Pomodoro: intesa firmata, il prezzo sale del 20%

È arrivata martedì 12 la tanto attesa fumata bianca per la trattativa che andrà a definire il prezzo 2022 del pomodoro da industria. Le controparti, produttori e trasformatori, hanno trovato l’accordo per un prezzo base di 108,5 euro a tonnellata, grado brix 4,85, con il mantenimento delle tabelle qualitative sui livelli di quelle del 2021.

«Credo si possa parlare di un prezzo abbastanza soddisfacente», commenta Massimo Bacchi, presidente della Sezione orticole, bietole e frutta della Libera Associazione Agricoltori Cremonesi. «Ciò anche in considerazione del fatto che la prima offerta formulata a febbraio dagli industriali era di 94,7 euro alla tonnellata; mentre le Op – che quest’anno hanno sicuramente mantenuto una forte coesione, con l’obiettivo di avvicinarsi il più possibile all’obiettivo stabilito di 110 euro a tonnellata – sono riuscite a spuntare un prezzo molto prossimo a quanto poi condiviso nei tavoli agricoli». «Il lungo protrarsi della trattativa ed i considerevoli aumenti dei costi di produzione – prosegue Bacchi – hanno però indotto diversi agricoltori a modificare l’impiego di parte della loro superficie destinata originariamente a pomodoro, puntando sulle coltivazioni di mais e soia che al momento godono di elevate quotazioni di mercato. A questo proposito, si stima una riduzione dell’investimento a pomodoro intorno al 15/20%». «Nel frattempo sono cominciati i primi trapianti, sui quali purtroppo grava già l’handicap della grave siccità che da tempo colpisce il Nord Italia. Per quanto riguarda il Consorzio Casalasco – conclude Bacchi – si prevede per i soci un aumento del 5% del prezzo interprofessionale, che permetterà di raggiungere il valore di circa 114 euro a tonnellata».

Giudizio positivo anche da parte di Corrado Ferrari, imprenditore mantovano che presiede la Federazione di prodotto di Confagricoltura Lombardia. «Registriamo un aumento di 1,65 euro al quintale: quasi il 20% in più rispetto allo scorso anno. Le criticità rimangono però legate all’incremento dei costi di produzione, che in molti casi finiranno per assorbire del tutto il nuovo prezzo».

L’accordo è stato frutto di un lungo ‘braccio di ferro’ tra produttori e trasformatori, non senza momenti nei quali si è rischiato che la trattativa saltasse del tutto. «Alcuni accordi raggiunti nella zona di Ferrara erano stati chiusi ad un prezzo di circa 105 euro a tonnellata, mentre a Parma se ne chiedevano 110. Il risultato finale è stata la media fra queste richieste. L’ideale sarebbe stato il ritocco delle tabelle qualitative, che invece sono rimaste invariate. Ma possiamo comunque dirci soddisfatti».

Secondo quanto precisato in una nota da Anicav (Associazione industriali conserve alimentari vegetali) l’accordo quadro per la gestione della prossima campagna di trasformazione del pomodoro nel bacino del Nord Italia «prevede la conferma dell’impianto contrattuale del 2021 per la parte normativa, con un prezzo di riferimento frutto di un incremento di oltre il 18%: il più elevato di sempre. Complessivamente, l’aumento si attesta così attorno al 40% in soli quattro anni».

Fonte: La Provincia