinanzia e aggiorna il percorso avviato con i precedenti bandi “Parco Agrisolare”: niente consumo di suolo, impianti solo su coperture esistenti (stalle, magazzini, cantine, serre e altri fabbricati strumentali). L’obiettivo è tagliare i costi energetici, aumentare l’autoproduzione e accelerare la transizione nelle filiere agricole e agroindustriali. La riapertura dello sportello arriva dopo un rafforzamento della dotazione complessiva della misura, che — secondo il MASAF — è salita grazie a nuovi stanziamenti, con impatti significativi anche su rimozione dell’amianto e sistemi di accumulo già installati nei cicli passati.

Scadenze e procedura: quando e come presentare domanda

  • Invio domande: dalle ore 12:00 del 10 marzo 2026 alle ore 12:00 del 9 aprile 2026.
  • Canale unico: piattaforma informatica del GSE (Area Clienti, Portale Agrisolare).
  • Procedura: a sportello, con assegnazione fino a esaurimento risorse, applicando — se necessario — criteri di priorità.Queste regole e tempistiche sono fissate dall’Avviso pubblico e dal Regolamento operativo pubblicati dal MASAF.

Chi può partecipare

Beneficiari sono:

  • imprese attive nella produzione agricola primaria;
  • imprese della trasformazione di prodotti agricoli;
  • imprese della trasformazione di prodotti agricoli in non agricoli;
  • cooperative e consorzi, anche in forma di autoconsumo condiviso o in aggregazione.Il Regolamento ribadisce i requisiti soggettivi (tra cui regolarità contributiva, assenza di cause ostative antimafia) e gli adempimenti dichiarativi.

Dove e su cosa si può installare

Gli impianti devono essere di nuova costruzione, installati su coperture di fabbricati ad uso produttivo. La potenza ammessa per singolo progetto è compresa tra 6 kWp e 1.000 kWp. Non sono ammessi progetti superiori a 1.000 kWp (anche se suddivisi in sezioni). In caso di potenziamento di impianti esistenti, il contributo riguarda solo i costi della nuova sezione.

Quanto finanzia il bando: intensità degli aiuti

Il contributo è in conto capitale, sulla base delle spese ammissibili. Le percentuali variano per tabella di riferimento (settore) e taglia di impianto:

  • Produzione agricola primaria (Tabella 1A): fino all’80% delle spese ammissibili.
  • Trasformazione di prodotti agricoli (Tabella 2A):
    • 80% per impianti tra 6–200 kWp;
    • 65% per impianti tra 200–500 kWp;
    • 50% per impianti tra 500–1.000 kWp.
  • Trasformazione di prodotti agricoli in non agricoli (Tabella 3A): 30% con possibili maggiorazioni.

Maggiorazioni: +20 punti percentuali per piccole imprese, +10 per medie; +15 punti per investimenti in regioni assistite (Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, Sardegna).

Attenzione al principio cardine per la produzione primaria: l’energia prodotta deve soddisfare il solo autoconsumo o l’autoconsumo condiviso. La dimensione dell’impianto va calibrata sui consumi medi annui, considerando anche l’energia termica convertita in “elettrico equivalente” con il metodo indicato (esempi e formule nel Regolamento).

Cosa si può finanziare: fotovoltaico e voci collegate

  • Impianto fotovoltaico: ammissibili le spese fino ai massimali per kWp, legati all’iscrizione dei produttori dei moduli al Registro dei Moduli Fotovoltaici ENEA e alla relativa categoria:
    • fino a 1.500 €/kWp se i moduli sono in Categoria B o C;
    • fino a 1.000 €/kWp se i moduli sono in Categoria A.I componenti devono essere nuovi e marcati CE.
  • Sistemi di accumulo elettrico: contributo aggiuntivo ammissibile fino a 700 €/kWh, con tetto di 50.000 € di spesa ammissibile, per batterie e dispositivi di gestione/conversione non già inclusi nell’impianto (no doppio conteggio sugli inverter ibridi).
  • Dispositivi di ricarica per la mobilità elettrica: riconosciuta una spesa aggiuntiva fino a 10.000 €.
  • Interventi complementari sulla copertura:
    • rimozione e smaltimento dell’amianto/eternit;
    • isolamento termico;
    • sistemi di aerazione/ventilazione.Il contributo per questi interventi è calcolato fino a un massimale proporzionato alla potenza dell’impianto (formula: costi ammissibili di amianto+isolamento+aerazione, con tetto pari a 700 € per kWp dell’impianto, moltiplicato per l’intensità di aiuto applicabile). È obbligatoria la completa rimozione dell’amianto dalle superfici interessate: niente pannelli su coperture con presenza residua. Documentazione e formulario rifiuti sono vincolanti in fine lavori.

Criteri di priorità: non solo il tempismo

Se le domande ammissibili superano la dotazione della specifica tabella, oltre all’ordine cronologico si applicano criteri di priorità:

  • progetti nuovi e progetti “rinunciatari” dei bandi 2022, 2023 e 2024;
  • garanzia di almeno il 40% delle risorse per progetti nelle regioni del Mezzogiorno;
  • imprese iscritte alla Rete del lavoro agricolo di qualità;
  • qualità/efficienza dei progetti, con priorità ai moduli dei produttori iscritti al Registro ENEA in Categoria B o C.Questi elementi sono elencati nel Regolamento Operativo e ripresi dall’Avviso.

Le soglie economiche che contano (e gli errori da evitare)

  • Non superare i massimali per kWp e per kWh di accumulo: il GSE ridetermina l’importo se le spese eccedono i tetti.
  • Evitare avvii lavori anticipati: le fatture di moduli/inverter prima dell’invio domanda sono considerate “impegno giuridicamente vincolante” e fanno scattare l’avvio lavori, precludendo l’ammissibilità.
  • Pianificare la rimozione amianto per tempo: senza formulario rifiuti in regola, il contributo complementare non si sblocca.
  • Usare moduli conformi e produttori iscritti al Registro ENEA: incide sia sull’ammissibilità, sia sui criteri di priorità.

Tempi di progetto e gestione pratica

La finestra per presentare le proposte è breve (10 marzo – 9 aprile 2026). Il GSE ha diffuso indicazioni operative e, in più sedi, ha annunciato momenti informativi. Alcune guide operative di settore ricordano che i progetti ammessi devono essere completati entro tempi certi (in diverse comunicazioni tecniche si fa riferimento a un orizzonte di 18 mesi dall’atto di concessione): è prudente verificare in piattaforma il cronoprogramma applicabile al proprio caso.

Come dimensionare bene l’impianto: la regola dell’autoconsumo

Per la produzione primaria vale il vincolo dell’autoconsumo: l’impianto deve coprire il fabbisogno medio annuo dell’azienda, includendo l’energia termica “convertita” in equivalenti kWh elettrici secondo la formula indicata nel Regolamento (con esempi pratici su GPL e gasolio). La piattaforma richiede dati puntuali su POD, consumi storici e calcolo dell’energia elettrica equivalente. Strumenti come PVGIS sono richiamati come metodologia standard per stimare la produzione annua attesa. Un sovradimensionamento oltre le soglie può compromettere l’ammissibilità.

Focus coperture: dall’amianto alla coibentazione intelligente

La misura non finanzia pannelli su tetti con eternit/amianto presente: prima si bonifica, poi si installa. L’intervento può estendersi anche a superfici più ampie della porzione ospitante il FV, purché all’interno dello stesso fabbricato. In parallelo, la coibentazione e i sistemi di aerazione possono migliorare il microclima in stalla o magazzino, con benefici su benessere animale, qualità delle derrate e riduzione dei picchi di temperatura, massimizzando l’uso dell’energia autoprodotta.

Le parole chiave per non perdere punteggio (e risorse)

  • Mezzogiorno: garantita la quota di 40% delle risorse (Abruzzo compreso tra i criteri territoriali richiamati).
  • Rete del Lavoro Agricolo di Qualità: l’iscrizione dà priorità.
  • Moduli ENEA Categoria B o C: corsia preferenziale e massimali più alti.
  • Procedure a sportello: invio tempestivo e dossier completo contano.

Quanti soldi sul tavolo e quali ricadute attese

La nuova finestra “Facility” vale 789 milioni di euro e si inserisce in un filone che, secondo le note del MASAF, ha già finanziato migliaia di imprese, con risultati misurabili anche su sistemi di accumulo e bonifiche dell’amianto. Alla vigilia dell’apertura, fonti istituzionali e d’informazione ricordano il rafforzamento della dotazione complessiva del PNRR per l’agricoltura e sottolineano il ruolo strategico dell’energia prodotta “in azienda” per la competitività delle filiere.

Suggerimenti operativi per una proposta “a prova di sportello”

  • Preparare in anticipo il pacchetto documentale: visure, CUP (dopo concessione), dichiarazioni, dossier fotografici delle coperture, preventivi coerenti con i massimali, schede tecniche di moduli, inverter, BESS e colonnine di ricarica.
  • Verificare l’iscrizione al Registro ENEA del produttore dei moduli e la relativa categoria (A/B/C): incide su massimali e priorità.
  • Caricare i dati di consumo con metodo e trasparenza, includendo l’elettrico equivalente per i combustibili termici.
  • Pianificare la bonifica amianto con tempi e tracciabilità dei rifiuti; valutare se abbinare coibentazione e ventilazione per massimizzare i benefici energetici.
  • Considerare l’accumulo: in contesti con carichi serali/notturni (mungitura, refrigerazione latte, celle frigo, irrigazione con pompe), il BESS può aumentare l’autoconsumo e la resilienza ai picchi di prezzo.
  • Tenere d’occhio i criteri di priorità applicabili al proprio profilo (territoriali, Rete del Lavoro Agricolo di Qualità, qualità tecnologica) e, se possibile, soddisfarli.

Cosa cambia rispetto ai cicli precedenti

Oltre alla nuova cornice “Facility” e alla conferma di una finestra unica e breve per la presentazione, spiccano:

  • l’esplicito aggancio ai massimali per kWp differenziati in base alla categoria ENEA dei moduli;
  • il tetto di 700 €/kWh per l’accumulo con limite 50.000 €;
  • la curva di intensità che scende con l’aumentare della potenza (per la trasformazione), preservando l’80% nelle taglie medio-piccole;
  • la formalizzazione dei criteri di priorità (territorio, RLAQ, qualità tecnologica);
  • la spinta all’autoconsumo e all’autoconsumo condiviso, anche tramite aggregazioni tra imprese.

Un mese, tante opportunità: il senso di questa corsa

Tra oggi 10 marzo 2026 e il 9 aprile 2026 scorre il tempo che separa un tetto “passivo” da una infrastruttura energetica capace di alleggerire conti economici e impatti ambientali. Le regole sono chiare: autoconsumo, tetti di spesa per kWp e kWh, niente amianto sotto i pannelli, documentazione inattaccabile. I benefici sono concreti: contributi fino all’80%, estensione a accumulo e ricarica elettrica, priorità per chi investe nel Mezzogiorno o aderisce alla Rete del Lavoro Agricolo di Qualità. Ma la chiave resta una: arrivare preparati al momento del clic.

Box pratico: checklist essenziale prima dell’invio

  • Credenziali GSE funzionanti e profilo azienda aggiornato.
  • Dati consumi elettrici e termici triennali, con calcolo dell’elettrico equivalente.
  • Scelta moduli con produttore iscritto al Registro ENEA e categoria verificata.
  • Verifica potenza complessiva: tra 6 e 1.000 kWp, dimensionata all’autoconsumo.
  • Se presente amianto, piano di rimozione con impresa abilitata e formulari rifiuti in bozza.
  • Valutazione BESS: taglia/costi entro 700 €/kWh e 50.000 €.
  • Eventuali colonnine di ricarica: massimo 10.000 € ammissibili.
  • Attenzione a non generare impegni vincolanti (es. fatture moduli/inverter) prima dell’invio della domanda.

Con queste leve, un tetto di stalla, di cantina o di magazzino può diventare, davvero, la centrale elettrica dell’azienda — e del suo futuro competitivo.

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Confagricoltura

Caratteri rimanenti: 400