Regional Comprehensive Economic Partnership: firmato il più importante trattato di libero scambio del pianeta

Il 15 Novembre, durante il 4° Regional Comprehensive Economic Partnership (RCEP) Summit, è stato firmato  il più importante trattato di libero scambio del pianeta che copre quasi un terzo dell’economia globale. A firmarlo, 15 Paesi asiatici, dalla Cina al Giappone, Corea del Sud, Indonesia, Cambogia, Vietnam Thailandia, Filippine, Singapore, fino all’Australia e alla Nuova Zelanda. Oltre a rappresentare potenzialmente un successo cruciale della Cina nel confronto con gli Stati Uniti, fuori dal RCEP, per imporre la propria influenza nel continente asiatico, l’accordo, risultato di quasi 10 anni di trattative, secondo alcuni sarebbe la testimonianza del successo del multilateralismo in un frangente storico segnato dall’avanzata del protezionismo.

Il nuovo trattato copre virtualmente quasi un terzo della popolazione e del PIL globale e include tutti e dieci i paesi dell’ASEAN, ovvero l’Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico (Brunei, Cambogia, Filippine, Indonesia, Laos, Malaysia, Myanmar, Singapore, Thailandia, Vietnam.

Per la prima volta, tre delle prime quattro economie asiatiche – Cina, Giappone, Corea del Sud – faranno parte di uno stesso accordo di libero scambio, dal quale resta esclusa per ora l’India che ha ritenuto penalizzanti le condizioni del RCEP per gli agricoltori indiani.

Come già menzionato prima, fuori dall’accordo anche gli Stati Uniti che durante l’amministrazione Obama avevano lavorato a un accordo alternativo, la Trans-Pacific Partnership (TPP), che naturalmente escludeva la Cina. Donald Trump, al grido America First ritirò la superpotenza dall’intesa, lasciando campo libero a Xi Jinping. Adesso, in parallelo ai progetti della “Nuova Via della Seta” o “Belt and Road Initiative” (BRI), la Cina dovrebbe vedere confermata e rafforzata la propria posizione di fulcro della crescita economica e dei commerci in Asia orientale e in Oceania.

Ci sono però molti punti interrogativi e aree di potenziale scontro che devono essere definiti dall’accordo, come i dettagli sulla protezione dei lavoratori e dell’ambiente. Ci sono timori che riducendo il protezionismo dei singoli Paesi in via di sviluppo, i piccoli agricoltori e le piccole realtà locali soffrano ancora di più.

CONFAGRICOLTURA COMMENTA

Mentre da una parte dell’emisfero Stati Uniti ed Europa cercano una soluzione per mettere fine al contenzioso Airbus–Boeing e relativi dazi, dall’altra sponda del Pacifico è stato siglato il più vasto accordo di libero scambio, il Regional Comprehensive Economic Partnership (RCEP) superando l’accordo USA-Messico-Canada sia Unione europea.

“E un fatto di rilievo – afferma il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti – perché coinvolge Paesi fortemente esportatori di prodotti agricoli ed economie che hanno grande potenzialità di crescita. L’intesa raggiunta dimostra che la strada delle regole multilaterali è un percorso vincente che occorre tornare a imboccare, superando la stagione dei rapporti di forza basati sui dazi e sulle ritorsioni commerciali. È un accordo – prosegue Giansanti – che dovrà essere attentamente valutato per le implicazioni sull’export agroalimentare della UE. Con il Giappone l’Unione ha in essere un’intesa che sta dando ottimi risultati per i nostri prodotti. E negoziati sono in corso con Australia e Nuova Zelanda”.

Il Centri Studi di Confagricoltura evidenzia, per l’Italia, che il valore degli scambi di prodotti agricoli e agroalimentari con i Paesi asiatici si attesta su 3,8 miliardi di euro di export e 2,4 miliardi di import.

“Alla luce del nuovo accordo, anche l’Europa è chiamata a valutare il rafforzamento dei rapporti con i Paesi della sponda del Pacifico superando le barriere non tariffarie, che richiedono iter complessi e dedicati, e – conclude il presidente di Confagricoltura – sulla base dei principi di reciprocità e rispetto delle risorse naturali e dell’ambiente, in linea con le decisioni dell’Accordo sul clima di Parigi”.