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Biogas e decreto bollette: sul PMG si riapre il rischio stop per molti impianti agricoli

Il “Decreto bollette” potrebbe avere un effetto collaterale rilevante su una parte dell’agricoltura che negli ultimi anni ha investito in modo strutturale nella transizione energetica: la produzione elettrica da biogas

Biogas e decreto bollette: sul PMG si riapre il rischio stop per molti impianti agricoli

L’allarme, rilanciato a livello nazionale da Alessandro Bettoni (Federazione nazionale Bioeconomia di Confagricoltura), riguarda in particolare la prospettiva di una riduzione progressiva fino all’eliminazione del Prezzo Minimo Garantito (PMG). In termini pratici, il PMG è il meccanismo che assicura una soglia di remunerazione per l’energia elettrica prodotta in cogenerazione da impianti che hanno concluso la tariffa onnicomprensiva e si confrontano quindi con il mercato. «Il PMG non è un privilegio – è la posizione espressa – ma uno strumento costruito per valorizzare il chilowatt in base ai costi reali di produzione».

Perché il PMG viene indicato come “stabilità” economica

Il punto centrale, per chi rappresenta il comparto, è la funzione di “ammortizzatore” del PMG: senza una soglia minima, molti impianti rischierebbero di non riuscire a coprire i costi e di fermarsi. Nell’analisi proposta, l’assenza del PMG avrebbe un impatto soprattutto sugli impianti già usciti dalla tariffa onnicomprensiva: «senza, molti avrebbero chiuso», viene osservato nel ragionamento attribuito al presidente.

La richiesta di correzioni: segnalazioni e “orizzonte 2027”

Dopo una prima bozza del decreto, Confagricoltura e Libera Associazione Agricoltori hanno segnalato criticità e chiesto lo stralcio delle norme contestate. La motivazione indicata è tecnica: il timore di un errore di fondo nei calcoli previsionali 2026–2027, basati sull’assunto che, una volta chiusi i bandi PNRR per il biometano, nel biennio non avverranno ulteriori riconversioni. Secondo la posizione riportata, si tratterebbe di un presupposto «sbagliato», con il rischio di produrre scelte legislative costruite su numeri non coerenti con l’evoluzione reale del settore.

Da qui l’idea di spostare il piano di valutazione su un orizzonte temporale più aderente: attendere il 31 dicembre 2027, momento in cui gli impianti biogas costruiti fino al 2012 risulterebbero definitivamente fuori dalla tariffa onnicomprensiva. Solo allora – è la tesi – sarebbe possibile impostare una normativa “a regime” più adeguata, perché basata su un quadro completo.

Biometano: effetti visibili in 2–3 anni, legati alle tempistiche PNRR

Nel ragionamento riportato, un passaggio chiave riguarda la riconversione al biometano: l’effettiva fotografia degli impianti che riusciranno a riconvertirsi non sarebbe immediata, ma si vedrà nei prossimi due o tre anni, anche in relazione alle tempistiche di entrata in esercizio e alla rimodulazione del PNRR. Il tema, quindi, viene inquadrato come transizione industriale che richiede tempi coerenti con autorizzazioni, investimenti e cantieri.

Interlocuzione istituzionale e nodo “impianti da proteggere”

Sul fronte istituzionale, viene richiamata la lettera del presidente nazionale di Confagricoltura Massimiliano Giansanti al ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, con la richiesta di un confronto e di modifiche sostanziali per evitare chiusure. Le indicazioni che circolano – nella ricostruzione riportata – parlerebbero di possibili correzioni, non di cancellazione totale delle norme.

In parallelo, emerge un ulteriore elemento: la necessità di tutele per gli impianti di minore dimensione che, finita la tariffa onnicomprensiva, non avrebbero alternative economiche al PMG, anche per via dei costi elevati di riconversione. E non solo: tra i casi citati come meritevoli di attenzione ci sono anche gli impianti con investimenti già avviati per aumentare l’efficienza, quelli che hanno partecipato a bandi PNRR su pratiche ecologiche, e le strutture lontane dalla rete, dove i costi di connessione possono diventare insostenibili.

La “seconda pressione”: RED II e nuovi adempimenti

Accanto al tema PMG, viene segnalata un’altra variabile che incide sul comparto: la nuova cornice della RED II, recepita a fine dicembre. Per i produttori sopra una certa soglia (indicata a 2 MW termici) scattano requisiti di tracciabilità di reflui e biomasse, strumenti di bilancio di massa e calcoli sulle emissioni, con percorsi di adeguamento descritti come complessi. Resta inoltre aperto il tema della copertura degli stoccaggi con recupero gas, su cui vengono segnalate difficoltà interpretative.

“Tempesta perfetta”: il rischio di bloccare vent’anni di investimenti

La conclusione che viene proposta è netta: l’intreccio tra taglio del PMG e nuovi adempimenti potrebbe produrre una «tempesta perfetta». Il rischio, secondo la posizione espressa, è di compromettere investimenti sviluppati in circa vent’anni e associati a risultati concreti per il settore: riduzione delle emissioni, gestione più corretta del refluo, logiche di economia circolare, e incremento di sostanza organica nei terreni.

Per Libera, il punto di attenzione rimane uno: in una fase di transizione energetica ancora in corso, la sostenibilità economica degli impianti e la coerenza normativa lungo il percorso 2026–2027 vengono indicati come condizioni necessarie per evitare uno stop che avrebbe ricadute sia industriali sia agricole.

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