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Agricultura

Sant’Antonio abate: due voci, una stessa stalla

Due testi integrali — don Luigi Parmigiani e Mons. Francesco Follo — per raccontare il 17 gennaio tra memoria di stalla, protezione degli animali e senso profondo della cura

Sant’Antonio abate: due voci, una stessa stalla

Memoria, fede e lavoro: due testi integrali per il 17 gennaio

Il 17 gennaio, festa di Sant’Antonio abate, nelle campagne non è mai una data neutra. È un giorno che, a modo suo, tiene insieme la memoria e l’oggi: la stalla com’era, la stalla com’è; la devozione popolare e il lavoro quotidiano; la richiesta di protezione e il tema modernissimo della salute animale e della cura.

Per questo, oggi Libera pubblica due contributi integrali: il primo è un racconto intenso e personale, il secondo è una riflessione più storica e spirituale, firmata da Mons. Francesco Follo.

Il testo di Don Luigi Parmigiani 

S.Antonio Abate nella stalla.

Oggi è sempre più raro nelle stalle trovare un posto adatto, fatto di penombre, di sguardi
intraducibili per l'intensità e la dolcezza, come quelli delle mucche il giorno di sant’Antonio.
Ricordi di un passato, sguardi così densi di malia e di dolce mestizia, quasi materna (mi sovviene le "Due madri" di Segantini: un'occhiata su Google e c'è di che commuoversi) come quando, bambini, mentre la neve abbracciava nel silenzio tutto il mondo che si stava assopendo nel crepuscolo incantato di in pomeriggio del 17 Gennaio, accovacciati su una montagnola di odoroso fieno, si cercava di fare i compiti.
E il papà, la testa affondata sull'ampio ventre della mucca, a sorridere nel mungere, con uno sguardo di protezione verso la sposa che rammendava al fioco lume di candela.
Lui, il papà era andato al pranzo di s. Antonio, con gli amici agricoltori; ed era rientrato per mungere (sacrosanto dovere quotidiano anche oggi, con l’aiuto delle macchine)
Nella fumosa nicchia secolare stava la statuetta di sant’Antonio, coronato della ghirlanda di edera, fiero della sua barba bianca, circondato di animali. Il maialino faceva quasi tenerezza, pensando alle grida strazianti udite qualche giorno prima, nonostante le orecchie tappate, mentre il norcino, imparato a scuola dalla maestra che questo era il nome comune e non proprio di chi aveva infilzato la lancetta crudele nel cuore del povero maiale che avevamo mantenuto, curato, perfino coccolato per mesi, per fare poi una fine così. Distratti nella memoria quando mangiavamo quella minestra con "el pistùum". A Cremona lo chiamano in un modo più pesante, proprio come la minestra.
Intanto essendo per definizione s. Antonio un "mercante di neve", come tutti i suoi antichi santi che ricorrono nel mese di Gennaio, fuori ancora nevicava. E in stalla, con la compagnia di un vecchio che non ci vedeva più e raccontava storie da rabbrividire nel sonno la notte, la vita scorreva, stracca come le mucche, stravaccate dopo la mungitura, che ruminavano pazienti e sapienti, con occhi che parevano interrogassero per capire che cosa aveva detto il prete a loro mentre le benediceva.
Quel mondo oggi non c’è più, oggi è molto più tecnologico e veloce, più su grandi numeri e grandi produzioni e i conti devono tornare, ma le mucche non lo sanno, forse se lo immaginano, quando l’attesa di buone notizie dalle latterie fa sorridere il mungitore per quel prezzo del latte che non sempre riconosce tutto il lavoro che bisogna fare per un litro del nostro "oro bianco".
Le mucche sono sempre animali come allora, e il loro benessere e la loro salute é importante forse più di allora.
Anche oggi S.Antonio continui a donare protezione e salute a tutti gli animali, minacciati da epidemie e pandemie...
Parliamo sottovoce: non vorremmo che ci sentano quelli che vorrebbero abolire le stalle perché “sfruttano gli animali” o "perché inquinano".
Oggi vedo la gente in coda in tangenziale e guardo i fili bianchi in cielo: milioni di auto in terra e migliaia di aeroplani in cielo. Ma loro non inquinano?
Aurum non olet, scrivevano gli antichi romani.

Il testo di Mons. Francesco Follo

S. Antonio Abate, Patriarca degli eremiti e protettore degli animali

S. Antonio Abate, Patriarca degli eremiti e protettore degli animali. Anche se è vissuto più di 17 secoli fa, Sant’Antonio, Abate (250 –356), è ancora ben conosciuto soprattutto tra il popolo dedito all’agricoltura. Grazie al tempo trascorso in una vita di preghiera nel desert...in tutte le stalle, in atto di benedire gli animali domestici. Nel corso della sua vita recò sollievo ai tanti sofferenti ch...” ed alcuni lo amavano come un figlio, altri come un fratello. Affrontando una lunga, dura lotta spirituale, che non gli dav...enze? Dove eri?”. Cristo gli rispose: “Io ero qui, Antonio!”. Nel giorno della sua festa liturgica (17 gennaio), si bene... per tutti gli esseri viventi: uomini, animali e vegetazione. Visse un dialogo ‘faccia a faccia’ con quel Dio che è Amore,...canti e, poi, i vari Istituti religiosi maschili e femminili. Infine, va tenuto presente che la festa di Sant’Antonio Abate...onoscendo che tutto è uscito dal pensiero e dal cuore di Dio.

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