Revisione della direttiva sulle emissioni industriali: proposta legislativa della Commissione europea

La Commissione europea ha presentato una proposta legislativa volta ad aggiornare e modernizzare la direttiva in vigore sulle emissioni industriali. Nelle intenzioni della Commissione, l’aggiornamento normativo aiuterà ad orientare gli investimenti industriali necessari per trasformare l’UE in un’economia ad inquinamento zero, competitiva e climaticamente neutra entro il 2050. L’obiettivo è stimolare l’innovazione, premiare i pionieri e contribuire alla realizzazione di parità di condizioni sul mercato dell’UE. La revisione, che dovrebbe imporre nuovi obblighi all’industria a partire dalla seconda metà di questo decennio, intende contribuire ad offrire certezze sugli investimenti a lungo termine. La revisione fa proprio l’approccio globale dell’attuale direttiva sulle emissioni industriali, che al momento si applica a circa 50.000 grandi impianti industriali ed allevamenti intensivi nell’UE. Questi impianti sono tenuti a rispettare determinate condizioni di emissione applicando le “migliori tecniche disponibili” per ciascuna attività, stabilite congiuntamente dall’industria, dagli esperti nazionali e della Commissione e dalla società civile. Le nuove norme prendono in considerazione ulteriori fonti di emissione ed intendono migliorare l’efficienza del sistema di autorizzazione, ridurre i costi amministrativi, aumentare la trasparenza e fornire maggiore sostegno alle tecnologie pionieristiche e ad altri approcci innovativi.  

Il quadro normativo vigente sarà integrato da nuove misure, tra cui:

  • autorizzazioni più efficaci per gli impianti: anziché limitarsi a richiedere il rispetto dei limiti meno stringenti previsti dalle migliori tecniche disponibili, come attualmente avviene per l’80% circa degli impianti, il sistema di autorizzazione dovrà valutare la fattibilità del raggiungimento delle migliori prestazioni. Diventeranno più rigorose anche le norme in materia di deroghe, con l’armonizzazione delle valutazioni obbligatorie e l’introduzione di un riesame periodico delle deroghe concesse;  
  • più sostegno ai pionieri dell’innovazione nell’UE: sarà possibile sperimentare tecniche emergenti e si potrà contare su autorizzazioni più flessibili rispetto a quelle basate sulle migliori tecniche consolidate. Un centro di innovazione per la trasformazione e le emissioni industriali (INCITE) aiuterà l’industria ad individuare soluzioni per ridurre l’inquinamento. Infine, entro il 2030 od il 2034 i gestori dovranno elaborare piani di trasformazione per i loro siti al fine di conseguire gli obiettivi di inquinamento zero, economia circolare e decarbonizzazione che l’UE si è prefissata per il 2050;  
  • sostegno agli investimenti dell’industria a favore dell’economia circolare: le nuove migliori tecniche disponibili potrebbero prevedere livelli vincolanti di prestazione per quanto riguarda l’uso delle risorse. Il sistema di gestione ambientale esistente sarà aggiornato per ridurre l’uso di sostanze chimiche tossiche;  
  • sinergie tra “disinquinamento” e decarbonizzazione: l’efficienza energetica sarà parte integrante delle autorizzazioni ed al momento di definire le migliori tecniche disponibili si prenderanno sistematicamente in considerazione le sinergie tra il disinquinamento e la decarbonizzazione in termini di tecnologie ed investimenti.  

Inoltre, le nuove norme si applicheranno a più impianti, in particolare:

  • più allevamenti intensivi su vasta scala: le nuove norme si applicherebbero gradualmente agli allevamenti di bovini, suini e pollame di maggiori dimensioni che rappresentano circa il 13% delle aziende agricole commerciali europee e che, collettivamente, secondo la Commissione, sono responsabili del 60% delle emissioni di ammoniaca e del 43% di metano prodotte dal bestiame dell’UE. La Commissione ha stimato che l’ampliamento del campo di applicazione si tradurrà in benefici per la salute superiori, in termini di risparmio di risorse, a 5,5 miliardi di euro/anno. Tutte le aziende agricole interessate godranno di un regime di autorizzazione più snello, poiché le loro operazioni sono più semplici rispetto a quelle degli impianti industriali. Gli obblighi previsti dalla proposta legislativa terranno conto delle dimensioni dell’azienda e della densità di bestiame. La PAC resta la fonte principale per il sostegno della transizione; 
  • estrazione di metalli e minerali industriali e produzione di batterie su larga scala: nell’UE si assisterà ad una notevole espansione di queste attività nell’interesse della transizione verde e digitale. Diventerà quindi necessario applicare le migliori tecniche disponibili al fine di conseguire sia la massima efficienza possibile dei processi di produzione sia il minor impatto sull’ambiente e sulla salute dei cittadini.

Infine, le nuove norme intendono aumentare la trasparenza delle autorizzazioni e la partecipazione pubblica al processo. Il registro europeo delle emissioni e dei trasferimenti di sostanze inquinanti diventerà un portale sulle emissioni industriali nell’UE in cui i cittadini potranno consultare dati sulle autorizzazioni concesse ovunque nell’UE e reperire facilmente informazioni sulle attività inquinanti nella loro zona.

Secondo quanto indicato nella proposta, la Commissione darà agli Stati membri 18 mesi per recepire la direttiva, una volta adottata, nell’ordinamento giuridico nazionale. Successivamente saranno elaborate le migliori tecniche disponibili: una volta adottate dalla Commissione, gli agricoltori dovranno adeguarvisi entro tre anni ed i gestori di impianti industriali entro quattro anni.

Fonte: Confagricoltura