Zootecnia. Stress da caldo: Pesanti effetti sulle vacche

Cattaneo: «Per mitigare l’impatto ventilazione, sistemi di bagnatura, ricambio dell’aria e mini pasti»

Stalla di vacche da latte dotata di impianto di ventilazione e raffrescamento

CREMONA – Tra gli uomini c’è chi soffre prima, chi dopo. Il caldo, per i bovini, ha invece una soglia di sopportabilità scientificamente accertata. Superati i 24/25 gradi hanno difficoltà a respirare, non vogliono mangiare, la socialità è ridotta al minimo e i tentativi di accoppiarsi sono praticamente accantonati per meccanismo di autodifesa. Proprio per questo, producono anche meno latte e meno nutriente. Si chiama «stress da caldo» ed è un disturbo che, in concomitanza con l’impennata delle bollette, minaccia di sferrare un colpo terribile alla zootecnia italiana, lombarda e cremonese, vista la morfologia del territorio. Per fortuna, c’è chi studia la materia e, conoscere quasi sempre significa saper prevenire.

Luca Cattaneo, giovane ricercatore di Castelverde, è partito per questo motivo alla volta della Florida: «Qui abbiamo già sperimentato il gene Slick, quello che aumenta la resilienza alle temperature elevate. E funziona. Veri trattamenti per ora non esistono, in assenza della possibilità di introdurre la mutazione bisogna puntare su strumenti e comportamenti di prevenzione ambientale e alimentare. Certo, per i nostri allevatori, è un costo maggiore in un periodo di già estrema criticità».

Cattaneo, scienziato cremonese dagli States, studia le soluzioni per combattere gli effetti del caldo sulle vacche, anche nostrane. «Il problema non potrà, credo, mai essere eliminato definitivamente ma possiamo attivare delle contromisure – spiega –. In periodi di stress dovuti alle temperature come quelle attuali, gli animali riducono al minimo le funzioni non essenziali alla sopravvivenza, come la riproduzione e la produzione del latte. Inoltre, quando prodotto, questo ha minori quantità di grasso e proteine, maggiori di cellule somatiche ed è dunque più difficile e costoso da trattare per scopi caseari. Per mitigare l’impatto serve ventilazione artificiale efficace, sistemi di bagnatura, ombreggiamento, ricambio continuo dell’aria e maggior distribuzione dei pasti, anche durante la notte. Questo perché un altro grave problema causato dal caldo è la riduzione dell’appetito del bovino che si riflette sulla salute e dunque sulla qualità alimentare. Una doppia criticità per i nostri allevatori che si trovano di fronte a sempre maggiori spese e minori ricavi».

Quindi è tutto perso? Ovviamente no, altrimenti Cattaneo non si sarebbe preso la briga di attraversare l’Oceano Atlantico: «Sicuramente col tempo, attraverso la selezione genetica, si potrà arrivare a ottenere animali più resilienti. In Florida, dove l’introduzione del gene Slick è già autorizzata, gli esperimenti danno segnali positivi. Nella mandria analizzata, diversi esemplari mostrano di non calare più nella produttività, o di calare decisamente meno. Certamente sarà una risposta da prendere in considerazione».

Andrea Arco