Calendario
Cerca
ultime notizie
02.03.2026 - 11:31
Un agricoltore di riso nella piana dell’Ebro, in Spagna, mostra un sacchetto di semente “asciutta”: una tecnica di semina a secco che ha cambiato il suo modo di lavorare e, in breve, l’intera zona. È uno dei rari esempi in cui un progetto PEI‑AGRI si è tradotto in pratica diffusa, adottata “a macchia d’olio” sul territorio. Ma per ogni storia come questa, ce ne sono molte altre rimaste chiuse nei cassetti dei dipartimenti universitari o deviate verso il marketing di una catena di supermercati. La fotografia, scattata il 26 febbraio 2026 dalla Corte dei conti europea (ECA) nella sua Relazione speciale n. 09/2026, è nitida: tra il 2014 e il 2022 l’UE ha mobilitato “quasi 1 miliardo di euro” per favorire l’innovazione agricola con il PEI‑AGRI, ma “spesso ha mancato l’obiettivo: poche innovazioni utili, pratiche o adottate su larga scala”. I revisori hanno passato al setaccio 70 progetti in Spagna, Francia, Paesi Bassi e Polonia, trovando criteri di selezione poco orientati all’innovazione e uno scarso coinvolgimento degli agricoltori lungo l’intero ciclo di progetto.
Il PEI‑AGRI nasce nel 2012 con l’ambizione di portare in campo l’“innovazione interattiva”: gruppi operativi che uniscono agricoltori, ricercatori, consulenti e imprese per co‑creare soluzioni a problemi pratici. Sulla carta, un meccanismo perfetto per trasformare idee in adozione. Nella pratica, la Corte rileva che “la potenzialità innovativa raramente è stata decisiva nella selezione” e che “quasi un terzo dei progetti analizzati aveva poca o nessuna connessione con l’attività agricola primaria” — per esempio, iniziative focalizzate su trasformazione industriale o branding. Quando però gli agricoltori sono stati coinvolti “dall’inizio alla fine”, l’esito è migliorato sensibilmente. È qui che rientra l’esperienza della “semina a secco del riso” in Spagna, citata dai revisori come caso virtuoso di adozione su ampia scala.
Il quadro tracciato dalla testata italiana Il Sole 24 Ore coincide: “quasi 1 miliardo di euro spesi tra il 2014 e il 2022 per incentivare pratiche innovative tramite il PEI‑Agri; ma le iniziative hanno raramente prodotto innovazioni utili o adottate su larga scala; nell’analisi su 70 progetti in Spagna, Francia, Paesi Bassi e Polonia emergono scarso coinvolgimento degli agricoltori e criteri di selezione che raramente privilegiano il potenziale innovativo.” (Fonte originale indicata dal lettore).
L’indagine dell’ECA evidenzia tre strozzature che, sommate, impediscono ai fondi di “atterrare” nelle aziende agricole:
Sarebbe ingeneroso concludere che l’Europa non abbia investito su conoscenza e rete. Tra il 2014 e il 2021 sono nati oltre 2.200 gruppi operativi; entro maggio 2024 i progetti attivi o conclusi hanno toccato quota circa 3.500, con oltre 6.600 ulteriori iniziative pianificate nei Piani strategici PAC 2023‑2027. Lo dicono i dati della EU CAP Network e dell’OCSE. Ma numeri così importanti non si sono ancora tradotti — secondo i revisori — in una massa d’innovazioni adottate in azienda.
Se la quantità c’è, la qualità dell’impatto dipende dai dettagli della implementazione nazionale: come sono scritti i bandi, come si valuta la novità contestuale (una tecnica vecchia altrove può essere nuova ed efficace in una determinata area), come si accompagnano gli agricoltori dalla prova in campo all’adozione, e quanto le reti consulenziali (AKIS) aiutano a fare “ponte” tra laboratorio e stalla.
La relazione dell’ECA non si limita alle percentuali. Dentro i 70 progetti analizzati emergono episodi che raccontano bene l’“allontanamento” dalla pratica agricola:
Questi casi non sono aneddoti isolati: aiutano a capire come criteri di selezione che non “pesano” abbastanza l’impatto in azienda possano fare deragliare lo spirito stesso del PEI‑AGRI.
Sul versante nazionale, l’AGEA rivendica per il 2024 oltre 8 miliardi di euro di aiuti erogati all’agricoltura e un “cambio di passo” nei controlli grazie alle nuove tecnologie. È un segnale importante, perché la velocità dei pagamenti e la qualità dei controlli incidono anche sui progetti innovativi: tempi certi e regole chiare riducono il rischio che PMI agricole e giovani restino ai margini per oneri amministrativi e cash flow. Tuttavia, la Corte dei conti italiana, nella relazione 18 dicembre 2025, rileva ancora criticità nella capacità di spesa dei fondi rurali e nella selezione dei progetti della politica marittima e della pesca — sintomi di un problema più ampio di capacità amministrativa.
Non solo. Nel biennio 2022‑2023, le segnalazioni di irregolarità e frodi in Italia sui finanziamenti europei per agricoltura e sviluppo rurale sono state 1.433, per 137,6 milioni di euro, con 230 condanne e 34,6 milioni da restituire: un contesto che spinge verso maglie più strette nei controlli, ma spesso si traduce in burocrazia difensiva che penalizza gli agricoltori meno strutturati.
La NUOVA ANGOLAZIONE di questa inchiesta punta il faro dove si scrivono i destini dei progetti: nei bandi e nelle commissioni di valutazione.
La PAC 2023‑2027 ha rafforzato l’obiettivo “conoscenza e innovazione”, puntando sulle reti AKIS e sui servizi di consulenza. Eppure, la relazione dei revisori e gli osservatori internazionali segnalano che il trasferimento dei risultati continua a essere l’anello debole: formazione, accompagnamento all’adozione, peer‑to‑peer sono sotto‑utilizzati, e le sinergie con i progetti Horizon restano occasioni mancate. Nel periodo 2014‑2020 oltre 1,5 miliardi di euro sono stati allocati alla ricerca su agricoltura e foreste, ma nessuno dei 70 progetti EIP analizzati ha fatto leva su quelle risorse. È un indice di frammentazione degli strumenti.
In parallelo, l’UE CAP Network stima che nel nuovo ciclo si potrebbero attivare più di 6.600 gruppi operativi: un potenziale enorme, a patto di ripensare come si condividono i risultati (le piattaforme come EU‑FarmBook e le iniziative di cross‑visits 2026 sono passi nella giusta direzione) e come si mettono in cabina di regia i consulenti imparziali, con quote minime di partecipazione attiva, come richiesto da alcuni nuovi bandi Horizon dedicati al rafforzamento degli AKIS.
Il nuovo ciclo PAC 2023‑2027 spinge sull’innovazione più che in passato, con l’obiettivo chiave di “Promuovere conoscenza e innovazione” e migliaia di gruppi operativi in pipeline. La Commissione ha accolto le raccomandazioni ECA impegnandosi a “rafforzare i principi dell’innovazione interattiva” nelle guide per la progettazione, selezione e attuazione dei progetti: un segnale politico utile, ma che dovrà tradursi — nei Paesi membri — in bandi scritti in modo diverso e in commissioni formate per leggere la “novità utile” più della perfezione accademica.
Nel frattempo, l’UE CAP Network sta costruendo strumenti e occasioni per accelerare il trasferimento: dai gruppi tematici su zootecnia sostenibile e competitiva (riunioni tra 29 gennaio 2026 e 15 aprile 2026) alle cross‑visits di giugno 2026 dedicate a risorse genetiche vegetali, robotica e intelligenza artificiale, proteiche in clima che cambia. Format pensati per far parlare pari con pari, dove gli agricoltori non sono platea ma protagonisti.
La lezione che arriva dalla Relazione speciale 09/2026 è chiara: non basta stanziare risorse — anche ingenti — se poi le regole di ingaggio non privilegiano ciò che l’innovazione dovrebbe essere in agricoltura: utile, replicabile, condivisa. L’immagine dei revisori è impietosa ma utile: quasi 1 miliardo di euro e 70 progetti esaminati hanno mostrato come una parte rilevante delle iniziative sia rimasta lontana dai campi e vicina a uffici, laboratori, marketing.
Correggere la rotta significa riscrivere i criteri di selezione, misurare e premiare il coinvolgimento reale degli agricoltori, finanziare la disseminazione come parte strutturale e non accessoria, e sincronizzare le leve PAC e Horizon. Perché il giorno in cui la “semina a secco” del riso smetterà di essere un’eccezione e diventerà la norma dei progetti finanziati, potremo dire che l’innovazione non solo è stata pagata, ma è davvero arrivata agli agricoltori.
I più letti