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Mercosur, stop in Parlamento Ue: l’accordo passa alla Corte di giustizia. Cosa cambia per le imprese agricole

Il Parlamento europeo ha votato il rinvio del dossier UE–Mercosur alla Corte di giustizia dell’Unione europea (CGUE) per un parere giuridico: 334 sì, 324 no, 11 astenuti

Mercosur, stop in Parlamento Ue: l’accordo passa alla Corte di giustizia. Cosa cambia per le imprese agricole

Il Parlamento europeo ha votato il rinvio del dossier UE–Mercosur alla Corte di giustizia dell’Unione europea (CGUE) per un parere giuridico: 334 sì, 324 no, 11 astenuti. La ratifica slitta e, nel frattempo, resta il nodo dell’eventuale applicazione provvisoria.

Il voto di Strasburgo: maggioranza risicata, iter congelato

Mercoledì 21 gennaio 2026, a Strasburgo, l’Eurocamera ha approvato la richiesta di inviare il testo dell’accordo commerciale UE–Mercosur alla CGUE per verifiche di compatibilità con i Trattati e con le procedure previste dal diritto dell’Unione. Il via libera è arrivato con un margine minimo: 334 voti a favore, 324 contrari, 11 astenuti.

L’effetto politico è immediato: la ratifica parlamentare viene posticipata, perché prima servirà il pronunciamento della Corte. Sui tempi, le fonti indicano un orizzonte non breve: da diversi mesi fino a un periodo potenzialmente più lungo, anche in relazione alla complessità delle questioni giuridiche sollevate.

Perché si va in Corte: il punto non è solo “politico”

La mossa nasce formalmente da dubbi legali su come l’intesa possa essere gestita (e applicata) prima del completamento dei passaggi istituzionali. In sintesi, la questione ruota attorno a competenze, procedura e limiti: chi deve ratificare cosa, con quali tempi e se/come sia legittima una applicazione provvisoria in attesa della ratifica finale.

Non è un precedente inedito: in passato, ad esempio, è stato chiesto un parere alla Corte anche su accordi commerciali già molto dibattuti, come il CETA.

Applicazione provvisoria: possibile, ma non “automatica”

Il rinvio alla CGUE non equivale di per sé a una cancellazione dell’accordo, né impedisce in astratto che alcune parti possano entrare in vigore in modo provvisorio, a seconda delle scelte dell’Unione e dell’evoluzione dell’iter. Tuttavia, la decisione dell’Eurocamera introduce un elemento di incertezza operativa: per le imprese—agricole incluse—significa che regole, contingenti, controlli e tempi non sono più “linearmente prevedibili” sul calendario politico delle prossime settimane.

Le proteste degli agricoltori e la lettura dal territorio

La votazione è maturata in un clima già carico: a Strasburgo si sono viste mobilitazioni di agricoltori e una pressione pubblica crescente sul tema.

Per molte aziende agricole europee—e il ragionamento vale anche per un’area produttiva come Cremona, dove zootecnia, lattiero-caseario e cerealicoltura convivono con costi elevati e vincoli ambientali stringenti—il nodo non è ideologico, ma concreto: reciprocità degli standard, tracciabilità, uso di sostanze autorizzate, benessere animale, regole ambientali e controlli effettivi lungo la filiera. In altri termini: la concorrenza è sostenibile solo se le condizioni di mercato non “premiano” chi produce con requisiti più leggeri.

Al tempo stesso, una lettura completa impone di registrare anche l’altra faccia della medaglia: l’intesa viene considerata strategica da una parte dell’industria europea e da chi la interpreta come leva geopolitica e commerciale in una fase di tensioni internazionali. Proprio questa spaccatura spiega perché il voto sia arrivato con uno scarto minimo.

Cosa aspettarsi adesso: i tre passaggi da monitorare

  1. Il pronunciamento della CGUE: chiarirà i profili di legittimità e il perimetro procedurale dell’accordo.

  2. L’orientamento politico su una eventuale applicazione provvisoria: tema sensibile perché incide sui tempi “reali” di entrata in vigore di alcune misure.

  3. Il ritorno del dossier in Eurocamera per la ratifica: il voto finale slitta rispetto alla finestra ipotizzata per l’inizio del 2026, e dipenderà anche dall’esito del passaggio in Corte.

In sostanza: il Parlamento ha scelto la via della verifica giuridica e, nel farlo, ha rimesso il dossier su un binario più lungo. Per le imprese agricole, la conseguenza più immediata è una: più tempo per capire “come” e “a quali condizioni” l’accordo potrebbe tradursi in regole di mercato, prima che diventi definitivo.

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