SICUREZZA ALIMENTARE E FAKE NEWS

L’informazione oggi gioca un ruolo cruciale nelle nostre vite, in un mondo sempre più globalizzato. In un attimo sappiamo cosa è successo dall’altra parte del mondo, l’ultima scoperta in ambito scientifico, lo scoop del momento. Questo ci fa sentire parte integrante di una comunità globale, ma, al tempo stesso, ci rende vulnerabili a tutta la mole di informazioni, vere o false che siano, che nell’arco delle 24 ore canoniche investono la nostra mente, dandoci relativamente poco tempo per analizzarle e capire o meno se vale la pena di assimilarle.

Ecco che allora si delinea un nemico comune, quello delle fake news, che attacca sempre più spesso i settori cari al marketing della speculazione. Prendiamo ad esempio la questione della purezza e sicurezza degli alimenti da un lato e dall’altro il continuo progresso nei metodi di analisi che con sempre più precisione rilevano quantità sempre minori di molecole. Un dato se analizzato in un contesto forviante, seppur nella sua intrinseca neutralità, solleva inutili dubbi sulla purezza degli alimenti e soprattutto crea pericolose paure.

Recentemente con i più sofisticati metodi di analisi si trova tutto e dappertutto in quantità che non sono più di milligrammi per chilogrammo di alimento, ma microgrammi (miliardesimo per chilogrammo) e nanogrammi (miliardesimo per grammo) e millesimi di nanogrammo e loro ulteriori frazioni fino ad arrivare con il metodo di analisi denominato UHPLC-Q-Orbitrap HRMS system a qualche millesimo di nanogrammo per grammo o millilitro di alimento.

Con questi metodi, è stata trovata la presenza nel latte di mucca di infinitesime quantità di micotossine e di sostanze attive (antinfiammatori, cortisonici, anti-biotici ecc.) (Izzo L. et al., Journal of Dairy Science 2020); per tutelare la salute pubblica esistono adeguate normative e sono eseguiti seri controlli, ad esempio il Piano Nazionale Residui del MINSAN nel report 2018 dei 26.377 campioni di latte e carne analizzati, solo 26 sono risultati essere non conformi (0.1%).

Negli alimenti quando si parla di Residuo Zero non s’intende la sua totale assenza ma la non rilevabilità strumentale o la sua presenza sotto il Limite Massimo di Residui (LMR), e questo implica la sua totale sicurezza alimentare. A fornire un chiaro elenco della massima concentrazione ammessa del residuo di ogni sostanza attiva presente in un alimento è il Regolamento (UE) n°37/2010 per cui se vengono rilevati residui di una sostanza bioattiva (un contaminante chimico, un farmaco o un agrofarmaco) al di sotto dell’LMR, l’alimento è considerato sicuro e utilizzabile per l’alimentazione umana. Tutto questo all’interno di una cornice legale e sicura, con controlli periodici, che ha solide basi su analisi e prove scientifiche. 

È altresì vero, l’importanza della modalità di comunicazione di queste analisi e ricerche scientifiche per evitare il sempre più diffuso scandalismo alimentare di un giornalismo d’inchiesta che cerca il sensazionalismo attraverso i titoli e gli occhielli e in generale usando parole capaci di generare allarmismo, al fine di screditare il metodo scientifico e di promuovere una sempre più diffusa e dannosa cultura antiscientifica piena di leggende metropolitane.