All’ingresso del Padova Congress la mattina del 17 marzo 2026, il cartello “Sold Out” è il primo segnale che qualcosa sta cambiando davvero: il carbon farming non è più un tema di nicchia per addetti ai lavori, ma un crocevia dove si incontrano scienza del suolo, mercati del carbonio, politiche europee e scelte quotidiane di migliaia di aziende agricole. Per tre giorni, fino a giovedì 19 marzo, la terza edizione dell’European Carbon Farming Summit porta a Padova una comunità variegata – oltre 700 tra agricoltori, ricercatori, imprese, investitori e decisori pubblici – con un obiettivo concreto: capire come assorbire più CO2 con pratiche agricole misurabili, certificate e sostenibili, trasformando l’azione climatica in valore economico per chi lavora la terra.
Organizzato da SAE Innova e Climate‑KIC nell’ambito del consorzio Project CREDIBLE, co‑ospitato da EIT Food (come coordinatore di LILAS4SOILS) e da Confagricoltura Veneto, con il supporto di Veneto Agricoltura, il summit si affianca e dialoga con la nuova architettura europea su suoli e rimozioni di carbonio: il quadro di certificazione UE per le rimozioni e il carbon farming e la Legge europea sul monitoraggio del suolo. In una parola: credibilità.
Un’agenda che fa sul serio: dalla zolla di terra ai certificati di carbonio
Il programma, articolato in tre grandi filoni – “Quali pratiche per i suoli europei?”, “Quali standard e meccanismi di certificazione?”, “Come monitorare i flussi di carbonio?” – alterna sessioni plenarie, tavoli tecnici e momenti di networking. L’avvio è ad alto profilo: tra gli invitati alla plenaria di apertura figurano la direttrice di **Climate‑KIC, Kirsten Dunlop, la scienziata del suolo Saskia Keesstra, e – in veste di panelist – il direttore generale per l’Azione per il Clima della Commissione europea, Kurt Vandenberghe, la direttrice generale dell’Agricoltura e Sviluppo Rurale, Elisabeth Werner, il presidente di Confagricoltura e di COPA, Massimiliano Giansanti, e il vicepresidente globale per la sostenibilità di Royal Canin, Rémi Rocca. Al centro: il ruolo del carbon farming per conciliare mitigazione climatica, biodiversità e produttività agricola.
Perché questo summit conta adesso
- Il carbon farming – l’insieme di pratiche che aumentano l’assorbimento/stoccaggio di CO2 nel suolo e nella biomassa e riducono le emissioni agricole – è diventato una leva operativa della transizione, non più solo un’ipotesi da laboratorio. La Commissione europea ha definito un quadro di certificazione per le rimozioni di carbonio e il carbon farming, primo tassello per dare regole comuni a qualità, misurazione e verifica dei crediti.
- Con la Legge sul monitoraggio del suolo l’UE introduce per la prima volta una cornice armonizzata per conoscere lo stato dei suoli, passo chiave per obiettivi e interventi concreti.
- La sfida è duplice: garantire integrità ambientale e, insieme, redditività per le aziende agricole, così da trasformare la transizione in un’opportunità di filiera.
Cosa c’è in agenda: tre giorni per unire i puntini
- Giorno 1 – “Setting the scene”: dal quadro delle politiche e dei mercati, al tema caldo dei finanziamenti e delle opportunità emergenti.
- Giorno 2 – “Deep dives”: focus su obiettivi condivisi, coesistenza tra carbon farming e agricoltura biologica/rigenerativa, e una plenaria tattica su rischi, MRV, responsabilità e assicurazioni.
- Giorno 3 – “Looking ahead”: sguardo oltre i confini dell’agricoltura, verso foreste, zootecnia, bioeconomia e catene del valore che integrano la variabile “carbonio” nelle proprie strategie.
Carbon farming, ma in pratica: dal sovescio al telerilevamento
Le pratiche che sequestrano carbonio Dietro l’etichetta carbon farming c’è un ventaglio di interventi agronomici già noti agli agricoltori, ma oggi riletti con la lente della quantificazione e del monitoraggio:
- Cover crops (colture di copertura) e consociazioni: riducono erosione e perdite di nutrienti, aumentano la sostanza organica e il carbonio nel suolo.
- Minima lavorazione e semina su sodo: limitano l’ossidazione della materia organica e la liberazione di CO2.
- Rotazioni migliorate e inserimento di leguminose: apportano azoto naturale, favorendo la fertilità e la resilienza.
- Agroforestazione: integra alberi e colture/animali, stoccando carbonio nella biomassa legnosa e migliorando microclima e biodiversità.
- Gestione sostenibile dei prati e pascoli: evita il degrado del carbonio organico e riduce le emissioni di N2O con piani di fertilizzazione mirati.
- In alcuni contesti, pratiche emergenti come biochar o enhanced weathering sono allo studio per combinare sequestro e benefici agronomici, con l’attenzione a evidenze scientifiche e sostenibilità lungo il ciclo di vita.
H3. MRV, la spina dorsale della credibilità Se il carbon farming vuole contare davvero per il clima e per i mercati, servono sistemi di MRV – monitoraggio, rendicontazione e verifica – robusti e proporzionati. A Padova si discute di:
- Dati armonizzati e calibrazione dei modelli, per collegare misure in campo, telerilevamento e simulazioni pedoclimatiche.
- Tracciabilità e baselines solide: senza un punto di partenza credibile, nessun “effetto addizionale” può essere comprovato.
- Come integrare gli standard esistenti e i nuovi schemi sotto l’ombrello del quadro di certificazione UE, evitando doppio conteggio e sovrapposizioni tra mercati volontari, inventari nazionali e LULUCF.

Chi c’è: istituzioni, scienziati, filiere
Il parterre conferma il posizionamento del summit come snodo tra politiche, scienza e mercato:
- Dalla Commissione europea, esperti di DG CLIMA e DG AGRI interverranno sullo stato di attuazione del quadro europeo, con figure come Kurt Vandenberghe e Elisabeth Werner invitate ai panel di alto livello.
- Dal mondo agricolo, la presenza di Massimiliano Giansanti sottolinea l’attenzione delle rappresentanze di impresa, mentre il coinvolgimento di Confagricoltura Veneto e Veneto Agricoltura radica il confronto nel territorio.
- Dalle filiere, il contributo di realtà globali come Royal Canin testimonia l’interesse crescente dei buyer per approcci “insetting” e catene di fornitura a basso impatto.
- La comunità scientifica ed europea dell’innovazione è rappresentata da Climate‑KIC, dai partner del progetto CREDIBLE e da numerosi progetti LIFE e Horizon Europe dedicati a suolo, MRV e pratiche rigenerative.
Le regole del gioco: cosa prevede l’Europa tra certificazione, suolo e mercati
Certificazione UE per rimozioni e carbon farming Con il Regolamento (UE) 2024/3012 l’UE ha istituito un quadro volontario di certificazione per le rimozioni di carbonio e il carbon farming. L’obiettivo: definire criteri di qualità comuni, trasparenza e audit indipendenti per accrescere la fiducia in crediti e risultati, come complemento alle riduzioni delle emissioni. Passaggi chiave:
- Definizione delle categorie (rimozioni permanenti, stoccaggio in prodotti, carbon farming).
- Requisiti per schemi di certificazione, organismi di audit e controlli, con linee guida tecniche in aggiornamento e una tabella di marcia che prevede revisioni nel 2026.
- Interoperabilità con inventari nazionali e coerenza con la Politica agricola comune (PAC), per evitare doppio conteggio e premialità sovrapposte.
La nuova Legge sul monitoraggio del suolo La Direttiva europea sul monitoraggio del suolo, in vigore da dicembre 2025, istituisce il primo quadro comune per valutare e monitorare lo stato dei suoli, con l’obiettivo di suoli sani entro il 2050. Per il carbon farming significa:
- Metodi comparabili per stimare carbonio organico e altri indicatori di salute del suolo.
- Piani nazionali più solidi per contrastare minacce come erosione, compattazione, perdita di sostanza organica.
- Una base statistica per politiche e incentivi più mirati e misurabili.
Tra mercati volontari e filiere: dove va la domanda La domanda di crediti di carbonio da suolo è in crescita, ma resta disomogenea. A Padova si discute come:
- Far convergere standard e “regole del claim” per evitare greenwashing e chiarire quando parlare di neutralità, insetting, riduzione o rimozione.
- Sviluppare modelli di business che combinino ricavi da crediti con premi di filiera, contratti di fornitura e pagamenti PAC per i servizi ecosistemici.
- Gestire rischi (reversal, incertezza di stima, liability) con assicurazioni e garanzie, rafforzando l’integrità senza schiacciare i piccoli agricoltori sotto costi e burocrazia.
Ricadute per il Veneto e per l’Italia: dal campo alla policy
Un territorio laboratorio Il Veneto arriva all’appuntamento con una rete agricola dinamica e filiere fortemente orientate all’export. Il coinvolgimento di Confagricoltura Veneto e Veneto Agricoltura crea un ponte tra:
- le sperimentazioni su rotazioni e cover crops nelle aziende cerealicole e orticole di pianura,
- l’agroforestazione e la gestione dei prati‑pascoli in aree collinari e pedemontane,
- la domanda industriale di materie prime con impronta di carbonio certificabile.
Portare a casa linee guida chiare su MRV, accesso a schemi di certificazione riconosciuti in tutta Europa e modelli per condividere benefici lungo la filiera può accelerare l’adozione su larga scala, evitando progetti frammentati o difficilmente verificabili.
Italia, tra opportunità e nodi Per l’Italia il carbon farming è uno strumento per:
- migliorare la resilienza dei suoli (siccità, eventi estremi) e ridurre input ed emissioni non‑CO2,
- valorizzare le filiere tipiche con percorsi “farm to brand” trasparenti,
- intercettare risorse di Horizon Europe, LIFE e PAC dedicate a suolo e innovazione MRV.
Restano nodi da sciogliere: la semplificazione per le piccole imprese; il coordinamento tra crediti volontari, inventari nazionali e obiettivi LULUCF; la definizione di diritti di proprietà sul carbonio e sui dati aziendali; la gestione equilibrata di rischi e responsabilità nei contratti.
Come nasce la fiducia: standard, dati e trasparenza
Dal dato al certificato, senza scorciatoie La credibilità si costruisce con:
- Metriche comparabili e protocolli che riflettano le diversità pedoclimatiche europee, evitando approcci “taglia unica”.
- Campionamenti in campo ben disegnati, integrati con remote sensing e modelli validati; stime d’incertezza esplicite.
- Tracciabilità delle pratiche e audit indipendenti; registro pubblico dei progetti e dei risultati.
- Chiarezza nel linguaggio: distinguere riduzioni (meno emissioni rispetto a uno scenario) da rimozioni (CO2 tolta dall’atmosfera e stoccata); definire regole su addizionalità, permanenza, leakage.
Il ruolo della ricerca europea La comunità scientifica e le infrastrutture dell’UE mettono a disposizione banche dati e strumenti – dalla libreria di prove agronomiche del JRC alle piattaforme della Mission “A Soil Deal for Europe” – per sostenere scelte basate su evidenze. È una base essenziale per portare le migliori pratiche dai progetti pilota alla massa critica nelle aree rurali, senza perdere di vista produttività, biodiversità e qualità dell’acqua.
Sold out: cosa significa per il dibattito pubblico
Che l’evento sia esaurito prima di aprire i battenti non è solo un dettaglio organizzativo: indica che il mondo agricolo ed economico vuole certezze su:
- come accedere a schemi di certificazione affidabili e riconosciuti,
- quanto costeranno, in tempo e risorse, MRV e audit, e con quali ritorni,
- quale spazio avranno i pagamenti pubblici e le filiere private per remunerare la cura del suolo.
La partecipazione annuncia un cambio di fase: dal “se” al “come” fare carbon farming su scala.
Cosa aspettarsi a fine summit
Se il summit manterrà le premesse, i takeaway potrebbero essere questi:
- Una mappa più chiara degli standard europei e dei percorsi di certificazione per il suolo.
- Indicazioni condivise su MRV proporzionato: rigore sì, ma con costi sostenibili e strumenti digitali accessibili.
- Strade concrete per finanziare la transizione: combinare crediti ad alta integrità, contratti di filiera, assicurazioni e PAC.
- Un’agenda comune tra istituzioni, imprese e mondo agricolo su formazione, assistenza tecnica e dati aperti.
Informazioni pratiche
- Date: 17–19 marzo 2026.
- Sede: Padova Congress (Via N. Tommaseo 59, Padova).
- Stato registrazioni: Sold Out.
- Sessioni principali: pratiche per i suoli, standard e certificazioni, monitoraggio dei flussi di carbonio.
- Partecipazione attesa: oltre 700 tra agricoltori, ricercatori, imprese e decisori europei.
In fondo, il senso di questi tre giorni è semplice e ambizioso: mettere il suolo al centro della politica climatica e della competitività agricola europea. Con una bussola: misurabilità, trasparenza, qualità. E con un orizzonte che riguarda tutti: costruire, zolla dopo zolla, un’agricoltura più resiliente, redditizia e capace di toglierla davvero, la CO2, dall’atmosfera.