Previsioni di semina dei cereali 2022: il report dell’ISTAT in collaborazione con il CREA

La crisi post-pandemica sembra non avere avuto un impatto significativo sulle superfici coltivate: per l’annata 2021 conclusa, l’86,4% delle aziende agricole dichiara che la superficie agricola utilizzata è rimasta invariata, mentre per il 4,8% è cresciuta. L’incidenza percentuale dei seminativi sulla superficie agricola utilizzata passa dal 52,6% nel 2020 al 51,8% nel 2021. Nel 2022 non si prevedono grandi variazioni per le superfici investite a frumento tenero (+0,5 %) e frumento duro (-1,4 %), in aumento invece i terreni investiti alla coltivazione dell’orzo (+8,6 %), in diminuzione quelli utilizzati a mais (-4,8 %). Il 46,9% delle aziende intervistate prevede profitti invariati per la nuova annata agraria, il 20,6% profitti in aumento: tra queste il 49,4% è situato al Nord. Sono questi alcuni dei dati contenuti nel nuovo report pubblicato da Istat, che riporta le previsioni di semina per i cereali nel 2022. Le previsioni sono state fatte nel periodo precedente il conflitto in Ucraina.

Rispetto dell’ambiente, agricoltura sostenibile, innovazione, sono parole chiave che ispirano sempre di più le strategie degli operatori del settore primario; la stessa pandemia ha comportato la necessità di adeguare gli standard produttivi e gestionali di molte aziende agricole a favore di una domanda finale di generi alimentari sempre più attenta alla sicurezza alimentare.

A due anni dall’inizio dell’emergenza sanitaria da Covid-19, il settore agricolo continua a mostrare un andamento sostanzialmente positivo. Se, tra gli effetti della pandemia dichiarati lo scorso anno, è emersa soprattutto una riduzione dei prezzi di vendita del proprio prodotto (17,8% delle aziende agricole con coltivazioni cerealicole) e una riduzione della domanda (17,4%), la crisi sembra continui a non avere un impatto significativo sulle superfici coltivate e sulle produzioni raccolte.

Per le aziende agricole italiane, indipendentemente dalla dimensione o localizzazione geografica, la possibilità di aver potuto usufruire in questi anni di un sostegno economico straordinario da parte dello Stato e dell’intervento della Commissione europea, che ha varato diversi provvedimenti a sostegno, ha verosimilmente contribuito al mantenimento delle condizioni pre-pandemia.

In tale contesto, l’Istat ha completato la raccolta dati del settimo censimento dell’agricoltura a luglio 2021.

In attesa della diffusione dei risultati e a complemento con il primo Report Crea-Istat sull’economia agricola e la legislazione del settore, con questa Statistica Today vengono offerti i dati disponibili sulle superfici e le produzioni raccolte nell’annata agraria 2020-2021. Come di consueto, tra la fine del 2021 e l’inizio del 2022, l’Istat ha condotto l’indagine sulle intenzioni di semina per alcune coltivazioni cerealicole, finalizzata a prevedere l’uso delle superfici per la coltivazione di cereali nell’annata agraria 2021-2022.

Nel 2021 crescita delle coltivazioni a cereali al Sud e nel Nord-ovest

Nel 2021 la superficie agricola utilizzata (SAU) diminuisce di 1,9 punti percentuali rispetto al 2019 e di 1,7 punti percentuali sul 2020; anche la superficie investita a seminativi mostra un andamento analogo.

L’incidenza dei seminativi sulla SAU, che tra il 2019 e il 2020 rimane costante al 52,6%, mostra nel 2021 una lieve diminuzione rispetto al 2020 (-0,8 punti percentuali). Le aree con le riduzioni più significative sono il Centro (dal 58,7% al 58,1%) e il Sud (dal 46,6% al 44,5%). Nel 2021, nonostante il calo registrato per le superfici investite a coltivazioni cerealicole rispetto all’annata agraria precedente (-2,5 punti percentuali), i cereali si confermano le coltivazioni più importanti: rappresentano infatti il 43,9% dei seminativi; seguono a distanza gli erbai e pascoli temporanei (35,4%). A livello nazionale il peso relativo dei cereali risulta in crescita di 0,3 punti percentuali, in controtendenza rispetto al calo registrato nel 2020 (-0,8 punti percentuali sul 2019).

L’annata agraria 2019-2020 è stata caratterizzata da un calo dell’incidenza dei cereali sui seminativi in tutte le aree geografiche del Paese con l’unica eccezione delle Isole (+1,9 punti percentuali). Le flessioni più significative rispetto all’anno precedente si sono registrate nel Nord-est (-1,4 punti percentuali) e nel Sud (-2,9 punti). Nel 2021 gli andamenti sono differenti. Il Nord-ovest vede, infatti, una crescita dell’incidenza dei cereali sui seminativi pari a 0,6 punti percentuali, simile a quella delle Isole ma inferiore a quella messa a segno dal Sud (+3,3 punti percentuali), che riporta questa ripartizione su valori simili a quelli del 2019. L’incidenza dei cereali diminuisce al Nord-est (-0,7 punti percentuali) e soprattutto al Centro (-2,4 punti percentuali).

Focalizzando l’attenzione sulla distribuzione territoriale delle superfici investite a cereali, il Sud ricopre una posizione di primo piano con il 30,2% del totale delle superfici (30,3% nel 2020). La Puglia conferma il primato delle superfici cerealicole sul totale nazionale (13,7%), ciononostante al Sud si prevede il maggiore calo in termini relativi sul totale nazionale per la nuova annata agraria 2021-2022 (-1,7 punti percentuali). Il Nord-ovest rappresenta il 22,9% sul totale delle superfici cerealicole nel Paese; le previsioni di semina per il 2022 sembrano confermare il valore dell’anno precedente (23%). Nell’ultimo triennio è sostanzialmente stabile la situazione nel Nord-est: -0,3 punti percentuali nel 2021 rispetto al 2020 e +0,1 punti percentuali previsti per il 2022 rispetto al 2021.

Il peso delle coltivazioni cerealicole è inferiore al Centro e nelle Isole, sebbene le due aree mostrino un andamento diverso negli ultimi tre anni. Rispetto all’anno precedente nel Centro si riscontra un calo di un punto percentuale, dal 15,1% nel 2020 al 14,1% mentre nelle Isole si registra un lieve incremento (+0,3 punti percentuali rispetto al 2020). L’ultima edizione dell’indagine sulle intenzioni di semina ha però previsto, per il 2022, la crescita più elevata delle superfici utilizzate proprio in queste ultime aree geografiche: +0,3 punti percentuali al Centro e +1,2 punti percentuali nelle Isole rispetto all’ultima annata agraria conclusa.

Le coltivazioni su cui si investe maggiormente, considerata la loro incidenza sul totale delle superfici a cereali, sono il frumento duro, il mais, il frumento tenero e l’orzo.

Se per l’annata agraria 2021-2022 il frumento duro e il frumento tenero non mostrano variazioni significative del loro peso sul totale delle superfici cerealicole, le previsioni di semina indicano una riduzione delle superfici maidicole (-0,8 punti percentuali) dovuta a una serie di fattori concomitanti (contrazione dei prezzi, elevati costi fissi e un maggiore rischio sanitario), e un aumento dell’incidenza delle superfici coltivate a orzo (+0,8 punti percentuali) che, oltre a essere destinato all’industria mangimistica trova un impiego crescente nel comparto del consumo umano, in particolare in quello della produzione del malto. In base all’indagine sulle intenzioni di semina per l’annata agraria 2021-2022 si prevede una flessione di un punto percentuale delle superfici coltivate a cereali. I dati sono stati raccolti in un periodo antecedente all’inizio della guerra in Ucraina che indubbiamente influirà sull’import/export dei prodotti e ridurrà la quantità di grano e cereali da importare.

Focalizzando l’attenzione sull’andamento delle superfici delle principali coltivazioni cerealicole, nell’ultimo biennio si osservano variazioni importanti. In particolare, con riferimento alle previsioni di semina per il 2022, la flessione è imputabile principalmente alla riduzione di 1,4 punti percentuali della superficie a frumento duro e di 4,8 punti percentuali della superficie a mais, che non sono controbilanciate dall’incremento delle superfici investite a orzo (+8,6 punti percentuali) e a frumento tenero (+0,5 punti percentuali). L’incremento previsto a livello nazionale delle superfici coltivate a frumento tenero sarebbe trainato dagli incrementi nel Nord-ovest e nel Nord-est, dove, nel 2021, si sono coltivate più del 75% delle superfici destinate a tale specie cerealicola.

Analoghe considerazioni, ma di segno opposto, valgono per il frumento duro, considerato che le superfici coltivate nel Sud e nelle Isole rappresentano il 73,8% delle superfici coltivate a frumento duro. Per il mais si prevede una flessione delle superfici in tutte le ripartizioni geografiche, mentre per l’orzo, fatta eccezione per Sud e Isole, si attende un incremento di superficie in tutte le ripartizioni territoriali. In particolare, nel Nord-est è previsto un incremento del 19,5% per la quota delle superfici a orzo, che passa dal 7,2% all’8,6%.

Tale previsione è presumibilmente legata alla notizia, diffusa dai media a partire dal luglio 20211, dell’apertura nel 2023 della più grande malteria d’Italia in Polesine che sarà in grado di soddisfare, attraverso la propria produzione, gran parte del fabbisogno nazionale di malto.

Settore agricolo ancora molto resiliente a due anni dall’inizio del Covid

La crisi dovuta all’emergenza sanitaria ha avuto effetti differenziati sui diversi settori della nostra economia ma, due anni dall’inizio della pandemia, il settore agricolo si mostra ancora molto resiliente. Nell’indagine sulle intenzioni di semina per l’annata agraria 2021-2022 le aziende agricole del campione sono state invitate a rispondere a quattro semplici domande relative a eventuali variazioni registrate per l’annata agraria 2020/2021 e alle previsioni per l’annata 2021/2022 relativamente alle superfici coltivate e ai profitti attesi. Con riferimento alle superfici, la maggior parte degli intervistati dichiara che le stesse non hanno subito variazioni nell’annata appena trascorsa e prevedono un andamento analogo per l’annata successiva mentre il 36,1% riporta una riduzione subita nell’annata precedente.

In merito ai profitti, il 49% degli intervistati dichiara di non aver registrato variazioni di profitto nell’annata 2020/2021, il 27,8% li ha aumentati. Per l’annata 2021/2022 il 46,9% non prevede variazioni, il 12,7% prevede una riduzione e il 20,5% si attende un aumento; il 7% non ha risposto.

Fonte: Istat – CREA