Suinicoltura, allarme degli allevatori: «Schiacciati dai burocrati»

Davide Berta, Rudy Milani, Riccardo Crotti, Giovanni Favalli

Affollato incontro in Fiera tutti i nodi sul tappeto. Crotti: «Lo Stato conceda l’autocertificazione»

Fortissima preoccupazione, scoramento, anche rabbia. Sono questi i sentimenti principali emersi nel tardo pomeriggio di ieri nella Sala Stradivari di CremonaFiere durante l’incontro pubblico degli allevatori di suini, che stanno vivendo un periodo particolarmente delicato. Tutta la filiera suinicola rischia di uscire devastata dall’applicazione delle norme sul riconoscimento delle linee genetiche ammesse per la produzione dei salumi a denominazione di origine e questo naturalmente determina una vera e propria fibrillazione del settore. Ma il cahiers de doléances è davvero ampio.

A introdurre l’incontro è stato Davide Berta, vicepresidente della Sezione suini di Confagricoltura Lombardia: «Ci sono degli aspetti negativi e bisogna capire perché ci sono. La causa scatenante di questa situazione è stata lo scandalo dei prosciutti». Un riferimento alla cosiddetta «Prosciuttopoli» che ha portato alla luce falsi prosciutti San Daniele e Parma. «Sono state introdotte misure come il Registro italiano filiera tutelata», ha continuato Berta. Cioè il nuovo sistema informatico creato per raccogliere, aggregare ed organizzare i dati registrati da allevamenti, macelli e laboratori di sezionamento ai fini della tracciabilità della materia prima. «Qualcosa di positivo il Rift ce l’ha, ma il Ministero ha avuto una mano più pesante. Poi sono cambiati il manuale e le procedure di controllo, sono state intensificate le sanzioni, e si sta mettendo mano alla genetica».

Riccardo Crotti, presidente della Libera Associazione Agricoltori Cremonesi e di Confagricoltura Lombardia, ha esordito dicendo che non si aspettava una partecipazione di allevatori così ampia: «D’altronde ci sono questioni devastanti, soprattutto per le linee genetiche. Credo che abbiate la percezione delle problematiche che ci stanno massacrando come sistema. La zootecnia è in difficoltà dal punto di vista economico e burocratico. E io credo che lo Stato, soprattutto in questa fase, mentre si va verso il post pandemia, deve fare un atto di fiducia e concedere l’autocertificazione. Confagricoltura ha già evidenziato questa problematica. Noi ci siamo, la faccia la mettiamo. Metterci la faccia serve a stare dalla parte degli allevatori e non di certi apparati che non difendono i nostri interessi». La sostenibilità per l’impresa, ha sottolineato Crotti, «deve essere dal punto di vista economico».

La parte del leone, con estrema grinta, l’ha ricoperta Rudy Milani, presidente nazionale della Sezione suini di Confagricoltura. «Sono letteralmente messo in una centrifuga per gestire la situazione che si è venuta a creare con la genetica, con il problema dei pesi dei suini al macello e le norme per la regolarizzazione delle partite fuori peso, perché occorre produrre suini entro i 176 chili, ma non è semplice. Si va verso un nuovo disciplinare, ma la situazione non si presenta favorevole: se oggi vengono regolarizzate tutte le partite fuori peso, domani «tutte le partite saranno controllate». E se nel 2020 gli esclusi per peso sono stati 123 mila capi, con il nuovo disciplinare il numero raddoppierà, almeno. Il rammarico è che Confagricoltura, quando è stato cambiato il disciplinare, aveva proposto venissero imposte tre cose: che genetica allevare, cosa dargli da mangiare, l’età minima di 9 mesi. «Ma Coldiretti non ha condiviso l’idea e Assica ci ha voltato le spalle il giorno del voto».

Milani ha poi analizzato la «lunga storia triste» sul decreto genetica e sulle linee genetiche ammesse alla produzione dei prodotti Dop. Perché entri in vigore serviranno però minimo sei mesi ancora. Altro tema le gabbie e il benessere animale. «Sono state raccolte 1 milione e 400 mila firme che chiedono l’eliminazione delle gabbie dagli allevamenti intensivi, pari allo 0,31 per cento della popolazione europea. Entro il 2023 il Parlamento Europeo dovrà legiferare e entro il 2027 le gabbie dovranno sparire. Non avere le gabbie in sala parto comporterà una perdita dal 7 al 10 per cento dei suinetti».

Giovanni Favalli, vicepresidente della Sezione suini di Confagricoltura Lombardia, ha concluso l’incontro: «Siamo consapevoli di quello che abbiamo di fronte. Mi pare di aver sentito parlare più di angherie nei nostri confronti, verso un settore che va sempre peggio. Già dire che in 5 giorni devi fare un ricorso è assurdo, come i criteri introdotti sulle scrofe. Vale la pena allora di rimanere nel consorzio di Parma?».

Fonte: articolo di Davide Bazzani sul quotidiano La Provincia di Cremona del 01-10-2021