Riforma PAC. Libera Associazione Agricoltori Cremonesi: «Imprese da tutelare»

Sussidiarietà, semplificazione e sostenibilità sono le tre parole d’ordine per la Pac in questa fase di programmazione. Una Pac in costruzione, ancora nel mezzo del viaggio. E come tutti i viaggi è utile chiedersi: da dove si parte e dove si vuole arrivare, con che mezzi ed a che velocità.

Il mezzo è quello della sussidiarietà, un cambiamento di prospettiva dell’Europa che si ponga a fianco degli agricoltori e dei loro rappresentanti, condividendo i programmi con i veri protagonisti del comparto, dando voce alle più importanti regioni agricole d’Europa come la Lombardia. Investire gli amministratori di questi territori di responsabilità non solo fa parte dei principi della sussidiarietà, ma anche di quelli che furono i principi fondanti dell’Europa. E fondamentale per il settore poter entrare nei tavoli di programmazione e di sviluppo, essere accolto nelle richieste e coinvolto nel processo decisionale. Di certo non è la direzione verso la quale si sta muovendo la Commissione, che secondo la proposta di una ridistribuzione delle risorse dei pagamenti diretti a favore dei Paesi con un importo medio per ettaro inferiore alla media andrebbe a penalizzare molto i nostri territori, soprattutto i grandi appezzamenti che saranno sottoposti ad un tetto massimo. La velocità con cui si dovrebbe viaggiare è la semplificazione: burocratica (da perseguire tramite una crescente digitalizzazione), legislativa e di controllo; nella quale gli organi preposti abbiano la possibilità di verificare, valutare e certificare ogni anello della catena da qualsiasi punto della rete per il principio della trasparenza. L’idea di nazionalizzare le erogazioni ed i piani di sviluppo rurale va nella direzione opposta. Il punto di partenza di questo viaggio resta la sostenibilità economica e sociale del mondo agricolo, raggiungibile agendo su diversi fronti: lotta ai dazi ed alla concorrenza sleale, promozione di accordi internazionali e valorizzazione dei prodotti che rispondono a disciplinari e certificazioni di qualità, quest’ultimo vero valore aggiunto del nostro export. La destinazione sarà la sostenibilità ambientale, perché se è vero che le imprese hanno messo da sempre in cam po pratiche sostenibili, c’é ancora da lavorare su questo aspetto: il comparto va incentivato con misure concrete per l’innovazione e la ricerca, se si vuole contribuire in modo deciso al green deal ed al futuro del clima. Certo è che con i tagli alle risorse tutto diventa più difficile. L’agricoltura italiana, lombarda e cremonese, attraverso i suoi rappresentanti ed amministratori, deve far sentire la sua voce, per senso di responsabilità verso le imprese ed i giovani; deve far parte di questo viaggio. Che come ogni viaggio è scoperta e proietta nel futuro; ma chi beneficerebbe di tutto questo, se proprio il futuro delle nostre imprese venisse meno?