Cerca

Ultime notizie

Anga Cremona, la staffetta dei giovani

Giulio Federici eletto presidente il 21 gennaio 2026: il saluto di Paolo Faverzani dopo due mandati e una sfida che pesa più di una carica, portare la voce degli under 40 ai tavoli dove si decide

Anga Cremona, la staffetta dei giovani

Il voto e la stretta di mano
Il voto, la stretta di mano, il passaggio di consegne. E, sopra a tutto, quella sensazione netta che certe elezioni non servano solo a riempire una casella: servono a ricordare perché esiste un’associazione di giovani agricoltori. Far sentire la voce di chi lavora nei campi e nelle stalle, sì. Ma soprattutto di chi vuole contare anche dove si decide: nei tavoli, nelle stanze, nelle riunioni che disegnano regole e futuro.

La giornata in Comune
Il 21 gennaio 2026, nel palazzo di piazza del Comune i soci di Anga Cremona hanno eletto il nuovo presidente: Giulio Federici.

L’eredità di Paolo Faverzani
Federici raccoglie un’eredità di peso, quella di Paolo Faverzani. Un mandato vissuto come una traversata: anni complessi, in cui l’associazione ha dovuto restare salda mentre attorno cambiavano priorità, ritmi e fragilità. Prima la pandemia, poi una questione che non passa mai davvero: il ricambio generazionale, l’età media che si alza, il rischio che le aziende restino senza continuità, e che il settore perda non solo braccia ma visione.

Il congedo e la promessa di continuità
Faverzani, non più eleggibile dopo il secondo mandato, aveva già deciso di fare un passo di lato. E nel suo discorso di congedo ha scelto parole che hanno il sapore della fiducia, più che della nostalgia: «Vi lascio in buone mani, quelle di un amico e di uno straordinario professionista».

Gli anni difficili, detti senza retorica
È stato un saluto che è anche un bilancio, e che rivendica senza retorica la fatica di questi anni: «È stato un onore proprio per questo rappresentare questa meravigliosa e irripetibile opportunità. Non lo nascondo, è stata anche un’impresa difficilissima. Abbiamo attraversato insieme periodi estremamente complessi, a partire dalla pandemia per arrivare alla crisi generazionale, un tema purtroppo sempre attuale e che credo corrisponderà alla sfida del futuro». E poi, con quella concretezza tipica di chi resta sul pezzo: «Io comunque resto referente regionale, quindi il cellulare è sempre acceso…».

Il primo gesto di Federici: riconoscere il lavoro fatto
Il passaggio di consegne, però, non è stato un semplice cambio di firma. Ha avuto il tono di un attestato di stima reciproco, per chi chiude e per chi comincia. E Federici lo ha capito subito, impostando il suo primo intervento su un concetto rarissimo e prezioso: riconoscere il lavoro fatto prima di chiedere fiducia per quello che verrà.

Tempo tolto all’azienda, tempo dato all’associazione
«Voglio iniziare con un grazie sincero a chi mi ha preceduto, a chi ha dedicato tempo ed energie a questa associazione, spesso sottraendoli al lavoro in azienda e alla vita personale». Poi una frase che, detta così, sembra una promessa di metodo: «Ho l’abitudine di lasciare le cose affidate meglio di come le abbiamo ricevute».

L’applauso che diventa standing ovation
Ma prima ancora di guardare avanti, Federici ha voluto fotografare l’ultimo triennio per ciò che è stato: un progresso. «Credo si possa già dire con serenità che, nell’ultimo mandato, Anga Cremona abbia fatto passi avanti importanti». E per questo, ha aggiunto, «chiedo un applauso ai tre anni di Paolo». L’applauso non è rimasto un gesto formale. È diventato una standing ovation: forte, immediata, quasi inevitabile. Perché in una comunità che lavora davvero, il rispetto non si annuncia: si vede.

La sfida vera: i numeri del ricambio generazionale
Il nuovo presidente, però, non si è limitato ai ringraziamenti. Ha portato subito la discussione nel punto in cui fa più male e, allo stesso tempo, dove può nascere la spinta più autentica: la dimensione dei numeri e della realtà. «Accettare questo incarico oggi significa raccogliere una sfida vera. Bastano due numeri per capirlo: a livello nazionale meno del 10% delle aziende agricole è guidato da under 40, e nella Pianura Padana l’età media dell’imprenditore agricolo è di 57 anni». Dati che non servono per fare scena, ma per chiarire che la questione generazionale non è una parola di moda: è una condizione strutturale.

Anga come piattaforma, non come etichetta
Ed è qui che Anga torna ad essere ciò che deve essere: non un’idea astratta di “gioventù”, ma una piattaforma di partecipazione e rappresentanza. Una cerniera tra chi già produce e chi vuole entrare, tra chi porta avanti tradizione e chi chiede strumenti nuovi, tra chi vive la fatica quotidiana e chi pretende che quella fatica sia riconosciuta anche nelle scelte politiche, economiche e istituzionali.

La promessa al territorio
Federici lo ha sintetizzato in una frase semplice, che non cerca applausi ma impegno: «È uno scenario che preoccupa, ma che allo stesso tempo ci dice che c’è bisogno di noi». E poi l’orizzonte, che non resta chiuso nella sala: «Vi garantisco che il prossimo consiglio darà il massimo per trasmettere i preziosi valori di questa associazione a tutti i giovani della nostra bella e lunga provincia».

Una staffetta che apre, non che chiude
In fondo, è questa la sostanza della giornata: una stretta di mano che non chiude, ma apre. Una staffetta che non è solo un cambio di ruolo, ma un sogno condiviso. Far sì che la voce dei giovani agricoltori non resti confinata tra i filari e le stalle, ma arrivi dove conta davvero: dove si decide il futuro dell’agricoltura cremonese.

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Confagricoltura

Caratteri rimanenti: 400