Rapporto Ismea – Qualivita 2020: Il punto sui prodotti DOP, IGP e STG

L’Italia con i suoi 838 prodotti è il Paese con il maggior numero di filiere DOP IGP STG al mondo, un primato che la vede superare Francia (692), Spagna (342), Grecia (260) e Portogallo (180). Nel corso del 2020, l’Italia ha registrato 13 nuove DOP IGP in 8 regioni oltre a 1 prodotto STG. Per l’agroalimentare l’Italia vanta 312 prodotti e le 12 nuove registrazioni del 2020 sono ad esempio Amatriciana Tradizionale STG (Italia), Cappero delle Isole Eolie DOP (Sicilia) e molte altre. Per il settore vino nel 2020 sono state registrate 2 DOP, il delle Venezie DOP (Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Trentino-Alto Adige) e il Friuli DOP (Friuli-Venezia Giulia).

SOMMARIO:

INTRODUZIONE

IL RAPPORTO

DOP E IGP REGIONE LOMBARDIA

Introduzione

Dalla proficua collaborazione tra Ismea e la Fondazione Qualivita che dura ormai da 9 anni, nasce la 18 edizione del Rapporto Ismea-Qualivita che presenta un’analisi dettagliata sulla produzione agroalimentare e vitivinicola italiana DOP, IGP e STG per tutto il 2019 sul mercato nazionale ed estero.

L’analisi delle performance economiche delle singole filiere a cui fanno capo i prodotti a Indicazione Geografica (IG) hanno consentito di valutare in modo compiuto l’evoluzione dei fattori chiave alla base del loro successo; inizialmente il modello produttivo alla base faceva perno solo sulla stesura di un disciplinare condiviso, ma successivamente si è diffusa la consapevolezza dell’importanza di collocare il progetto in una cornice strategica complessiva dove far convergere gli interessi di tutti gli attori coinvolti. Obiettivo comune: produrre valore facendo crescere la percezione dell’unicità, della irriproducibilità, e della potenziale reputazione delle Indicazioni Geografiche.

Questo nuovo approccio non può che portare a un significativo ritorno economico per molti settori collegati quali turismo, ristorazione, ospitalità alberghiera, artigianato, offerta artistica e culturale.

Un processo virtuoso che però ha dei punti critici: la tutela legale dei marchi IG, lo scarso supporto a essi assicurato dalla Politica Agricola Comune (PAC) dell’UE, la difficoltà di molte realtà piccole ad avere un approccio più strategico nella scelta di elevare a IG un prodotto tipico locale e la distintività del prodotto nell’ambito della sostenibilità ambientale.

Il Rapporto attesta che la scommessa fatta dal nostro Paese di puntare sulla valorizzazione delle IG è vincente. Tuttavia, le circostanze che hanno caratterizzato l’attuale 2020 impongono una riflessione. A partire da febbraio 2020, la pandemia Covid-19 ha spazzato molte delle certezze che sembravano reggere le sorti delle nostre economie e soprattutto – anche se in misura meno accentuata nelle filiere agroalimentari rispetto ad altre – sono emerse diverse criticità: i sistemi produttivi a carattere locale, tra i quali quelli delle produzioni a IG, sono state investiti dalla piena della pandemia, che ha paralizzato il canale Horeca nelle sue diverse tipologie di ristorazione in Italia e all’estero e fermato il comparto del turismo e rallentato la domanda estera.

Chi è riuscito a contenere il crollo delle vendite o ha sfruttato il proprio posizionamento consolidato, o è stato sostenuto dalle vendite della GDO, o ancora ha saputo utilizzare modalità commerciali alternative come l’e-commerce o la vendita diretta a domicilio. Reazioni pronte che indicano alle imprese del comparto nuove strategie produttive, commerciali e organizzative.

A causa della seconda ondata pandemica, le nuove misure restrittive avranno un forte impatto su tutta la filiera agroalimentare, IG comprese. Per il settore del vino a IG si stima per tutto il 2020 una perdita di fatturato conseguente alla riduzione di domanda del canale Horeca di oltre 1 miliardo di euro, una riduzione stimata di export di circa 200 milioni di euro e una perdita di circa 1,5 miliardi da fatturato per l’enoturismo, un’attività strettamente connessa ai circuiti del vino IG. Analogamente, per i formaggi a IG si stima una perdita di oltre 200 milioni di euro relativamente al canale Horeca e una riduzione dell’export pari a circa 100 milioni di euro rispetto al 2019. Per quanto riguarda i salumi è stimata una perdita di oltre 120 milioni di euro e una riduzione dell’export pari a 30 milioni di euro.

Il diciottesimo Rapporto Ismea-Qualivita

Secondo i dati raccolti si può riconfermare un trend di crescita in termini di valore, ricaduta sui territori e incremento di prodotti registrati. Con quasi 17 miliardi di euro di valore alla produzione e un impatto economico in crescita per 17 Regioni su 20, il comparto ribadisce la sua centralità economica e strategica nel nostro Paese, con un contributo del 19% al fatturato complessivo del settore agroalimentare e del 21% all’export nazionale. Inoltre, vale la pena ricordare che, sebbene questi risultati dipendano soprattutto dalle grandi produzioni certificate, anche le nuove filiere DOP IGP si inseriscono a pieno titolo in questo successo.

Il valore complessivo stimato di 16,9 miliardi di euro della produzione certificata DOP e IGP agroalimentare e vinicola 2019 mette a segno un +4,2% rispetto all’anno precedente e conferma ancora una volta il trend di crescita dell’intero comparto oltre che il significativo contributo del 19% al fatturato complessivo del settore agroalimentare nazionale. Questi risultati sono frutto di un sistema complesso e strutturato, che coinvolge 180 mila operatori, organizzati in 285 Consorzi di tutela riconosciuti dal Mipaaf e che ha ricadute economiche in tutte le province italiane, seppure con una forte concentrazione del valore in alcune aree.

L’export delle DOP e IGP agroalimentari e vitivinicole fa registrare ancora una volta performance importanti, con una crescita del valore del +5,1% sull’anno precedente, raggiungendo i 9,5 miliardi di euro per un peso del 21% nell’export agroalimentare italiano. Il contributo maggiore a questo risultato è fornito dal comparto dei vini con un valore di oltre 5,6 miliardi, anche se cresce il valore delle DOP e IGP agroalimentari destinate ai mercati esteri che registra un +7,2% su base annua.

Anche sul mercato interno si è espressa una generale migliore evoluzione delle vendite alimentari di prodotti IG rispetto agli omologhi convenzionali: considerando solamente le vendite a peso fisso nella GDO, nel 2019 si ha una crescita del +4,6% per le produzioni alimentari e vitivinicole DOP IGP, con una crescita molto più sostenuta di quella del totale agroalimentare (+2,1%).

Andamento confermato anche nel primo semestre del 2020, che ha visto un forte incremento generale delle vendite nel canale GDO, dovuto agli effetti dell’emergenza Covid-19, nel quale le vendite a peso fisso dei prodotti DOP IGP sono cresciute del +12%, ancora una volta con un incremento decisamente più sostenuto di quello del totale agroalimentare (+9,2%), a confermare una crescente consapevolezza dei consumatori verso le produzioni a Indicazione Geografica.

DOP e IGP in Lombardia