Rapporto ISPRA 2020 sui prodotti fitosanitari

L’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale ha pubblicato il Rapporto nazionale pesticidi nelle acque, sulla base dei dati di monitoraggio relativi agli anni 2017 e 2018. Nel biennio sono stati analizzati oltre 35.000 campioni, per un totale di 2,5 milioni di misure analitiche (+29% rispetto al biennio precedente).

La copertura del territorio nazionale è ancora incompleta, soprattutto al centro-sud; inoltre lo studio incontra difficoltà tecniche e metodologiche a causa della variabilità nello spazio e nel tempo del numero dei punti di misura, delle frequenze e dei periodi di campionamento delle sostanze controllate.

Dunque non c’è ancora un quadro nazionale completo della presenza di agrofarmaci nelle acque e siamo ancora in una fase transitoria in cui l’entità e la diffusione dell’inquinamento non sono sufficientemente noti. Nelle acque superficiali, il 66% dei punti di monitoraggio ha presentato presenza di agrofarmaci ma solo nel 21% dei punti monitorati sono stati riscontrati livelli di concentrazione superiore agli standard di qualità ambientale; complessivamente, dunque, il 79% dei campioni è risultato conforme alle norme. Le sostanze che più spesso hanno determinato il superamento sono il glifosate e il suo metabolita AMPA, il metolachlor e i fungicidi dimetomorf e azossistrobina. Per quanto riguarda le acque sotterranee, il 32% dei campioni ha presentato tracce di agrofarmaci mentre solo nel 5,2% dei punti sono state rilevate concentrazioni superiori alle norme; ciò significa che quasi il 95% dei punti di monitoraggio è risultato conforme. Le sostanze più rinvenute sono state glifosate, AMPA e bentazone.

La presenza di agrofarmaci, come negli anni precedenti, è più diffusa nelle aree della pianura padana ma ciò dipende anche dal fatto, non secondario, che le indagini sono più complete e rappresentative nelle regioni del nord. Altro aspetto evidenziato dallo studio è quello della presenza di miscele di sostanze nelle acque: infatti, si trova una media di circa 4 sostanze in ogni campione. Relativamente ai dati di vendita dei prodotti fitosanitari, dal 2009 al 2018 si è verificata una sensibile riduzione delle quantità messe in commercio; i principi attivi hanno avuto un decremento del 27%. I prodotti molto tossici e tossici rappresentano la minima percentuale sul totale: nel periodo 2009-2018 la quantità di prodotti molto tossici e tossici si è ridotta quasi del 6%, viceversa i prodotti nocivi (meno pericolosi) sono aumentati del 10%; ciò sembra evidenziare una evoluzione dell’agricoltura verso pratiche più sostenibili. Anche le vendite nazionali di prodotti fitosanitari per unità di SAU sono diminuite, passando dai 5,8 kg/ha del 2009 ai 4,3 kg/ha del 2018. Tra i punti critici dello studio rimane sempre la difficoltà nell’individuazione delle sorgenti di contaminazione, per cui non si distinguono le fonti agricole da quelle extra agricole. Nonostante questi limiti, dal nuovo rapporto ISPRA emergono in ogni caso segni di miglioramento rispetto al rapporto precedente; dunque sarà molto importante che i decisori tengano in considerazione questi risultati anche nella stesura del nuovo PAN.