Siccità: prati stabili come salvarli

Sul sito Agronotizie di Image Line, è pubblicata un’interessante articolo “Prati, come recuperarli in modo efficace?” di Serena Giulia Pala che ha chiesto a Vincenzo Tabaglio, professore di agronomia e coltivazioni erbacee presso l’Università Cattolica di Piacenza, consigli per dare una risposta a questo interrogativo. Se ne riporta un ampio stralcio.

A causa della siccità 2022, molti prati stabili e prati avvicendati sono in cattive condizioni e si deve decidere se curare il prato stressato o rifarlo completamente. Lo stato di salute del cotico erboso dipende da vari fattori: quantità di pioggia caduta, possibilità irrigue, natura del terreno, composizione del prato e gestione dell’agricoltore, ha spiegato il professore, portando anche l’esempio delle diversità locali “in provincia di Mantova l’irrigazione basata sulle derivazioni dalle riserve lacustri, pur fornendo quantità inferiori al bisogno, ha permesso di mantenere le foraggere in uno stato discreto, mentre nel Cremasco e in altre zone della Pianura Padana il precoce esaurimento delle acque dei fontanili ha portato a danni maggiori”.

In merito alla scelta se rifare un prato un conto è rifare un prato avvicendato quale un medicaio, per il quale va rivista la rotazione aziendale non potendo fare medica su medica, altro ricreare un prato stabile ha sottolineato Tabaglio. Va dapprima valutata la capacità di resilienza residua, osservando il ritmo di ripresa del cotico a seguito delle prime precipitazioni e, nel caso, effettuando un’irrigazione apposita insieme a un’opportuna concimazione. Prima di rifare un prato stabile bisogna pensarci bene e non optare subito per l’aratura e la risemina in toto. In alcuni casi, per salvare un prato stabile sofferente è necessario infittirlo mediante trasemina di un miscuglio nelle aree più danneggiate o in tutto l’appezzamento, utilizzando seminatrici da sodo (consigliate) o traseminatrici. Si consiglia di rivolgersi ad esperti per l’acquisto del miscuglio più adatto, la scelta della seminatrice giusta e la sua corretta taratura. Nel nord Italia, la transemina è consigliata entro la metà ottobre per permettere alle piantine di raggiungere uno stadio tale da resistere all’inverno. In assenza di piogge, per permettere ai semi di affrancarsi velocemente, vanno effttuate le irrigazioni di soccorso e la concimazione.

Riguardo alla concimazione, il consiglio del docente è di affidarsi a tecnici in grado di stabilire la dose di fertilizzante effettivamente necessaria al prato e applicare tecniche di precision farming per individuare le zone del campo con maggiori carenze di nutrienti.

Se dopo aver eseguito le cure colturali ci si accorge che il prato stabile è irrecuperabile, bisogna ripartire da zero e quindi lavorare il terreno tenendo sempre conto delle condizioni pedoclimatiche. In questo caso è consigliabile eseguire un’aratura, possibilmente poco profonda, oppure optare per la semina su sodo – chiarisce Tabaglio. La minima lavorazione potrebbe essere difficile da impostare e non garantire buoni risultati a causa dell’alta densità di cotico erboso morto che disturberebbe le operazioni di semina.

Visto l’andamento climatico degli ultimi anni, in fase di semina di un nuovo prato conviene inserire specie più tolleranti alla siccità e quindi più preparate ad affrontare gli stress futuri.

A differenza degli erbai che terminano prima di un anno, i prati avvicendati durano fino a 10 anni e i prati stabili hanno una durata indefinita. I prati, meglio degli erbai, forniscono foraggio di qualità alle aziende zootecniche e offrono anche importanti servizi agroambientali poiché, essendo polifiti e permettendo di lasciare il terreno a riposo per anni, preservano la biodiversità, sequestrano più carbonio organico e aumentano la fertilità.

Fonte: AgroNotizie    Autore: Serena Giulia Pala