Prezzo del pomodoro per la campagna 2021, si poteva fare di più

Dopo un’intensa trattativa le organizzazioni dei produttori di pomodoro e i rappresentanti delle industrie di trasformazione hanno raggiunto l’accordo d’area 2021 per la fornitura della materia prima agli stabilimenti di trasformazione nelle regioni del Nord Italia.

Le parti si sono accordate per un prezzo indicativo di 92 euro a tonnellata (esclusi i costi dei servizi). Migliorata la scaletta qualitativa: il riferimento “base 100” è stato portato da 4.90 a 4.85 °Brix. È previsto un incentivo per la coltivazione di pomodoro tardivo, per chi si impegna a trapiantare prodotto destinato alla raccolta tra il 12 ed il 30 di settembre, attraverso un incremento di 0,75€/tonnellata al giorno tra il 12 ed il 19 settembre e di 1€/tonnellata al giorno dal 20 settembre, fino ad un massimo di 15€/tonnellata.

Il Presidente della sezione orticole bietole e frutta della Libera Associazione Agricoltori di Cremona, Massimo Bacchi, commenta che si poteva spuntare un prezzo maggiore considerato il fatto che i magazzini sono vuoti e la richiesta dei lavorati del pomodoro è sostenuta. In merito agli incentivi aggiunge che sarebbe stato importante prendere in considerazione anche una premialità al prodotto precoce anch’esso soggetto a rischi dovuti al trapianto precoce.

Gli ettari impegnati dalle organizzazione dei produttori sono circa 40.000 , con pre-contratti già depositati e la possibilità di una variazione del4%, che porteranno a una produzione stimata di 28.500.000 quintali di pomodoro. Come l’anno scorso si prevedono penalità per le organizzazioni dei produttori che non rispetteranno i quantitativi contrattati che dovranno essere comunicati dalle stesse entro il 30 giugno con specificato le superfici trapiantate ogni settimana.

Anche Giovanni Lambertini, presidente dei produttori di pomodoro da industria di Confagricoltura Emilia-Romagna, si dichiara soddisfatto a metà, osservando che “Ci sono senz’altro condizioni migliorative rispetto all’anno scorso ma nel complesso l’accordo delude gli agricoltori il prezzo è al di sotto delle aspettative. Non si è tenuto conto dell’aumento dei costi di produzione – mezzi tecnici (agrofarmaci), attrezzature, polizze assicurative e certificazioni varie –, una spesa che nell’ultimo anno ha raggiunto valori record, e neanche delle crescenti criticità operative causate da anomalie climatiche spesso eccezionali. Inoltre, non sono state accolte le nostre richieste volte ad alleggerire le penalizzazioni, decisamente troppo alte, per i cosiddetti difetti minori del prodotto».

Ciò che più preoccupa è la mancanza di garanzie sull’effettivo potenziale di trasformazione del bacino, con il grave rischio di ripetere gli errori commessi nella precedente campagna quando la maturazione in contemporanea delle bacche rese complicato il ritiro del prodotto in campo, facendo ricadere l’onere esclusivamente sul produttore. Confagricoltura Emilia Romagna, in una nota dello scorso ottobre, aveva esortato a non oltrepassare la soglia produttiva dei 25-26 milioni di quintali, ricordando fra l’altro tutti i limiti della prossima campagna (due le aziende di trasformazione attive in meno, la Columbus di Parma e lo stabilimento piacentino della Opoe, come già avvenuto nel 2020).